Campana a lutto

Lombatti
valparmahospital

26/02/2010

E’ stata resa nota una settimana fa l’azione giudiziaria intentata dal movimento civico di Civiltà Parmigiana (quello di Ubaldi) contro il movimento civico di Civiltà per Parma (quello di Bigliardi, degli assessori e dei consiglieri comunali) per riservarsi l’utilizzo esclusivo e senza ambiguità del simbolo della lista, ovvero la campana gialloblu.
Torno su questa vicenda non perché la disputa legale mi appassioni più di tanto, né perché ritenga che essa abbia lasciato i parmigiani con il fiato sospeso, ma per esprimere alcune considerazioni politiche sull’inconsistenza del malloppo oggetto del contendere.
Capisco che la politica si faccia anche sventolando delle bandiere presupponendo che esse abbiamo un valore, e che quando non si ha altro si prova pure a sopravvivere attaccandosi ai feticci, ma mi domando se i personaggi in questione non si rendano conto che si stanno azzuffando sul nulla e di essere protagonisti di una querelle che non getta loro addosso discredito solo perché la gente comune non sa neppure di cosa stiamo parlando.
Pensiamo davvero che i parmigiani, che nel giro di un’estate hanno messo in soffitta senza troppi traumi simboli un po’ più significativi che hanno fatto la storia della Repubblica Italiana quali lo scudo crociato della DC o la falce e il martello del PCI, siano così affezionati a quello della campana di Civiltà Parmigiana da non poterne proprio fare a meno?
Chi ne fosse convinto penso sia un illuso o un millantatore che prova ad illudere gli altri.
Anche nei tempi migliori, e non nel desolante presente di oggi, Civiltà Parmigiana non fu mai nulla di più che un comitato elettorale che, in quanto tale, assumeva valore dalla presenza delle persone che lo componevano, in primis di Ubaldi, di Vignali, della Guarnieri, di Bigliardi, degli assessori, dei tanti consiglieri eletti in Consiglio comunale e nei quartieri…
Se ci sono queste persone, la gente di Parma ha dimostrato di votare volentieri il simbolo della campana, ma avrebbe fatto la stessa cosa se fosse stato loro proposto quello di una rana, e, parimenti, se queste persone non ci sono, ai parmigiani non potrebbe fregargliene di meno di quel logo.
Proviamo ad immaginare cosa resterebbe di Civiltà Parmigiana se questa si presentasse alle elezioni presa in mezzo da una parte dalla macchina da guerra di Vignali (che nel 2002 da candidato consigliere comunale portò 4.000 preferenze dentro una lista di 40 candidati di Civiltà Parmigiana e con in campo altri 80 di Forza Italia e dell’UDC e che, a mio avviso, e ci sarebbe da stupirsi del contrario considerati ulteriori cinque anni da assessore e mezzo mandato amministrativo da sindaco, oggi ha quantomeno triplicato la rete del suo consenso personale) e dall’altra dalla Guarnieri che anche nel 2007 da candidata sindaco ha dimostrato di avere un suo seguito consistente. Con fuori Vignali e la Guarnieri, senza neppure stare lì a citare tutti gli altri amministratori che già hanno abbandonato il movimento civico, Civiltà Parmigiana sarebbe ridotta in brandelli, ma probabilmente non avrebbe neppure l’ardire di presentarsi.
Nel 2004 Civiltà Parmgiana (all’epoca ancora tutta unita) partecipò alle provinciali, senza però la scesa in campo diretta dei big, e raccolse la miseria del 6% dei voti; alle ultime comunali la lista civica “Per Parma con Ubaldi” a sostegno del sindaco Vignali ha vinto le elezioni alla grande mettendo scientemente in soffitta il nome e il simbolo di Civiltà Parmigiana… anzi, forse ha vinto in scioltezza anche grazie al cambio di nome, inserendo quello ben più attrattivo di Ubaldi.
Penso comunque che alla fine Parma riuscirà a sopravvivere a questa disputa legale, buona solo ad intasare i già imballati uffici giudiziari italiani e a liquidare la parcella di qualche avvocato che sarà il primo a fregarsi le mani e a farsi due ghignate sotto i baffi.
“Per chi suonerà la campana?” si chiederebbe Ernest Hemingway. Temo per nessuno, perché quella campana è fessa e non è più capace di suonare… al più suona a lutto… ma allora, lugubre per lugubre, piuttosto che quel rumore spento e stiracchiato, io preferisco ascoltare la potenza stupenda del brano degli AC/DC “Hell’s Bells” (“Le campane dell’inferno”) che almeno sono sicuro che le emozioni me le darà sempre. 

                                                                                Andrea Marsiletti


MA Space, lo Spazio del direttore Marsiletti Andrea


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