Come valutare l’efficacia delle campagne elettorali dei candidati sindaco di Parma (di Andrea Marsiletti)

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Lombatti

Dopo essere stati per due anni virologi e oggi esperti di Donbass, c’è da scommettere che nei prossimi due mesi che ci separano dalle comunali di Parma ci riscopriremo tutti comunicatori elettorali e campaign manager.

Quello sta facendo una campagna penosa“, “Mamma mia, sta sbagliando tutto!“, “Te l’avevo detto che sa come muoversi” saranno frasi che noi sentiremo ripetere fino alla noia, i candidati fino alla nausea.

Sì, è vero che le grandi società di comunicazione nazionali ingaggiate dai candidati hanno la propensione a vendere fumo, a importare format più o meno standard che spesso risultano avulsi dal contesto locale che non conoscono e quindi inefficaci, ma è altrettanto vero che non possono essere giudicate o derise dal primo che passa per strada che non si prende neppure la briga di sviluppare un ragionamento logico.

Premesso che chi scrive non si ritiene un esperto di campagne elettorali, non fosse altro perchè fa un altro lavoro, provo a dare qualche elemento di conoscenza e riferimento di valutazione.

L’efficacia di una campagna si può giudicare da tre parametri: chiarezza del messaggio, profilo del candidato, posizionamento politico.

Chiarezza del messaggio. Il messaggio comunicato dal candidato è chiaro? Si capisce cosa intende fare per risolvere quel determinato problema? Le proposte sono concrete o utilizza frasi generiche, oscure, complesse, fumose o peggio, ambigue per non prendere posizione e non scontentare nessuno? “Il grande nemico di un linguaggio chiaro è l’insincerità. Quando c’è uno scostamento tra gli scopi reali e quelli dichiarati, uno si dà quasi d’istinto a parole lunghe e frasi spompate, come una seppia sputa l’inchiostro” scriveva nel 1946 George Orwell a proposito del linguaggio politico. Qui si arriva alla posizione estrema di Massimo Rutigliano che chiede ai candidati un pronunciamento secco, un “sì” o un “no”, sui vari temi (leggi). Il messaggio non chiaro è un errore e una penalizzazione elettorali.

Profilo del candidato. La campagna elettorale sta riuscendo a definire e a far conoscere il profilo del candidato? Che persona è, quali sono la sua storia e le sue competenze? Sì, va bene, anche se preferisce i gatti o i cani, ma sopratutto quali sono le sue qualità personali che possono fare di lui un bravo amministratore.

Posizionamento politico. Il posizionamento politico è diverso dall’orientamento politico. Quest’ultimo è la propensione dell’elettore a supportare un partito politico piuttosto che un’altro, un’ideologia piuttosto che un’altra. Il posizionamento politico è un’attività di marketing politico che mette il brand (partito o candidato) nella testa del potenziale elettore in una posizione ben specifica e quanto più possibile predominante. L’obiettivo è che il brand sia percepito come differente dagli altri e che sia rilevante per il target di elettori a cui ci si rivolge. E che questo lo renda preferibile per il potenziale elettore. In sostanza il posizionamento politico serve per far sì che un partito o un candidato siano le prime opzioni per l’elettore con un determinato orientamento politico.

Ovviamente non basta fare una bella campagna elettorale per vincere le elezioni, perchè servono blocchi politici o sociali alle spalle, idee, leadership, soldi, ospitalità dei media.

Ma se fai una brutta campagna elettorale sicuramente le elezioni le perdi.

Andrea Marsiletti