“Amo la montagna ma fare impresa così non ha senso”. INTERVISTA a Stefano Sidoli, ristoratore e gestore del rifugio Rosa Croce di Schia

proges_4_21
Stefano Sidoli

La beffa per i gestori degli impianti sciistici e dei rifugi, per i maestri di sci, in questo inverno così nevoso è stata davvero grande. Nevicate così copiose e per tutto l’inverno non si vedevano da molti anni sulle nostre montagne, ma purtroppo la pandemia e le restrizioni dei Dpcm che si sono susseguiti stanno mettendo a dura prova la tenuta della filiera. Ne abbiamo parlato con Stefano Sidoli che gestisce il Rifugio Rosa Croce, il campeggio di Schia e due ristoranti in città. La ristorazione è un altro ambito colpito pesantemente e che ancora non vede la luce in fondo al tunnel.

“L’inverno 2020- 2021 è stato il più ricco di neve dopo il 2003… Era tutto perfetto – dice Stefano Sidoli-. Noi abbiamo preso in gestione il rifugio l’8 di dicembre dell’anno scorso e abbiamo fatto il primo anno senza neve e quando è arrivata era il 9 di marzo (il lockdown è iniziato l’8 marzo ndr).

Abbiamo riaperto a giugno e devo dire che è arrivata molta gente, è stata un’estate molto positiva, siamo riusciti a recuperare il gap perso.

Eravamo pronti per l’apertura del 15 di dicembre e c’era già tanta neve, le piste erano battute, poi ci hanno detto che tutto era rimandato al 18 gennaio. E siamo arrivati pronti nuovamente il 15 di febbraio. Ci siamo preparati assumendo dipendenti, facendoli uscire dalla disoccupazione, praticamente li abbiamo illusi di tornare a lavorare. Fare impresa così è impossibile”.

A proposito di dipendenti, lei gestisce il ristorante Rosa Croce a Parma e il ristorante pizzeria Dipinto di Mare a Corcagnano. Come è la loro situazione?

I dipendenti di questo ristorante (Corcagnano ndr) hanno visto adesso la cassa integrazione di novembre ed erano briciole 380 euro su buste da 1200.

Il Rosa Croce l’abbiamo aperto due anni fa in prospettiva Parma 2020. Per il poco che siamo stati aperti siamo andati molto bene, abbiamo uno chef stellato e conosciuto. Questa estate avevamo recuperato anche lì.

Vede, siamo 550 ristoratori a Parma senza contare i bar, se facessero il conteggio di quanti stipendi stiamo parlando… Solo intorno a me ci sono una ventina di famiglie che sono allo stremo in un anno non hanno avuto uno stipendio decente. Ora io chiudo anche il delivery (alla pizzeria di Corcagnano), o mi fanno lavorare decentemente altrimenti non ha senso.

Cosa pensa del modo di comunicare le chiusure dalla sera alla mattina?

Mi chiedo se la politica abbia ancora un senso, ma del resto rispecchia chi siamo.

Che aspettative ha?

Mi aspetto un cambio di rotta. Perché ormai anche i buoni stanno diventando cattivi, ci hanno fatto perdere sette mese di lavoro. Le persone sono stanche, io non chiedo sussidi, vorrei che mi lasciassero lavorare. Ci stanno togliendo il diritto al lavoro.

Noi abbiamo una città ricca siamo pieni di iniziative e un territorio stupendo che ci da tutto, devono solo lasciarci lavorare

Tornando alla montagna, cosa serve per rilanciarla?

La politica delle Regione di dare contributi ai giovani per trasferirsi è positiva, può contribuire a ripopolarla. La montagna che ne ha un gran bisogno altrimenti viene giù e lo sappiamo. Dobbiamo riviverla. Il mio intento era proprio questo: portare un po’ di vita. Quest’anno abbiamo anche preso in gestione il campeggio di Schia, abbiamo vinto il bando comunale e dovevamo attivarlo ma con questi Dpcm che continuano a bloccarci siamo fermi. Siamo sconsolati non sappiamo nemmeno se ci saranno i ristori.

Io ho fatto impresa a Schia perché amo la montagna e voglio contribuire al suo rilancio, ma bisogna creare un sistema in cui le persone possano stare; aiutare lo sviluppo. E questo periodo in questo senso, ha aiutato; c’è stata una riscoperta del nostro Appennino, che però non ha solo bisogno di gente che fa villeggiatura ma di qualcosa più stabile.

Tatiana Cogo