“La mia esperienza sul territorio al servizio del Parma”

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03/01/2009

“Ho sempre seguito il Parma: andavo in curva con la sciarpa gialloblù lavorata a maglia da mia mamma quando avevo quattordici anni e tra i crociati giocavano Bonci, Sega, Regali, Rizzati e Benedetto – dice Arturo Balestrieri, già assessore allo sport dell’Amministrazione comunale di Elvio Ubaldi e Consigliere della Fondazione Monte Parma, nella sua prima intervista da Consigliere d’Amministrazione del Parma FC rilasciata al sito ufficiale fcparma.com – Da assessore ho avuto modo di vivere da vicino questa Società nelle sue fasi belle, quando si andava in giro per l’Europa e, grazie al suo prestigio, riuscivamo a farci aprire delle porte a livello istituzionale che aiutavano a migliorare i rapporti anche economici con il territorio.
Dopo il crac Parmalat ho cercato di dare qualche contributo nel tentativo di tenere in piedi la baracca: fu un periodo bellissimo per l’attaccamento straordinario da parte della città alla squadra, allenata da Prandelli, arrivata quinta nonostante le traversie: noi facemmo una premiazione stupenda in Municipio, anche commovente per certi aspetti.
Nei momenti importanti questa tifoseria c’è, come testimoniano i più di 8.000 abbonati per il Parma in B. Ricordo anche lo spareggio con il Bologna e la fase nella quale vedevamo avvicinarsi in modo preoccupante la fine dettata da una proprietà che era provvisoria: con l’arrivo di Tommaso Ghirardi si ebbe un momento di grandissimo sollievo collettivo.
Non bisogna mai dimenticare che se non ci fossero stati i bresciani oggi giocheremmo forse contro il San Secondo. Arrivo nel CdA del Parma FC come rappresentante di un socio importante, Banca Monte Parma, che tanto ha fatto per la sopravvivenza di questo club e che rappresenta la componente parmigiana della proprietà: penso di poter dare una mano grazie alla mia esperienza di questi anni sul territorio.
Se poi questo sarà un contributo per riportare la squadra in serie A sarà una doppia soddisfazione.”

Arturo Balestrieri, quali sono le sue sensazioni come nuovo consigliere del Parma FC?
“Mi fa un po’ effetto entrare negli uffici dello stadio Tardini come consigliere dopo esserci entrato come assessore per tanti anni, in momenti belli e meno belli. Oggi, entrarci come consigliere del Parma FC è per me motivo di grande soddisfazione, in primo luogo come tifoso del Parma, perché è piacevole per un supporter sedere nel consiglio di amministrazione della propria squadra di calcio, poi perché arrivo come rappresentante di un socio importante che è la Banca Monte Parma e per finire perché penso di poter dare una mano alla Società grazie alla mia esperienza di questi anni sul territorio: se poi questo sarà un contributo per riportare la squadra in serie A sarà una doppia soddisfazione.”

Lei ha affermato di arrivare in quota a Banca Monte Parma…
“Sono consigliere della Fondazione Monte Parma, la quale detiene il 70% della proprietà di Banca Monte Parma, ma in questo caso sono stato nominato Consigliere del Parma FC da Banca Monte Parma, quindi non c’entra la Fondazione.
Vorrei ringraziare Paolo Paglia per la disponibilità che ha dimostrato nel fare un passo indietro rispetto alla sua situazione come consigliere, ringrazio Banca Monte Parma che ha avuto fiducia nella mia persona e ringrazio Tommaso Ghirardi per aver condiviso questa scelta con la Banca.
Non sono esperto di società di calcio professionistiche, quindi sono qui per imparare sperando di poter dare il mio contributo per migliorare il rapporto tra società e territorio.”

Banca Monte Parma si è rivelata una Istituzione risultata fondamentale per la sopravvivenza del Parma FC…
“Credo che Banca Monte Parma abbia dato, in questo ultimo periodo, segnali importanti alla città, a tutto il territorio, ai parmigiani e alle aziende sotto molti aspetti, non ultimo quello del Parma FC, perché non dimentichiamoci che Banca Monte Parma ha deciso di diventare main sponsor della società dopo la retrocessione in serie B, quindi nel momento di massima difficoltà, nel quale era difficile trovare altri sponsor proprio per via di questo declassamento.
Sempre Banca Monte Parma, tre anni fa, fu il tramite per salvare il Parma quando arrivò la Famiglia Ghirardi. Anche adesso, con la ridistribuzione delle quote azionarie, Banca Monte Parma ha dimostrato ulteriormente di volerci essere, con una partecipazione importante, passando dal 10% al 20%, e inserendo nel Consiglio di Amministrazione persone che hanno un forte legame con il territorio, quindi, a maggior ragione, di voler rappresentare la parmigianità della proprietà.”

Banca Monte esprime la parmigianità della società, ma non va mai dimenticato che il Parma FC è sopravvissuto grazie alla componente bresciana…
“Non bisogna mai dimenticare – anche nei momenti nei quali si può, magari legittimamente, criticare le scelte e la conduzione della società – che se non ci fossero stati i bresciani oggi giocheremmo forse contro il San Secondo: quindi questo deve essere un punto di riferimento continuo quando si fanno dei ragionamenti in merito alla proprietà di questa società.
Abbiamo accolto loro a braccia aperte, come dei salvatori, credo che vada dato loro il tempo, visto che sono ragazzi giovani, per maturare e per crescere anche attraverso degli errori come può succedere per tutti gli esseri umani, ma senza mai mettere in discussione quello che è evidente e sotto gli occhi di tutti, ovvero che la proprietà è qui per portare il Parma ad alti livelli lavorando con grande passione mettendo tante risorse proprie.
Il resto può essere tutto oggetto di discussione, ma questi sono i pilastri fondamentali sui quali si appoggia la gestione della Società da parte della proprietà.”

