Per il diritto allo studio degli studenti parmigiani iscritti alle Università telematiche

Il 23 dicembre 2019, probabilmente il giorno stesso in cui comunicava al Presidente del Consiglio la sua volontà di dimettersi, il Ministro On. Lorenzo Fioramonti (M5S), con un vero e proprio colpo di coda ha firmato un Decreto con il quale ha disposto che i corsi di studio nelle classi di laurea relative, fra l’altro, a psicologia e scienza della formazione possono essere erogate solo in presenza, e dunque non più in via telematica, a decorrere dall’anno accademico 2020/2021.

L’Ordine del giorno presentato alla Camera, invero, prevedeva soltanto che il Governo valutasse l’opportunità di avviare un monitoraggio e predisponesse le condizioni affinché la formazione universitaria dell’educazione di servizi per l’infanzia e dello psicologo, in quanto figure professionali di rilevante delicatezza e importanza sociale, fosse consentita alle medesime condizioni previste per le università in presenza. Non certo che si decretasse d’emblée la “chiusura” dei corsi di laurea in psicologia e scienze della formazione delle università telematiche!

La chiusura di questi corsi rappresenta una grave ed evidente violazione delle norme, anche costituzionali e sovranazionali, che regolano l’istruzione di livello universitario. Violazione che è certamente sfuggita a chi ha frettolosamente “gioito” per la decisione presa dal Ministro Fioramonti, com’è accaduto nella nota del Prof. Giardina del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi (CNOP) del 10 gennaio.

Noi studenti delle Università telematiche a Parma, come in tutta Italia, abbiamo diritto a continuare a studiare e per molti di noi, lavoratori, madri e disabili, toglierci questa possibilità significa togliere il #dirittoallostudio.

Dalla lettura della Costituzione italiana, infatti, si rileva il diritto all’istruzione e, soprattutto, l’obbligo di rendere effettivo l’esercizio di tale diritto, rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Effettività che è appunto garantita dalla fruibilità di corsi di livello universitario a distanza e da remoto. Inoltre il decreto Fioramonti appare quando di più anacronistico e non al passo con il resto del Mondo possibile nel 2020.

Inoltre non è richiesto alcun tipo di “frequenza obbligatoria” a chi frequenta i corsi di studio nelle corrispondenti Università statali. In ragione di tutto, noi studenti abbiamo aperto una petizione che conta già 19000 sottoscrittori e in ragione di ciò vi CHIEDIAMO di farvi portavoce e difensori del nostro #dirittoallostudio nei confronti del Presidente della Repubblica, dei Presidenti di Camera e Senato e del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Parlamento tutto, a tutela dei diritti di noi studenti iscritti nelle università telematiche! Siamo pronti a lottare per il nostro diritto allo studio. Attualmente siamo in attesa che il ministro Manfredi ponga rimedio a questo decreto che porta l’Italia indietro di vent’anni.

Barbara Miele, membro di Parma del direttivo E-learners