Il centrosinistra vince in Italia ma a Parma perde anche Salsomaggiore

31/05/2011

Comincio ad azzeccare un po’ troppi pronostici elettorali.
Con la vittoria ieri di Giovanni Carancini a Salso ho fatto quasi l’en plain nelle previsioni sulle amministrative 2011 di Parma. Ma forse non erano così difficili e quindi vado più orgoglioso di avere profetizzato in tempi non sospetti che la sinistra unita (Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Italia dei Valori) avrebbe preso più voti del PD (clicca qui). Le trascinanti vittorie di Pisapia a Milano e di De Magistris a Napoli, candidature alle quali il PD si è opposto tanto alle primarie quanto alle elezioni, ma anche le vittorie di Cagliari e in altri Comuni, e prima ancora di Vendola in Puglia, mi stanno dando ragione.
Ieri la Sinistra vinto in tutta Italia, ma ha perso a Salsomaggiore, guardacaso dove il pallino lo hanno tenuto in mano dall’inizio alla fine i vertici locali e provinciali del PD. La Sinistra ha il vento in poppa, però questi geni del PD a Salso l’hanno buttata fuori dalla coalizione preferendogli tre ex o post fascisti o esponenti della destra che dir si voglia, che tutti insieme hanno raccolto 29 preferenze. Per ottenere 29 preferenze hanno spaccato la coalizione in quattro candidature. Mica male!
Ma l’harakiri era iniziato un anno prima con un’azione di delegittimazione dell’amministrazione in carica di centrosinistra guidata dal sindaco Massimo Tedeschi, poi bruciando le due candidature di Mario Ceriati e Fausto Delfante. Al fotofinish hanno ripiegato sulla sorella del Ceriati bruciato (evidentemente una famiglia predestinata alla candidatura), Anna Rosa Ceriati, una professionista stimata a Salso per la sua attività di pediatra ma che non aveva mai visto un delibera avendo fatto dell’altro per tutta la vita.
Il PD si gioca la carta del nuovismo e della discontinuità, un escamotage elettorale disperato, ma poi ricandidano quasi tutti gli assessori e consiglieri comunali uscenti. Un controsenso surreale.
A questo punto parte l’alleanzismo, il calcolo elettorale con il pallottoliere, e imbarcano nella loro coalizione un ex sindaco di An che loro stessi cinque anni prima avevano sfiduciato, un ex assessore di centrodestra e, per l’appunto, tre esponenti di Futuro e Libertà rispetto ai quali la Sinistra pone il veto. Ma, come detto, il PD di Parma tra la destra e la sinistra sceglie la destra. Con il risulto finale che sappiamo.
E così, caso unico in Emilia Romagna, oggi il 67,6% dei cittadini della nostra provincia è amministrato da Comuni non di centrosinistra, tra i quali spiccano Parma, Fidenza, Salsomaggiore, Noceto, Medesano, San Secondo, Torrile, Soragna. Il tutto grazie soprattutto ad una classe dirigente del PD protagonista di errori clamorosi e tragicomici (forse ineguagliabili la gestione e la sconfitta di Fidenza, uno dei feudi più rossi dell’Emilia) che dovrebbero diventare case study di incapacità politica all’Università. In pochi anni sono riusciti dilapidare un capitale di storia politica di sinistra accumulato in decenni.
Chiudo con una battuta che mi ha raccontato a cena un dirigente del PD di Borgotaro, che era stato contattato dai vertici provinciali del partito che gli chiedevano come potevano contribuire alla campagna elettorale. Lui gli ha risposto: “Grazie per l’interessamento, ma qui ci pensiamo noi. Voi non fate nulla e state a Parma. E’ sufficiente questo”. Così è stato e infatti il centrosinistra a Borgotaro ha vinto in scioltezza.

Andrea Marsiletti


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