Sul treno… sigillando le tende

confartigianatomaggio
Contabile_giugno24

29/07/2010
h.12.00

La rubrica di ParmaDaily “C’eros una volta Lulù…”.
Ilracconto erotico scritto da Sbriciolina… laureata presso l’università di Parma.

Era il 07/07/2008, Ludovica e Adamo partivano da una provinciale stazioncina ferroviaria del nord Italia.
Attendevano un treno qualunque, sotto il ticchettio costante di un inanimato enorme orologio circolare. Durante l’attesa, gli occhi le brillavano per la freddissima aria e l’invisibile ventaccio che trasportava i pollini a cui era tanto allergica.
Il mezzo arrivava in anticipo. Accomodatisi, erano inermi alla volitività di una vettura di un serpentello brevissimo che si guidava da sé seppur senza un cuore di carbone.
Con o senza bagaglio poco importava, dato che aveva il contante celato nel voluminoso reggiseno.
Si sa, grazie alla grana, si può fare molto nel materialismo odierno.
I solitari sarebbero stati da nessuna o da tutte le parti giuste, al momento giusto, forse.
Il vagone era semi vuoto, loro due erano in una cabina tra il numero 80 e quello 98.
Dato che la nazione non riusciva ad essere abbastanza vasta per perdersi, come quella vettura li avrebbe aiutati?
La viaggiatrice qualunque si annoiava riflessa in un vetro delle ferrovie dello Stato, fino all’incontro degli occhi gitani.
L’ascoltatore compagno guardava a occhi sgranati quella “se stessa v.m.14 ” che non riconosceva, alternando la tenerezza e lo stupore per qualcosa che poteva essere splendido e non era durato per sempre, si commuoveva di fronte alle immagini con cui raccontava il lento sgretolarsi del loro letto.
Quindi serrata la porta vetro e ben sigillate le tende, Adamo si riaccomodava sulla poltrona, mentre Ludovica, a lui frontale, si inginocchiava tra le sue cosce divaricate.
Quasi a recuperare i momenti perduti.
La mano esploratrice era già nei boxer, per afferrarlo ed obliterarlo in bocca.
Lulù non si tirava certo indietro quando si trattava di guardarlo negli occhi con una certa “profondità”… il fallo tamponava l’ugola, tanto da procurarle una lacrima che le scendeva dagli occhi, poi sul collo, fino a bagnarle la camicia…
Un peccato di gola?
La morbidosa era così diversa da molte ragazze più giovani conosciute fino allora. Un temperamento che si intuiva di un certo spessore così come il suo modo di esprimersi; durante il viaggio notturno, mille fiammelle come stelle, punteggiatura di libere chiacchiere e confidenze.
Il suo bianco visino raccoglieva la luce della luna, piccola, lontana e liberamente morfinica…
La ferita lontana fissava in cielo la luna, palpitava ancora mentre tutto riposava nelle campagne ferrate. 

                                                                                                    Sbriciolina

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