I murales di Parma toccano vette inaspettate e superano quelli di Belfast

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Parma 2020+21 ha puntato molto sui murales per dare un tocco giovane alla kermesse culturale.

In prima linea, oltre all’assessore Michele Guerra, c’è il consigliere comunale Leonardo Spadi che ha definito un regolamento del Comune, con tanto di modulistica, per ottenere l’autorizzazione all’esecuzione dei graffiti e di raccomandazione ecosostenibile che “tutte le opere possono essere realizzate con qualsiasi tecnica, possibilmente con colori che assorbono CO2”. Che bravo!

C’è una pagina del Comune che raccoglie le foto dei murales: si vedono ritratti conigli, usignoli, gatti, skateboard, un uomo che fuma, la faccia del protagonista del telefilm “Il mio amico Arnold”, l’Oltretorrente, oltre agli immancabili riferimenti a Giuseppe Verdi, la cui rivisitazione in chiave street art non poteva certo mancare (vedi murales di Parma).

Venti giorni fa il consigliere Spadi ha promosso una pedalata per visitare i murales cittadini in via Trento, via Abruzzi, via Venezia, Borgo Serena.

Chi scrive si esalta per i graffiti sui muri.

Questa estate sono andato a Belfast apposta per vedere i murales di lotta dell’IRA arrivando a fare 25 km al giorno nei quartieri cattolici e protestanti della città per scovarli.

Erano rievocazioni di eroi, martiri, stragi, ideologie, liberazioni di patrie a Falls road, Shankill road, Springfield road, Derry (vedi murales di Belfast).

Qualche settimana fa dietro all’Auditorium Paganini è apparsa una scritta improvvisa, quella voglia di inaspettato che aspetti da sempre. Semplice, lapidaria, stupefacente: “W Stalin”. Punto. Non c’è nulla da aggiungere, perchè tutto è stato già detto. Anzi, quella falce e martello è fin di troppo, superflua, sbagliata.

Neppure i muri rivoluzionari di Belfast dell’IRA si erano spinti a tanto: hanno glorificato Che Guevara, Fidel Castro, la causa della Palestina, il Socialismo… Bobby Sands è ovunque ma nessuno ha mai ardito spingersi fino alla vetta staliniana.

Che sia stato Spadi a incidere quella scritta di notte sotto un passamontagna nero, senza compilare la modulistica online, per fare poi il figo con le ragazzine durante le visite guidate in bicicletta?

O forse è stato lo stesso Michele Guerra per dare una botta di vita, il colpo di coda finale al biennio di Parma Capitale della Cultura.

La sua “Z” di Zorro.

Il segno della sua discesa in campo.

Andrea Marsiletti

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