In memoria di Diego

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Ci ha lasciati il più grande.

Noi che amiamo il calcio siamo orfani ormai da decenni delle geste di Diego Armando Maradona. La morte del giocatore quindi era già sancita quando il numero 10 argentino ha terminato con il gioco. La scomparsa dell’uomo da questo mondo non fa altro che amplificare la perdita e la certezza che un giocatore così non si troverà mai più.

Ieri sera il Napoli ha omaggiato il suo idolo con una prestazione maiuscola e con la rete del piccolo scugnizzo. Insigne è nato nel 1991 quando la parabola del Dio napoletano era ormai in fase discendente, eppure è cresciuto come tutti quelli della sua generazione sul racconto e sull’idolatria di Diego. E lo ha ricordato segnando su calcio piazzato, un tiro secco che ha sfiorato la barriea e si è infilata a filo palo. I baci sulla maglia commemorativa ha sigillato la serata in cui il Napoli sceso in campo con la maglietta della nazionale argentina, ha stropiacciato la Roma con un secco 4-0 ( Insigne, appunto, e poi Fabian Ruiz, Politano, Mertens). Era troppo forte il Napoli spinto dall’onda emotiva o era troppo fragile la Roma con uno Dzeko ancora convalescente? Di fronte a risultati così è sempre arduo stabilire il confine tra i meriti propri e le lacune altrui.

Certo è che aver messo un centrocampista in più al posto di un trequartista ha dato maggiore solidità alla manovra.

Nel pomeriggio il Milan batte la Fiorentina dimostrando ormai una sicurezza tipica di chi ormai ha metabolizzato la propria crescita. Un due a zero senza repliche che ha confermato i rossoneri al vertice della classifica. In un campionato da tira e molla la squadra guidata da Pioli si conferma la più lineare e costante. Qualità rare in questo calcio in cui il fattore campo è ormai defunto e vincere un filotto di partite di fila una chimera.

Dietro la lavagna finisce la Juventus. Il pareggio di Benevento non è che l’ennesimo campanello di allarme. Non sono bastati i pareggi contro Verona, Crotone e la vittoria in extremis contro gli ungheresi in Champions per dare la sveglia a una squadra che si specchia troppo su se stessa e che quando manca CR7 sembra smarrita. Pirlo sta iniziando ad esaurire i bonus che la dirigenza e i tifosi gli hanno accordato sulle ali dell’entusiasmo. Lo scetticismo di qualcuno sulla inesperienza inzia a trovar riscontro nelle parole con cui Pirlo difende la squadra ammettendo inesperienza di molti giovani, quando forse una strigliata sarebbe opportuna. Non sappiamo ovviamente cosa succede all’interno dello spogliatoio e le misure che stanno prendendo per migliorare la qualita del gioco e l’aggressione verso la palla.

Pareggiare in campionato contro piccole squadre è grave, ma nulla è paragonabile alla fase degli scontri diretti della Champions.

C’è tempo ma il tempo è un valore raro che tende ad esaurirsi.

Gianni Bandiera