Via ai quattro invasi di Medesano

Lombatti

23/09/2009
h.15.20

Sì ai quattro invasi di Medesano. L’approvazione è arrivata dalla Conferenza dei servizi, che ha compiuto la Valutazione di impatto ambientale dando il via libera alla realizzazione dei quattro “bacini ad uso plurimo” con relativa rete idraulica di alimentazione e di scarico.
L’opera è misura attuativa del “Piano regionale degli interventi urgenti per fronteggiare la crisi idrica”, ed era già stata inserita nel Piano provinciale di tutela delle acque e nella pianificazione provinciale della attività estrattive (Piae).
L’intervento, proposto in Regione dalla Provincia di Parma e dal Consorzio della Bonifica parmense, costerà 14 milioni e 111mila euro. L’acquisto del terreno, gli oneri di scavo e di impermeabilizzazione sono a carico del cavatore, mentre dalla Regione arriverà un finanziamento di 1 milione e 600mila euro. L’obiettivo principale è quello di integrare le insufficienti portate del fiume Taro nei mesi estivi, per l’alimentazione del sistema irriguo in un comprensorio a forte vocazione foraggera inserito nella filiera del Parmigiano-Reggiano.
“Si tratta di un primo passo molto concreto volto ad affrontare il problema del deficit idrico, che nella nostra provincia è consistente e che ha riflessi non difficili da immaginare: basti pensare non solo agli usi civili ma anche, ad esempio, all’industria agroalimentare.
Per dare una risposta la Provincia ha elaborato il Piano di tutela delle acque, che individua il deficit ma anche le misure per risolverlo”, ha detto nella presentazione di oggi in Provincia il presidente Vincenzo Bernazzoli, che ha parlato di “posizionamento strategico” dei nuovi invasi e di risultato ottenuto “grazie a una forte concertazione: credo che questo anche per i cittadini sia un segnale importante”.
“Intervento di grandissimo rilievo” anche per l’assessore all’Ambiente Giancarlo Castellani: “I bacini previsti nel Piano provinciale di tutela delle acque sono in tutto 17, ma questo dei 17 è il più importante: da solo non risolve il deficit idrico ma consente di recuperare circa 3 milioni di metri cubi di acqua che altrimenti andrebbero persi. Costituirà una riserva per l’uso irriguo, garantirà un minimo deflusso vitale al fiume e una migliore ricarica delle falde”.
“Che quest’opera fosse necessaria è certo, però proprio per la complessità e le caratteristiche dell’intervento il percorso è stato tutt’altro che agevole: ci sono voluti tempo, approfondimenti, buon senso, ragionevolezza. Il nostro approccio è stato dettato da una visione di territorio più ampia rispetto ai confini del comune strettamente intesi: crediamo che sia l’approccio giusto da parte di un ente locale, nell’ottica proprio dell’interesse pubblico.
Ora ci auguriamo che l’intervento raggiunga gli obiettivi che ci eravamo prefissi, e speriamo che con le opere compensative e le risorse che arriveranno anche il nostro territorio ne abbia un beneficio complessivo”, ha osservato il sindaco di Medesano Roberto Bianchi.
Per il presidente del Consorzio di Bonifica Paolo Conforti “questa iniziativa costituisce un’inversione di tendenza rispetto a quanto si è fatto fin qui: si raccoglierà l’acqua che scende dalle montagne per usarla nei mesi estivi. Per tutto ciò che rappresenta è una vera e propria pietra miliare, ottenuta tra l’altro con un lavoro che per la prima volta ha visto insieme tutti gli enti locali e i soggetti privati”.
Gli invasi di Medesano (volume netto quasi 2 milioni e 900mila metri cubi) costituiscono il primo intervento di una certa entità approvato in Emilia Romagna nell’ambito del Piano di tutela delle acque. La loro realizzazione permetterà di soddisfare le diverse esigenze irrigue e naturalistiche del Fiume Taro da Fornovo a valle. Una volta costruiti, si perfezionerà anche la possibilità di produrre energia idroelettrica.
Ora, dopo l’approvazione da parte della Conferenza dei servizi, il progetto torna al vaglio della Regione: nei prossimi giorni la giunta regionale dovrebbe emettere la delibera di approvazione dell’intervento, demandando ai singoli enti coinvolti (Regione, Provincia, Comune di Medesano e Consorzio della Bonifica Parmense) la firma di uno specifico accordo che andrà a regolare e disciplinare i rapporti e gli impegni presi, accordo peraltro già steso in bozza e condiviso in sede di conferenza di servizi. Da parte sua, la Provincia di Parma si è in particolare impegnata a destinare a favore del Comune di Medesano la quota di propria spettanza (20%) degli oneri estrattivi previsti dalla legge, corrispondenti a 0,114 euro per ogni metro cubo di ghiaia estratto, per contribuire alla realizzazione delle opere compensative previste e definite.
Una volta terminati i lavori, gli invasi saranno gestiti dal Consorzio della Bonifica Parmense: l’opera infatti sarà di carattere pubblico e demaniale. La realizzazione degli interventi avverrà invece attraverso un consorzio di ditte di escavazione.
La durata dei lavori è prevista in 6 anni complessivi distribuiti sui vari bacini, con la possibilità di proroga di solo 1 anno.

I DETTAGLI DELL’OPERA – L’intervento sarà costituito da quattro invasi, per un volume netto di quasi 2 milioni e 900mila metri cubi. Il costo complessivo è di 14.111.127,76 euro. L’acquisto dei terreni, gli oneri di scavo e di impermeabilizzazione saranno a carico delle imprese esecutrici, che dovranno occuparsi anche del ripristino e della riqualificazione ambientale dei luoghi.
Per i collegamenti idraulici alla rete di canali esistenti e per parte dei manufatti non coperti interamente dall’attività estrattiva (a compensazione) la Regione ha riconosciuto un finanziamento con fondi ministeriali di circa 1.600.000 euro.
Gli invasi andranno ad alimentare la rete idraulica del comparto “sinistra Taro” del Consorzio della Bonifica Parmense; il loro riempimento avverrà nei mesi invernali-primaverili quando il regime del fiume potrà consentirlo (“regime di morbida”) attraverso i canali di monte (canale del Duca, canale della Salute), mentre lo svaso avverrà per gravità nei mesi estivi quando il fiume non sarà in grado di soddisfare le utenze e il mantenimento del deflusso minimo vitale.
Gli invasi non saranno comunque mai svuotati: è previsto infatti che venga mantenuto un volume minimo di invaso al fine di non arrecare problemi igienico-sanitari per l’acqua stagnante.