Lusetti e Carra escono dal PD… e chissenefrega!

Carbognani
Lombatti

18/01/2010
h.11.50

In questi giorni i giornali e le televisioni di Berlusconi ci stanno propinando due nuovi eroi della politica nazionale: Renzo Lusetti e Enzo Carra, deputati sedicenti cattolici che sono usciti dal Partito Democratico per approdare all’UDC, che ci vengono proposti dalla propaganda del centrodestra come la dimostrazione che i cristiani non possono né stare né votare per il PD.
Si può anche avere spregio dell’intelligenza dei credenti, ma arrivare a pensare che i cattolici cambino la loro opinione sulla sinistra italiana che nelle sue varie forme, da quella più nobile comunista a quella più ovattata del Pds-Ds-Margherita-Pd, ha governato per decenni l’Italia, la stragrande maggioranza delle Regioni e dei Comuni e ha fatto la storia di questo Paese dalla Resistenza, alla Costituzione, alla ricostruzione, al compromesso storico, perché Lusetti e Carra si mettono addosso un’altra casacca mi pare troppo. Anche perché il 99% degli italiani non sa neppure chi siano Lusetti e Carra, e quell’1% che ha appreso della loro esistenza lo ha fatto dalle cronache dei giornali per le telefonate inerenti gli appalti di Romeo a Napoli o per il peggio del meridionalismo incarnato dal partito dell’Udeur, che quando va bene si distingue per clientelismo, quando ci dà dentro per tangenti.
A pensarci bene forse è ancora più grossa la presunzione di questi due personaggi che ci vogliono far credere di rappresentare il cattolicesimo democratico, il suo travaglio, il suo rigetto per la sinistra, di essere degli apripista di uno sbocco nuovo degli uomini di Fede. Spero per il loro equilibrio che non si siano davvero autoconvinti di esserlo, perché in quel caso saremmo di fronte ad un illusionismo non più tattico e strumentale bensì patologico.
Mi chiedo: questi personaggi non sapevano già dall’inizio, prima di farsi candidare nelle sue liste bloccate, che nel PD c’era una componente nettamente prevalente di sinistra con una storia lunga?… O forse al momento delle candidature di tempo da perdere in queste sottigliezze non ne avevano, anche perché allora i voti del PD andavano bene per farsi nominare in Parlamento?
Ma la cosa che rende ancora meno credibile questa sparuta fuoriuscita di cattolici dal PD è che essa avviene proprio nel momento in cui, grazie alla vittoria di Bersani, il PD sta diventando un partito vero, affidabile, vorrei dire fin troppo moderato, che ha ripreso giustamente il rapporto con la sinistra radicale senza però cedere alla facile tentazione della piazza, della demagogia veltroniana e delle sparate disperate da grillo parlante, per non dire da Pierino, di chi non ha nulla da perdere e non sa cosa dire, di Franceschini che hanno portato il centrosinistra storico, che avrebbe dovuto essere autosufficiente nella vittoria, al punto più basso mai toccato, un misero 26% .
E paradossalmente oggi, soprattutto tra le fila di chi nel PD è stato messo in minoranza dalla base del partito o pensa di non essere più ricandidato, si prende a pretesto l’elezione di Bersani e la si demonizza cercando di accreditarla come un passo indietro rispetto al nuovismo di Veltroni-Franceschini che nella realtà dei fatti si è rivelato un bluff vuoto, senza una linea politica, schizzofrenico, pieno di contraddizioni. Gli esempi sarebbero innumerevoli, ma ne cito uno solo: si pensi al cambiamento di rotta che nel giro di un anno ha portato Veltroni e Franceschini dal non nominare mai in campagna elettorale il nome di Berlusconi (che veniva penosamente evocato come “il leader dello schieramento noi avverso”) per dare l’immagine che il vecchio anti-berlusconismo di sinistra era finito e che si apriva una nuova epoca politica, alle ultime elezioni europee la cui strategia era tutta incentrata sulla vita privata e sulle relazioni sessuali di Berlusconi, alla partecipazione dei due insciarpati di viola al “No Berlusconi Day” e prima ancora alla vergognosa frase di Franceschini “Voi fareste educare vostro figlio da uno come Berlusconi?”, una personalizzazione meschina della politica a cui non era mai arrivato neppure il più invasato degli incappucciati.
E mi stupisce anche che Casini possa pensare di costruire un nuovo partito di centro raccattando su tutte queste anime in pena in cerca di poltrone, sebbene anch’egli consapevole che di voti ne portino pochi, al pari di Alleanza per l’Italia di Rutelli di cui più nessuno parla e che i sondaggi danno allo 0,5%… meno ancora di quello che prese l’Italia di Mezzo di Follini, un altro saltatore della quaglia e scippatore di voti altrui il cui progetto si pensava però fosse ineguagliabile in termini di fallimento e di nullità.
Vai avanti Bersani, non so se vincerai le regionali ma perlomeno, tra mille difficoltà che sono sotto gli occhi di tutti, stai provando a mettere in piedi un partito serio.
Con i tempi che corrono rischi di essere l’unico a farlo. 

                                                                                    Andrea Marsiletti



MA Space, lo Spazio del direttore Marsiletti Andrea