Se ci sarà, sarà una vittoria di Bonaccini (di Andrea Marsiletti)

C’è freddo in questo gennaio, ancora di più nel fossato della trincea.

Il confine finora mai espugnato dell’Emilia-Romagna si difende così, con il filo spinato e le mitragliatrici che escono dai sacchi di sabbia.

Oggi tocca a Bonaccini guidare le truppe nella battaglia più difficile.

Il nemico sta avanzando, città per città, paese per paese, sembra inarrestabile, il popolo nelle piazze lo acclama come un Liberatore.

Ma Bonaccini è un generale esperto, che ha dato buona prova di sé in combattimento. Ma essere capace non basta più. Non conta più niente se lo straniero ruba, spaccia, si prende le case popolari che volevi tu, se la bandiera per la quali ti batti è logora e dileggiata.

Bonaccini ha messo insieme tutto quello che poteva. Può contare su sei battaglioni, ancora bene organizzati sebbene un po’ stanchi e impauriti dalle urla che sentono provenire da lontano: “Liberiamoci dal Pd!”, “Liberiamo l’Emilia Romagna!”, “Basta Pd!”. Slogan semplici ma che gridati a tutta voce fanno tremare le ginocchia a chi sa di rischiare la vita in questa battaglia.

Manca poco allo scontro. I soldati di Bonaccini sono mesi che si preparano al corpo a corpo quando i nemici riusciranno a superare il fuoco dell’artiglieria. Alcuni sono dotati di baionette, altri di tirapugni o vere e proprie mazze ferrate, del tutto simili a quelle medievali. Forse sarà anche una lotta a mani nude.

Purtroppo per lui, Bonaccini ha nemici anche dietro la linea. Porta sulla spalle il fardello immane di un Governo nel quale il 70% degli italiani non ha più fiducia (leggi) e che vuole vedere cadere subito dopo che sarà sfondata la trincea.

Il Governo non si accontenta di essere un peso, e gli spara pure alle spalle: mette le tasse sulle tante aziende di plastica dell’Emilia Romagna, propone un’etichettatura a batteria contro cui si è schierato il Consorzio del Parmigiano Reggiano (leggi), introduce normative che danneggiano il sistema cooperativo della Regione (leggi). Per demoralizzare le truppe e dare ancora meno significato al loro sacrificio, dichiarano che scioglieranno il Pd subito dopo le elezioni regionali (leggi), indebolendo chi in queste settimane sul simbolo dei Dem ci sta mettendo la faccia e lo sta proponendo gli elettori. Della vita dei militanti, che stanno combattendo anche per la loro sopravvivenza, non gli importa nulla, sono carne da macello.

Bonaccini è solo, e sarà solo anche nella vittoria, se ci sarà. Lui ha fatto quanto doveva, non ha nulla da rimproverarsi. Se non c’è stata diserzione è merito suo che ha saputo infondere fiducia e tenere alto il morale delle truppe, nonostante tutte quelle piazze piene, i gattini, i tortellini, l’abnegazione straordinaria del nemico che sta battendo palmo a palmo la Regione a caccia di voti mentre i suoi alleati si ritirano in convento a meditare.

Ma se riuscirà a vincere Bonaccini dovrà completare l’opera: andare a prendere, uno per uno, tutti gli impresentabili, i sabotatori e i traditori e compiere lui quell’azione di liberazione che non è riuscita a Salvini.

E che liberazione sia!

Andrea Marsiletti