Tares, “le vittime rimangono imprese e cittadini”

30/07/2013
h.18.10

La TARES, la nuova tassa sui rifiuti urbani che tutti rimandano ma nessuno decide di eliminare, è l’ennesima presa in giro per gli italiani e per le imprese. Questa nuova tassa o tariffa che dir si voglia, colpirà i cittadini e gli imprenditori italiani facendo pagare ciò che stanno già pagando e hanno sempre pagato.
Il Governo applicherà, anzi obbligherà i Comuni ad applicare una sovrattassa da 0,30 – 0,40 euro a metro quadrato sulle superfici dove già veniva applicata la vecchia Tassa Rifiuti Solidi Urbani (TARSU) e per chi l’aveva applicata anche la Tariffa Integrata Ambientale (TIA).
La prima è la vecchia tassa rifiuti ed è, o dovrebbe essere, meno onerosa della seconda, denominata tariffa (TIA) con la quale i Comuni avevano già ampiamente colpito i cittadini e le imprese applicando aumenti molto alti, giustificati dal recupero completo dei costi del servizio. Quindi chi ha ancora la TARSU subirà un’ulteriore aumento con l’applicazione della TARES, mentre chi è già soggetto a TIA (tariffa) subirà un bel rincaro ingiustificato. Per le imprese il colpo sarà doppio: la TARES, come la TIA o la TARSU, si applica in molti Comuni, anche sulle aree non produttive.
Inoltre chi si è inventato la TARES, ha deciso che era necessario applicare gli aumenti per far pagare agli italiani i cosiddetti servizi comunali cioè pulizia delle strade, illuminazione, il verde pubblico e servizi generali di nettezza, come se in passato questi fossero gratuiti, mentre in realtà si pagavano eccome.
Tanto è che le vecchie municipalizzate, pagate con i soldi degli italiani, oggi sono diventate Multiutility private, vendute in buona parte dai Comuni e stanno facendo utili record che nessuna azienda italiana si sogna di avere. Per non parlare della trasparenza delle tariffe che sono da sempre uno dei misteri di questo Paese. Per quale motivo dunque tartassare ancora i cittadini e le imprese italiane? Ma è ovvio! Ancora per “fare cassa” e per salvaguardare gli utili d’oro di queste imprese “private”, che hanno come soci – anche se di minoranza – molti Comuni Italiani. Imprese che lavorando in questo modo sono esenti da concorrenza e applicano le tariffe che vogliono senza nessun controllo.
Alla luce di questi fatti, la TARES, oltre a essere una finta nuova spesa che in realtà è già largamente pagata, diventa una vera e propria questione di etica e di giustizia sociale: forse le Multiutility potevano, visto che sono state create con le tasse degli italiani, guadagnare un po’ meno ed evitare l’ulteriore incremento ai cittadini e alle imprese che continuano imperterriti a subire i costi di apparati inefficienti, non trasparenti senza poter scegliere un segno di libera concorrenza.

Confesercenti Parma
Ufficio Stampa