Lo sfogo di Pasquale Ametrano

30/01/2010

Carlo Verdone in “Bianco, rosso e Verdone” interpreta Pasquale Ametrano, ovvero il lucano più criptico della storia del cinema. Se non ci credete provate a tradurre il suo sfogo!

Bianco, rosso e Verdone è il secondo film – articolato in tre episodi – diretto ed interpretato da Carlo Verdone nel 1981.
Spunto per la trama del film è una tornata elettorale, che spinge i protagonisti a viaggiare in lungo e largo per l’Italia, rivelando a sé stessi ed allo spettatore i più grotteschi aspetti della realtà italiana. Verdone mette in mostra tutto ciò con grande abilità, lasciando che l’aspetto comico delle situazioni e dei caratteri sia (almeno apparentemente) predominante, senza però oscurare l’interiorità dei personaggi. L’amaro finale viene compensato dalle numerose gag esilaranti presenti in tutto il film.
Seconda kermesse di personaggi del repertorio cabarettistico e televisivo di Carlo Verdone, insistendo sul loro impaccio, accentuato nel personaggio di Mimmo.
Come nel primo film, è l’attualità del contesto a fare da contorno: un paese disorganizzato, fitto di antagonismi ideologici nonché insicuro per i forestieri. Segue l’immagine un po’ datata dell’emigrante meridionale all’estero, straniero sia in patria che nel paese d’adozione, che non parla l’Italiano bensì un dialetto antico, incomprensibile ai suoi stessi paesani.
Il film propone brillantemente una comicissima Sora Lella, antico stereotipo della romana dalla saggezza ancestrale, in antitesi ad un nipote sprovveduto. Preponderante il commento musicale il cui tormentone riprende le note dell’inno di Mameli.
Di notevole importanza è la leggera critica lanciata da Verdone contro la politica e “il rito del voto”. Il candido perde la nonna nel seggio elettorale e gli scrutinatori litigano se accettare o meno il di lei voto nell’incertezza di valutare la scheda “mezza aperta o mezza chiusa”. Furio farà notare un disegno volgare chiedendone la censura e l’indecenza; anche in questo caso gli scrutinatori si comportano in maniera diversa, ridendo laddove avrebbero dovuto censurare.
Infine c’è la disavventura del lucano Ametrano, la cui unica battuta non è solo uno sfogo per i drammi che ha vissuto, ma anche verso un voto che non servirà a cambiare niente.




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