Calo imprese femminili, Passeri (Donna Impresa Confartigianato Parma): “Bisogna combattere i pregiudizi di genere”

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A Parma le imprese femminili sono passate da 9.303 a 9.079 e rappresentano il 20,6% del totale: quelle del commercio sono 2.077 (-5,1% rispetto al giugno 2022), nell’ambito dei servizi alle imprese, le aziende femminili sono 2.085 (+1,6%) e quelle dei servizi alla persona 1032.

1.294 sono le imprese del comparto agricolo (-3,2). Solo 358 le imprese femminili nelle costruzioni e 751 nell’industria (rilevazione Cciaa dell’Emilia).

“Dovremmo chiederci perché le donne prediligano ambiti commerciali o servizi alle imprese rispetto a industria, costruzioni e ristorazione. Il motivo sarebbe da rintracciare, a mio parere, negli ostacoli da sempre presenti e fra questi ci sono gli atteggiamenti sociali e culturali, la mancanza di formazione imprenditoriale adeguata, la difficoltà nell’accesso ai finanziamenti e la sfida di conciliare l’attività autonoma di impresa con l’impegno familiare. Ma non solo. E varrebbe la pena di indagare le motivazioni profonde di queste scelte.

 

† Dialogo tra Maria Maddalena e Andrea Marsiletti sul lungolago di Tiberiade

 

Così Francesca Passeri, presidente di Donna Impresa Confartigianato Parma commenta i dati pubblicati recentemente dalla Camera di Commercio dell’Emilia che vedono in lieve contrazione l’imprenditoria femminile con un andamento analogo nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. La flessione, in particolare riguarda il commercio e l’agricoltura, mentre i servizi sono ancora in crescita.

“Industria e costruzioni raggiungono una percentuale troppo bassa di imprese femminili in un territorio produttivo quale è il nostro, non tanto per il radicamento di un modello patriarcale in questi settori, piuttosto per una reale mancanza di formazione specialistica, nonostante il numero di donne laureate in Italia sia superiore rispetto a quello degli uomini. Per fare in modo che la tendenza si inverta sono necessari nuovi percorsi culturali per giovani studentesse inerenti le materie STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), ma anche processi di rigenerazione delle politiche territoriali per far rientrare un’ottica al femminile nel potenziale innovativo strutturale, combattendo i pregiudizi di genere, sfidare gli stereotipi e promuovendo una cultura che valorizzi e sostenga le imprenditrici”.

 

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