INTERVISTA – Barbara Lori, regina delle preferenze: “È giusto che il Pd esprima l’assessore regionale di Parma, indipendentemente da me”

Barbara Lori, 51 anni, dipendente Ausl (ufficio comunicazione), due mandati da sindaco alle spalle (a Felino), uno da consigliere provinciale, uno da consigliere regionale, già segretaria provinciale del PD, è stata riconfermata all’Assemblea Legislativa, alle scorse elezioni regionali.

Con 6.848 preferenze è stata il candidato consigliere a prendere il maggior numero di voti a Parma e provincia, sbaragliando la concorrenza sia nel proprio partito che fra tutti i movimenti che hanno partecipato al voto. Ad avvicinarsi di più è stato Fabio Rainieri (Lega), vice presidente uscente dell’Assemblea Legislativa che ha ottenuto 5.615 preferenze.

Le abbiamo chiesto un commento quasi a caldo.

Sono molto contenta e non me l’aspettavo. Probabilmente è stato colto il mio impegno di questi anni. In realtà sono stata molto indecisa sulla ricandidatura, sia per motivi familiari che per la grande incertezza a livello politico. E poi mi spaventava avere come competitor un assessore uscente (Simona Caselli ndr). Alla fine ho deciso di provarci, la campagna è stata complicata perché c’erano molti candidati in campo a sostegno di Bonaccini che da un lato hanno contribuito a una bella vittoria, ma dall’altro si è scatenata una grande competizione ed è stato complesso per tanti aspetti sia sul piano delle relazioni che del confronto con i diversi mondi. Comunque lunedì mattina quando ho visto il risultato non ci potevo credere (ride ndr).

È lecito pensare a un assessorato?

Sono valutazioni che competono a Bonaccini e al Partito Democratico che credo debba aprire a una fase interlocutoria, indipendentemente da me. Penso che sia giusto che Parma sia rappresentata da un assessore espressione di un partito che ha dimostrato di esserci, perché il 29% a Parma è un risultato importante. Il Pd ha bisogno di rafforzare la propria presenza sul piano politico e delle istituzioni. Garantire una presenza della nostra città in Regione è più che mai necessario e opportuno. La giunta deve rappresentare e tenere insieme tanti aspetti e sollecitazioni dei territori e qui tra l’altro il successo è stato raggiunto anche grazie a una larga coalizione che chiederà di essere rappresentata. È evidente che il Pd non sarà l’unico interlocutore e, in ogni caso, l’autonomia del Presidente va rispettata. Spero comunque che Parma possa esprimere un assessore forte che dia una mano ad interpretare al meglio i bisogni di questo territorio e agevolare una comunicazione che non è sempre scontata.

Quanto il ruolo mutato delle Province ha complicato la comunicazione fra i territori e il centro decisionale?

La concomitanza di questa legislatura con il nuovo ruolo delle Province ha evidenziato un bisogno di coordinamento e di un riequilibrio territoriale molto evidenti. I rapporti diretti tra organi e Comuni capoluogo hanno un po’ sopperito, ma non sempre sono riusciti a rappresentare appieno le istanze del territorio. Una regia meglio organizzata e in rete sarebbe utile.

C’è la possibilità di un passo indietro?

La riflessione era iniziata anche in Regione anche se poi è stata accantonata per parlare di autonomia, ma la necessità di rivedere la legge 13, approvata a inizio legislatura proprio per colmare alcuni vuoti che la riforma delle province aveva lasciato, c’è. Il tema andrà ripreso velocemente. Poi ciò che succederà a livello nazionale non lo so, ma sicuramente il vuoto esiste: alcune competenze non ci sono più, altre rimaste non sono state adeguatamente finanziate. Credo sia una riforma incompiuta, bisogna porvi rimedio.

Ci sono poche donne in politica?

Devo dire che nel PD sono state più le donne elette che gli uomini, in questa ultima elezione: 12 donne su 22 eletti: un bel segnale. Non in tutti i partiti vengono votate le donne.

Come vede le quote rosa?

Non ne sono mai stata un’appassionata anche se devo dire che in alcuni mondi è bene che ci siano perché gli spazi per le donne non sono scontati. Dobbiamo considerare che l’Emilia-Romagna, dal punto di vista legislativo, è una fra le più avanzate, ma non possiamo superare l’idea delle quote rosa perché ancora la condizione di parità non c’è. Lavoriamo perché le donne siano di più in tanti mondi, non solo in politica.

Il progetto di cui vado più fiera è la legge a difesa della produzione artigianale del pane

A questo proposito cosa pensa delle politiche sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro di cui si parla da anni?

I temi della conciliazione e della parificazione delle retribuzioni sono i veri nodi da sciogliere perché sono quelli che possano agevolare maggiormente la presenza delle donne, anche in ruoli apicali, sia nel pubblico che nel privato. Sulla conciliazione c’è da lavorare ancora moltissimo. La Regione ha fatto alcune cose e ha un livello avanzato nel contesto nazionale, ma ha ancora tanto da fare rispetto a diversi stati europei, dove il livello dei servizi sono più adeguati ai bisogno delle donne nel contesto familiare. Buone e più forti politiche di conciliazioni possono fare davvero la differenza.

Lei a cosa ha rinunciato?

Io ho fatto i salti mortali, sono stata molto aiutata, ma ho privato di molto tempo la mia famiglia.

Il progetto che ha seguito di cui va più fiera?

La legge a difesa della produzione artigianale del pane. È stata una bella esperienza, frutto di un confronto articolato con le associazioni ed essendo stata la proponente ho avuto modo di toccare con mano le problematiche di settore. Sono pochissimi i progetti di legge di iniziativa dei consiglieri che vengono approvati dall’Assemblea. Quindi ne sono particolarmente fiera. Inoltre un ambito che mi ha molto appassionato è stato quello della cooperazione internazionale. Parma è tra le province più attive, con un numero significativo di associazioni, impegnate in esperienze bellissime, in particolare in Africa. Lavorare con loro è stato molto gratificante ed è emerso lo spirito solidale degli emiliano-romagnoli.

I suoi colleghi di altri partiti l’hanno chiamata per complimentarsi?

No, però mi ha chiamato qualche sindaco non del mio partito, anche di centrodestra, a conferma del buon lavoro svolto in questi anni.

Tatiana Cogo