Un pool di istituzioni per “salvare” la Torre delle Acque di Colorno

Lombatti
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L’Università di Parma, il Comune di Colorno e l’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po appoggiano la richiesta di acquisizione del Complesso della Torre delle Acque di Colorno avanzata a Italia Nostra nazionale dalla sezione locale Colorno e Bassa est.

La sezione locale ha infatti individuato una strada per dare nuova vita al complesso, composto da un mulino seicentesco (Mulino della Corona) e dalla settecentesca Torre delle Acque, che serviva ad alimentare le fontane della Reggia di Colorno. Questa strada di “salvataggio” è proprio l’acquisizione da parte di Italia Nostra nazionale: un’acquisizione senza costi (l’attuale proprietà, privata, è infatti disposta a una cessione a titolo gratuito) che permetterebbe l’accesso a finanziamenti pubblici ad oggi non raggiungibili per avviare concreti progetti di recupero.

Ne hanno parlato oggi in una conferenza stampa nella sede dell’Ateneo il Prorettore Vicario Paolo Martelli, il Sindaco di Colorno Christian Stocchi, il Segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po Meuccio Berselli, il Presidente della Sezione di Italia Nostra Colorno e Bassa est Claudio Ferrari e Carlo Mambriani, docente di Storia dell’Architettura, intervenuto in rappresentanza dei docenti dell’Università di Parma coinvolti nel progetto.

Il passaggio dalla proprietà privata al pubblico, o a un ente senza finalità di lucro come Italia Nostra, consentirebbe di partecipare a bandi pubblici mirati, per arrivare a finanziamenti fondamentali per poter anche solo pensare un recupero del complesso, tutelato da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza e oggi in uno stato di avanzato degrado.

L’Università di Parma, il Comune di Colorno e l’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po appoggiano dunque la richiesta di acquisizione avanzata dalla sezione locale di Italia Nostra, e mettono a disposizione idee e know how per il recupero del complesso, sul quale il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Ateneo ha tra l’altro già realizzato diverse tesi di laurea con il coinvolgimento dei docenti Carlo Mambriani, Paolo Mignosa e Federica Ottoni.

Il complesso della Torre delle Acque si trova alla confluenza dei torrenti Galasso e Lorno nel torrente Parma, un luogo di importanza strategica nel passato e dove fino al Cinquecento sorgeva un castello, primo nucleo del centro abitato. Anche dal punto di vista paesaggistico la zona è di particolare interesse. Un recupero della Torre delle Acque sarebbe suggestivo anche in questa chiave.

Il complesso fino a tempi relativamente recenti (1980) ha mantenuto un’attività artigianale-industriale; oltre alla produzione di farine vi erano una fabbrica di bombole per l’ossigeno e altri gas e un’abitazione privata.

Quest’uso derivava dall’antica destinazione, quando si sfruttava la forza delle acque del canale Galasso per il funzionamento del mulino, per il sollevamento delle acque per alimentare le fontane del Parco ducale e per la generazione di energia elettrica, interrotta dalla nazionalizzazione degli impianti di generazione da parte di ENEL negli anni Cinquanta. A questo proposito è importante ricordare che questo impianto alimentò la prima rete pubblica di illuminazione a Colorno fin dagli anni Venti del Novecento.

Lo spostamento delle attività artigianali nei nuovi quartieri industriali, la sostituzione del “salto d’acqua” con generatori diesel e il successivo aumento delle onde di piena del torrente Parma hanno portato all’allagamento dell’area in alcune occasioni e ne hanno causato il progressivo abbandono.

Per il progetto di restauro e di recupero, per il quale Università e Autorità di bacino hanno espresso la disponibilità a collaborare con Italia Nostra, si è pensato ad esempio alla realizzazione di un piccolo impianto mini-idroelettrico, rispettoso della storia del complesso, per la produzione di energia rinnovabile, da intendere anche come modello per interventi simili nel territorio. Gli spazi recuperati potrebbero essere anche sede di un Museo delle Acque, sulla base di una tesi sviluppata dall’Università.

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