Monika Ertl, l’angelo che vendicò Che Guevara

Oggi, 9 ottobre, è l’anniversario della morte di Ernesto Che Guevara.

Tutti sappiamo che nel 1967 il rivoluzionario cubano venne ferito e catturato a La Higuera in Bolivia da un reparto antiguerriglia dell’esercito di La Paz.

Tutti sappiamo che fu il colonnello boliviano Roberto Quintanilla Pereira a profanare il cadavere del “Che”, amputandogli le mani, dopo averlo fatto fucilare.

Non tutti sanno, però, che con quel gesto infame Quintanilla firmò la sua condanna a morte: da quel giorno, infatti, una ragazza si votò a una missione ad altissimo rischio e giurò di vendicare il “Che” uccidendo l’uomo più odiato dalla sinistra mondiale.

E’ la storia di Monika Ertl, bavarese che, ancora bambina, finita la Seconda Guerra Mondiale, scappa dalla Germania per seguire il padre, cine-operatore di Hitler, lungo la “via dei ratti” che molti criminali nazisti battono per trovare riparo in Sudamerica dalla giustizia internazionale.

Monika cresce in Bolivia in una cerchia ristretta e razzista di vecchi lupi nazisti, dominata dal padre e da un sinistro personaggio, lo “Zio Klaus”, che le è presentato come un “imprenditore tedesco di origine ebraica”. Il suo nome è Klaus Barbie, ed è un ex alto dirigente della Gestapo, conosciuto come “il boia di Lione”.

La immagini del corpo senza vita di Che Guevara, sconfitto e alla mercé dei suoi nemici, fanno il giro del mondo trasformando il rivoluzionario cubano in un simbolo di sacrificio eroico, in un’icona inspiratrice delle masse di giovani comunisti.

Tra questi c’è Monika che da quel momento decide di dedicare la sua vita alla Rivoluzione.

Aderisce alla militanza della sinistra sudamericana e impugna le armi con la guerriglia di Ñancahuazú per combattere la disuguaglianza sociale, fino a diventare una figura chiave dell’ELN.

È in questo periodo che conosce Inti Peredo, leader comunista ed erede di Che Guevara, e se ne innamora perdutamente. Cancella il suo nome tedesco, cancella la sua discendenza, assumendo l’identità di Imilla la Rivoluzionaria.

Nel 1971 Monika vola ad Amburgo sotto falso nome, fingendosi una turista australiana, per regolare i conti con Quintanilla, che nel frattempo è stato promosso a console boliviano in Germania.

Erano le dieci meno venti della mattina quando una bella ed elegante donna dai profondi occhi color del cielo entra nell’ufficio del console e aspetta pazientemente di essere ricevuta per ottenere il visto.

Lui viene colpito da tanta bellezza.

Lei lo guarda fisso negli occhi e, senza dire nulla, spara al “macellaio”, uccidendolo con tre colpi di pistola.

Nella sua fuga lascia dietro di sé una parrucca, la sua borsetta, la sua Colt Cobra 38 Special e un pezzo di carta dove si legge: “Vittoria o morte. ELN”.

La pistola risulterà acquistata tre anni prima, a Milano, dal compagno Giangiacomo Feltrinelli. Il mandato di arresto raggiunse la casa dell’editore italiano ma di lui non c’è traccia. Sarà rivisto solo un anno dopo quando il suo corpo senza vita viene trovato sotto un traliccio.

Sulla testa di Monika è messa una taglia di ventimila dollari.

Questa volta è lei a essere la preda.

La caccia termina nel 1973 quando Monika cade in un’imboscata che le tende il suo traditore “zio” Klaus Barbie, che lei aveva progettato di rapire insieme a Régis Debray, l’amico francese del Che.

Muore a 36 anni.

I resti di Monika riposano simbolicamente in un cimitero di La Paz, non furono mai stati consegnati a suo padre per non mostrare l’orrore delle torture che le erano state inflitte.

Questa è la storia di Monika Ertl, eroina della rivoluzione al femminile, l’angelo vendicatore del Che.

Andrea Marsiletti