Alberto Guareschi, Presidente di Banca Monte Parma, nonché Presidente onorario del Parma FC, ha lasciato una porta aperta verso gli industriali del territorio…
“L’auspicio è quello che la parmigianità sia sempre rappresentata all’interno di questa società: oggi c’è Banca Monte Parma, ma ci si augura che in un domani possa entrare qualcun altro, perché no, ma questo è un discorso che lascia un po’ il tempo che trova davanti ai fatti concreti, perché non si può nascondere che questa società non abbia trovato, a livello locale, dei sostegni a carattere economico societario.
Andiamo avanti con chi c’è oggi sereni e tranquilli, perché gli imprenditori parmigiani avranno avuto i loro motivi per non farlo.
Il calcio è un fenomeno sociale, economico e politico, quindi forse per chi è abituato a fare impresa e a vivere solo nel mondo imprenditoriale è difficile avvicinarsi a questo mondo, ma se ci si avvicina si scopre che poi non è così diverso da fare impresa per chi lo fa quotidianamente.”

Lei è sempre stato di provata fede crociata, ed in più aveva vissuto direttamente, come Assessore, il duro periodo di transizione dalla vecchia alla nuova società a seguito del crac Parmalat…
“Ho sempre seguito il Parma: andavo in curva con la sciarpa gialloblù lavorata a maglia da mia mamma quando avevo quattordici anni e tra i crociati giocavano Bonci, Sega, Regali, Rizzati, Benedetto e, chiaramente, quando avevo cinque anni, come penso tutti i bambini di questa città, avevo anche una squadra di serie A, che allora per me era la Juventus, ma nel momento in cui il Parma è arrivato in A, per me non ci sono stati più dubbi sulla passione per questa squadra.
Poi, da assessore ho avuto modo di vivere questa società da molto più vicino nelle sue fasi belle quando, nell’epoca Tanzi, si andava in giro per l’Europa portando il nome di Parma con grande lustro e prestigio, beneficiando, anche noi amministratori della città, e godendo del prestigio che aveva questa squadra e questa società, perché ovunque andassimo tutti ci conoscevano grazie alla grande squadra.
Noi eravamo fieri ed orgogliosi, e riuscivamo anche a farci aprire delle porte a livello istituzionale che aiutavano a migliorare i rapporti anche economici con il territorio proprio grazie al Parma. Poi è arrivato il crac Parmalat portando con se mesi bui, ricordo che venivo al Tardini la sera e c’era un senso di desolazione terribile.
Ricordo alcuni incontri con Stefano Tanzi e con Patrick Nebbiolo quando, semplicemente come assessore, cercavo di dare qualche contributo nel tentativo di tenere in piedi la baracca.
Fu anche un periodo bellissimo sotto un altro punto di vista, perché ricordo che ci fu un attaccamento da parte della città alla squadra straordinario, ed il gruppo che si era formato a livello tecnico e di giocatori ed al livello societario diede risultati incredibili: quell’anno, sotto la guida di Cesare Prandelli la squadra arrivò quinta, nonostante tutte le traversie, e noi facemmo una premiazione stupenda in Municipio, anche commovente per certi aspetti, perché la squadra, il tecnico e tutta la società riuscirono a portare a casa risultati anche se la condizione economica era precaria e per alcuni mesi non arrivarono neanche gli stipendi, quindi non si sapeva neanche se la società sarebbe vissuta il mese dopo.
Fu un periodo duro e difficile di grande sofferenza ma nel quale ci fu un’unione straordinaria tra città e società. In ultimo, mi ricordo lo spareggio con il Bologna, la fase nella quale vedevamo avvicinarsi in modo preoccupante la fine che era dettata da una proprietà che era provvisoria senza poter vedere uno sbocco, un tunnel nel quale eravamo entrati; in campo si faceva quello che si poteva fare, a volte anche i miracoli, e per quello che era il futuro della società non si vedeva la luce.
Con l’arrivo della proprietà bresciana si ebbe un momento di grandissimo sollievo collettivo.”

La città si avvicina alla squadra in particolar modo nei momenti difficili: ne è dimostrazione anche il record di abbonamenti in serie B…
“Più volte mi sono chiesto di dare un giudizio sul pubblico del Tardini, sui tifosi del Parma, ed è difficile dare un giudizio definitivo i quanto abbiamo una tifoseria strana che quando meno te lo aspetti dà delle risposte di grande attaccamento ed invece quando ti aspetteresti un supporto che dai per scontato non te lo ritrovi. Ricordo dei quarti di finale o semifinali di coppe europee con 3000/4000 paganti allo stadio.
Probabilmente c’era anche una sorta di assuefazione, un dare un po’ per scontato tutto, ma poi ci si è reso conto quanto fosse stato sbagliato dare per scontato certe situazioni nelle quali ci trovavamo che dovevano essere vissute, a mio avviso con più trasporto e attaccamento.
La cosa più bella penso che sia che questo pubblico, nei momenti veramente importanti, c’è, e gli oltre 8000 abbonati sono un risultato notevole.
Se si riuscisse a mantenere una squadra ai vertici della serie B che dimostra di lottare duramente ogni partita che magari vince all’ultimo minuto non giocando bene ma lottando, si potrebbe riscoprire un entusiasmo superiore a quello degli ultimi anni della serie A, ne sono convinto.”

Intervista di Gabriele Majo

Foto di Francesco Lia per Ef