Case prima agli italiani, la sfida del sindaco leghista Fiazza

“L’Emilia Romagna è quella Regione in cui deve essere un piccolo comune amministrato dalla Lega a dimostrare che, applicando norme di buon senso, si riescono a dare le case popolari ‘prima agli italiani’ in difficoltà”, lo dice Tommaso Fiazza, il 24enne sindaco di Fontevivo, comune di 5.600 abitanti in provincia di Parma che, per primo in regione, ha inserito nei bandi la richiesta di presentazione di documenti che dimostrino di non possedere case all’estero.

Il Comune di Fontevivo, guidato dal sindaco più giovane d’Italia, ha infatti pubblicato un bando a sostegno alle famiglie in emergenza abitativa per l’assegnazione in locazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica in cui la presentazione di documenti certificanti l’assenza di diritti di proprietà su immobili ad uso abitativo in uno Stato estero garantiva tre punti in più in graduatoria. Il risultato è che in cima alla graduatoria ci sono “finalmente” dei fontevivesi.

“Il concetto è semplice– spiega il vicesindaco con delega al Welfare Matteo Agoletti –: non c’è nessun motivo per cui qualcuno debba ricevere una casa popolare se ha un’altra casa altrove. E non c’è nessun motivo per cui gli italiani in difficoltà debbano sempre essere sorpassati nelle graduatorie dagli stranieri. E’ una questione di giustizia. In passato bastava l’autocertificazione ma visto che le risorse sono limitate e abbiamo appurato che in quel modo alcuni ‘furbetti’ scavalcavano persone in situazioni di maggior bisogno, abbiamo preteso un documento ufficiale”.
“Siamo stati il primo comune in regione ad utilizzare questo metodo – aggiunge Fiazza – e abbiamo raggiunto l’obbiettivo cioè di aiutare prima gli italiani.

E’ un concetto di semplice buonsenso ed è anche una questione di scelte e di priorità: per noi vengono prima i Fontevivesi. Ci siamo dovuti limitare a dare 3 punti in più a chi presentava la certificazione perché la Legge regionale ci impediva di rendere il documento indispensabile per accedere al bando, ma in altre regioni si può. La Legge regionale va cambiata”.

“Qui a Fontevivo e dove governa la Lega – conclude il primo cittadino – funziona in modo diverso dall’Emilia Romagna: abbiamo visto che in Regione il 48% dei fondi per i tironcini formativi vanno a immigrati (LEGGI). La stessa cosa succedeva a Fontevivo quando governava il PD, ma io devo prima di tutto pensare ai miei concittadini in difficoltà che non possono ogni vedere altri passargli davanti. Se no cosa ci sto a fare?”