Reportage p1 – La lotta dipinta sui muri di Belfast. FOTO

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Reportage Belfast – Pur lontana dai livelli estremi di violenza degli anni ’70 e ’80, sta salendo la tensione in Irlanda del Nord: i gruppi paramilitari repubblicani (cattolici, che lottano per un’Irlanda unita e indipendente dall’occupazione inglese) e lealisti (protestanti, che difendono il dominio inglese delle sei contee dell’Irlanda del Nord) stanno ripensandosi e qualcuno di loro tirando fuori le armi che non hanno mai consegnato.

Scontri, auto incendiate, manifestazioni, un morto… da più di un anno Belfast è tornata a essere la città più elettrica d’Europa.

La Belfast alla quale ho dedicato la mia estate.

Perchè l’Irlanda del Nord è ancora terreno di lotta a distanza di vent’anni dall’Accordo del Venerdì Santo del 1998 che mise fine allo stragismo, agli attentati politici e alla guerriglia combattuta casa per casa, strada per strada, quartiere per quartiere che in trent’anni di “troubles” hanno prodotto più di tremila morti ammazzati?

A gettare benzina sul fuoco è stata la Brexit, la cui trattativa tra UE e Inghilterra si è conclusa con l’istituzione del confine tra UE e Gran Bretagna nel mare d’Irlanda (tra l’Inghilterra e l’Irlanda del Nord) e non tra Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord. Quest’ultima soluzione, ovvero un confine rigido e doganale tra le due Irlande, avrebbe di certo riacceso il conflitto nordirlandese sul fronte cattolico.

A uscire sconfitti dalla convenzione Brexit sono stati i lealisti che oggi si sentono abbandonati da Londra, e vedono questo confine tra loro e l’Inghilterra come il primo passo per la tanto avversata unificazione dell’Irlanda.

Ridurre il conflitto nordirlandese a una guerra religiosa è una semplificazione, oltre che un errore storico, considerato che alla base di questa guerra a bassa intensità c’era stata una vera e propria discriminazione degli irlandesi operata degli inglese nelle scuole, sul lavoro, nei diritti umani.

MURALES REPUBBLICANI – IRLANDESI

A contrapporsi c’erano i gruppi paramilitari dell’IRA (Irish Repubblican Army) e quelli lealisti dell’UDA (Ulster Defence Association), UVF (Ulster Volunteer Force), Red Hand Commando, Orange Volunteers che assassinavano gli irlandesi repubblicani con la complicità, quando non con il supporto, della Polizia inglese.

Ho battuto palmo a palmo i quartieri cattolici (Springfield, Falls road, etc.) e protestanti (Shankill road, etc.) di Belfast e di Derry, seguendo il muro divisorio della città, a caccia di murales inneggianti i caduti della rivolta sui muri delle case che espongono la bandiera irlandese (spesso abbinata a quella palestinese), oppure i difensori della Corona di Londra sotto la bandiera inglese (talvolta abbinata a quella israeliana).

Racconterò il mio incontro con un ex militante dell’IRA presso il cimitero di Miltown dove sono seppelliti i martiri repubblicani, tra cui Bobby Sands. Un luogo sacro per la resistenza irlandese.

Un’esperienza che condividerò in un reportage qui su ParmaDaily.

Parma e Belfast mai così vicine.

Andrea Marsiletti

MURALE UNIONISTI – INGLESI