Approvvigionamento Parma Infrastrutture

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30/03/2011
h.18.30

Un’inserzione a pagamento su un quotidiano consente di apprendere che Parma Infrastrutture S.p.A. ha indetto una “gara di approvvigionamento di denaro” ai sensi dell’art. 19, I comma, D.Lgs. 12.04.2006 n. 163.
Documenti alla mano, apprendo che:
– la gara è indetta per “importo complessivo massimo presunto Euro 30.000.000 plafond massimo richiedibile con ammortamento in anni 20, con possibilità di aumento del 20% alle medesime condizioni su richiesta della Società”;
– per la durata dell’ammortamento sono richieste tre offerte con ipotesi a 15, 18 e 20 anni;
– l’ammortamento decorrerà dall’1.01.2013, con rate al 30.06 e al 31.12 di ogni anno.
La clausola più interessante e significativa è, peraltro, quella relativa al “fido bancario di preammortamento”.
In base a questa clausola, infatti, la Banca dovrà erogare, in via di anticipazione, a Parma Infrastrutture S.p.A., a semplice richiesta di quest’ultima, fino ad un massimo di Euro 20 milioni.
L’entità effettiva dell’anticipazione al 31.12.2012 costituirà l’importo del mutuo, che avrà, per l’appunto, decorrenza dall’1.01.2013.
In buona sostanza, questa operazione, che dovrà essere garantita – si noti – da fideiussione del Comune di Parma, consente a Parma Infrastrutture S.p.A. di avere un prestito immediato e di cominciare a pagarne gli oneri solo tra quasi due anni.
Il senso dell’operazione è chiaro: assoluta urgenza di liquidità, impossibilità, quanto meno nell’immediato, di sostenere gli oneri degli interessi bancari; spostamento in avanti (molto in avanti) degli obblighi nei confronti della banca mutuante. Un’operazione “ardita” che necessita (se basterà!) della fideiussione del Comune di Parma per essere (almeno) presentabile. Il che pone una prima domanda: come può una Società partecipata garantire, prima della decisione del Consiglio Comunale, che il Comune di Parma concederà fideiussione? Chi ha permesso la spendita del “nome” del Comune in assenza dell’autorizzazione dell’Organo competente?
La questione è tutto tranne che formale, costituendo l’ennesima riprova di una disinvoltura operativa del tutto inaccettabile e, financo, illegale.
Or bene, come non constatare che, pur essendo riconosciuto da tutti che il sistema delle Società partecipate è complessivamente in sofferenza, appena fuori dal perimetro del Gruppo STT e dell’impostazione del suo Presidente, la corsa all’indebitamento continua senza freni?
Come non chiedersi, d’altra parte: i 20 milioni di azioni IREN regalati a Parma Infrastrutture S.p.A. e il credito, che ne dovrebbe derivare, sono già “svaniti nel nulla”?
Quale sarebbe, peraltro, la finalizzazione di questa ulteriore somma di Euro 30.000,00?
Quali sono le reali necessità di cassa?
Si mettono le mani avanti per avere una liquidità a copertura di futuri, ma prevedibili e previsti, debiti?
Questa operazione è nota al Sindaco? ha l’avallo di quest’ultimo?
Suona assai singolare questa iniziativa alla vigilia (30 aprile) dell’entrata in vigore del regolamento sule Società Partecipate (previsto dalla deliberazione 21.02.2011 n. 9/4 relativa alla donazione delle azioni IREN a STT e a Parma Infrastrutture S.p.A.) e, quindi, alla vigilia di una nuova disciplina che introduce il controllo comunale su queste operazioni, prevedendo una apposita deliberazione consiliare per ogni assunzione di mutuo da parte delle Società comunali.
Sembra che si voglia proprio evitare questo nuovo contesto; in particolare, la trasparenza e la pubblicità legata al dibattito consiliare nonché lo stesso passaggio deliberativo, che può non essere semplicissimo per le responsabilità patrimoniali che si assumono con il voto di tali atti.
Se ci fosse un minimo di coerenza, proprio alla luce della ricordata decisione, il Sindaco dovrebbe bloccare l’operazione e portarla al preventivo vaglio del Consiglio Comunale.
Di disastri ne è già stato realizzato (almeno) uno (STT): non è il caso di consentirne altri! E la tendenza a “trasferire” a Parma Infrastrutture, molto meno nell’ “occhio del ciclone” di STT, il (tragico) ruolo, la (aberrante) funzione e i “vizi” di quest’ultima sono evidenti.
Si faccia, subito, totale chiarezza nelle sedi istituzionali comunali!
Un’ultima annotazione. Se non avessi sentito l’edizione odierna del TG Parma, non avrei visto l’avviso sul quotidiano e non avrei saputo nulla di questa operazione, come tutti gli altri Consiglieri Comunali.
Ritengo che tutto questo sia inaccettabile e credo che, anche alla luce dell’emanando regolamento, debba instaurarsi da subito – quanto meno – una prassi, che garantisca la preventiva illustrazione di questa operazione davanti alla VIII Commissione consiliare, deputata al controllo sulle Società partecipate.

Giorgio Pagliari
Capogruppo PD

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30/03/2011
h.21.00

Buzzi: “Con Parma Infrastrutture il Comune risparmia milioni di euro. Dovrebbe invece spenderli?”

“Evidentemente l’opposizione ha un certo prurito alla realizzazione di infrastrutture per la città, quelle che contribuiscono a Parma di avere un continuo sviluppo economico certificato dalla classifica dei redditi. L’Amministrazione invece vuole continuare ad andare avanti. Di certo c’è però che il consigliere Giorgio Pagliari non ha inteso la differenza tra Parma Infrastrutture e le altre partecipate”. Sono le parole del vicesindaco Paolo Buzzi sul comunicato dell’esponente del Pd.
“Parma Infrastrutture – continua Buzzi – è una società strumentale al 100% del Comune senza reddito autonomo, che deve necessariamente reperire sul mercato le risorse per realizzare opere e manutenzioni, allo stesso modo di quanto fa il Comune con i boc, o in alternativa andare avanti con risorse trasferite direttamente dal Comune.
In questo caso – dice Buzzi – il Consiglio comunale ha approvato un piano industriale che prevede la riscossione diretta di tariffe (dalla Cosap agli affitti attivi e all’occupazione del suolo pubblico) che contribuisce a consentire l’equilibrio economico della società”.
“Il vantaggio che ha il Comune con Parma Infrastrutture – sottolinea poi Buzzi – è rappresentato dal fatto che la società ottiene benefici fiscali, come ad esempio l’Iva, che consente un notevole risparmio se si considerano gli investimenti di milioni di euro. Di conseguenza nessuna copertura di debiti preesistenti”.
“L’eventuale garanzia fideiussoria e l’ammontare che il Comune è tenuto a prestare – conclude Buzzi – rappresenta una condizione che si verificherà ovviamente quando la gara sarà espletata e solo in quel momento il Consiglio comunale sarà chiamato a esprimersi”.

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