Nasce il bikini

SMA MODENA
lombatti_mar24

05/07/2014

ACCADDE OGGI: 05 luglio 1946, nasce il bikini.
Il bikini è un tipo costume da bagno femminile in due pezzi che lascia la pancia scoperta. 
Il bikini moderno è stato inventato dal sarto francese Louis Réard a Parigi nel 1946 (introdotto ufficialmente il 5 luglio).
Il nome richiama l’atollo di Bikini nelle Isole Marshall, nel quale negli stessi anni gli Stati Uniti conducevano test nucleari: Reard riteneva che l’introduzione del nuovo tipo di costume avrebbe avuto effetti esplosivi e dirompenti. Il modello di Reard rifiniva il lavoro di Jacques Heim che, due mesi prima, aveva introdotto lAtome (così chiamato a causa delle sue dimensioni ridotte), pubblicizzato come il costume da bagno più piccolo al mondo. Reard rese lAtome ancora più piccolo, ma non riuscì inizialmente a trovare una modella che osasse indossarlo. Finì quindi per ingaggiare come modella Micheline Bernardini, spogliarellista del Casino de Paris.
Ci vollero quindici anni perché il bikini fosse accettato negli Stati Uniti. Nel 1951 i bikini furono proibiti al concorso per Miss Mondo. Nel 1958, il bikini di Brigitte Bardot nel film “E Dio creò la donna” creò un mercato per il costume negli USA, e nel 1960 la canzone di Brian Hyland “Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini” diede l’avvio a una corsa all’acquisto del bikini.
Infine il bikini divenne popolare, e nel 1963 il film Beach Party, con Annette Funicello (enfaticamente non in bikini, dietro espressa richiesta di Walt Disney) e Frankie Avalon fu il primo di una serie di film che resero il costume un’icona della cultura pop. Coloro che conoscono la storia dell’atollo di Bikini – in particolare coloro che si oppongono alla proliferazione nucleare – potrebbero trovare l’etimologia del nome “bikini” per un indumento inappropriata. La sua lettura come “esplosivo” in effetti riduce la rilevanza di una seria crisi umanitaria, che ancora influenza la politica delle Isole Marshall, a un mero simbolo della cultura popolare. Il termine due pezzi è talvolta considerato più appropriato.