Azione Parma: “L’Italia sta affondando e i riformisti sono scomparsi. Altro che mosse da cavallo! Renzi tiene in vita un Governo di somari”

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L’Italia sta affondando e i riformisti sono scomparsi. La pandemia ha materializzato tutti i nostri “mostri”: incapacità gestionale, confusione istituzionale, scarsa qualità della classe dirigente, dibattito politico retorico e vuoto. Di questo passo più che “uscirne migliori” rischiamo di non uscirne affatto. La spaccatura tra garantiti (pensionati, dipendenti pubblici e, per ora, dipendenti privati delle grandi aziende) e non garantiti (professionisti, artigiani, imprenditori, commercianti, dipendenti delle piccole imprese) è diventata, a causa dei provvedimenti del governo Conte, una voragine.
Il 30% circa del paese rischia di uscire esangue dalla crisi. Un 30% che sarà decisivo per salvare l’Italia nei prossimi 24 mesi. C’è un punto che sembra sfuggire: se il rimbalzo previsto per il prossimo anno non coprirà i 4/5 della perdita del 2020, l’Italia diventerà strutturalmente dipendente dall’azione della BCE. Anzi per meglio dire dovremmo poter contare su un Quantitative Easing in perenne crescita.Da quel momento in poi l’Italia avrà perso la propria sovranità.

Il “che fare” nell’immediato è piuttosto intuitivo.

Primo. Un piano sanitario per la FASE 3. Per riaprire tutto senza prescrivere comportamenti impossibili, occorre costruire una cintura sanitaria fatta di diagnosi rapida, tracciamento, contenimento e strutture di prevenzione. Un meccanismo trasparente e monitorabile che condizioni il grado di apertura alla prontezza della risposta pubblica nazionale e regionale. Azione ha presentato un progetto dettagliatissimo condiviso e discusso con tutti i principali virologi e epidemiologi. A parole sono tutti d’accordo ma in pratica nulla accade. I 3,25 miliardi disposti dall’ultimo decreto non bastano neanche per offrire a tutti i laureati una borsa di specializzazione e, aggiungiamo, non si comprende perché questi soldi non si prendano dal MES “sanitario”, liberando risorse nazionali per interventi sull’economia.

Secondo. Sistemare le cose che non hanno funzionato fino ad ora. La cassa integrazione in deroga va sostituita da permessi retribuiti per le piccolissime imprese. Con importi anticipati dalle banche e ripagati dall’INPS. Sulle garanzie occorre manlevare i dirigenti di banca che concedono i crediti e levare di mezzo l’intermediazione di SACE (6 garanzie rilasciate sino ad oggi). Va inoltre predisposto un meccanismo di conversione in capitale dei prestiti garantiti in sofferenza per abbassare il rischio di esplosione di costi per lo Stato.

Terzo. I nuovi provvedimenti del D.L .Rilancio. Invece di imbarazzanti e frammentate mance come il meccanismo del fondo perduto previsto nel nuovo decreto, basterebbe restituire l’IRAP e l’IRES pagate a novembre e cancellare gli acconti e i saldi di giugno per tutti. Una cosa semplice, proporzionale e immediatamente implementabile. Dobbiamo poi dare la possibilità alle imprese di sospendere per un anno gli ammortamenti per garantire la tenuta dei bilanci e sostituire il complesso meccanismo di incentivo agli incrementi di capitale con uno schema già testato: l’ACE, con un nozionale molto alto (7 per cento). Invece di inventare nuovi redditi, la cui implementazione sarà lunga e farraginosa, basterebbe dirottare i fondi europei non spesi sui Comuni per programmi di sostegno mirato. Ci sono mille altre cose semplici e automatiche che si possono fare, le abbiamo scritte e condivise. Inutile ripeterle qui. Non si vogliono fare perché ridurrebbero il potere di intermediazione del governo e dei sindacati.

Quarto. Superare l’impasse sull’apertura delle scuole. Un milione e duecentomila studenti su sette milioni e trecentomila non hanno potuti seguire  la didattica a distanza. Sono gli studenti più fragili, quelli che già soffrivano per le disfunzioni del sistema scolastico. Aver deciso di non testare le riaperture con un sistema di rotazione degli alunni per non disturbare la pax sindacale, è semplicemente irresponsabile. Nei prossimi giorni Azione presenterà un piano per la riapertura in sicurezza delle scuole.

Quando si parla della ripartenza, della ricostruzione, della rinascita, i toni diventano aulici: dal “nulla sarà come prima” al “dovremo cambiare tutto”. Si tirano allora in ballo riforme planetarie, un nuovo patriottismo, una rivoluzione che, a seconda dei casi, centralizzi o conceda più autonomia, semplificazioni non meglio specificate e chi più ne ha più ne metta. Ma la questione centrale per l’Italia, ieri, oggi e domani è sempre la stessa. Una questione tanto semplice, quanto estranea a questa politica: la capacità dell’azione pubblica di muovere le cose. E per l’ottanta per cento ciò dipende da gestione e organizzazione.

E i liberali? Anche nel nostro campo non ci stiamo particolarmente distinguendo. Renzi è oramai impantanato in una posizione politica confusa e contraddittoria. Una mutazione genetica davvero sorprendente. Il Rottamatore, l’uomo delle battaglie a viso aperto si è trasformato nel suo opposto. Dalle riforme coraggiose alle “mosse del cavallo” per favorire governi di somari. L’uomo che si lamentava continuamente del “fuoco amico”, ne ha fatto la ragione politica di Italia Viva. Forza Italia arranca, un colpo al cerchio europeista e uno alla botte sovranista. Anche se Berlusconi in questa crisi è apparso come un leader responsabile, continua a ribadire la sua fedeltà imperitura a Meloni e Salvini. Mara Carfagna è “libera”, ma di fare cosa non si capisce. Azione e Più Europa non riescono a unirsi per misteriose ragioni. Eppure molto, forse tutto dipende dalla possibilità di costruire un grande polo liberal democratico che sarebbe fondamentale per ridare un baricentro quantomeno ragionevole alla politica italiana. Una forza che potrebbe forse persino convincere le “riserve della repubblica” a impegnarsi direttamente.

I riformisti, i normali, i responsabili, chiamateli come volete sono stati ridotti all’irrilevanza dalla loro remissività. Davanti a un paese che affonda si sono nascosti. Tuttalpiù hanno sussurrato il loro dissenso ai retroscenisti.

Eppure non siamo davanti a leadership inattaccabili, se pensiamo che nessuno degli attuali segretari di partito si candida esplicitamente a guidare il governo. Un unicum in tutto il mondo occidentale, che testimonia anche la definitiva separazione tra politica e arte di governo. Tutto cambierebbe se i riformisti ritrovassero una voce forte, minacciassero la rottura, superassero i confini della fedeltà al partito e trovassero le ragioni della lealtà al paese. Accadrà? Forse, ma non ora. A un metro dal burrone nel riparleremo.

Carlo Calenda Leader Nazionale di Azione –
Serena Brandini Coordinamento Nazionale Azione
Massimo Pinardi Coordinatore Parma in Azione
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