INTERVISTA – Giorgio Pagliari: “Michele Guerra potrà contare su di me. Vignali riavvolge un film con qualche grosso ritocco delle scene peggiori”

Lombatti
Giorgio Pagliari

Dai banchi della minoranza Giorgio Pagliari è stato il principale oppositore dell’Amministrazione Vignali dal 2007 al 2011.

Lo abbiamo intervistato per chiedergli un commento sulla (ri)candidatura di Vignali, su quella di Guerra e sul suo ruolo in questa campagna elettorale.

Sei stato il capogruppo del Pd che ha condotto una dura opposizione all’Amministrazione Vignali fino alla sua caduta nel 2011. Adesso Vignali è di nuovo candidato sindaco. Cosa ricordi di quegli anni?

Ricordo il disordine dell’Amministrazione, alcune scelte veramente incomprensibili, la disastrosa gestione delle Società Partecipate e le troppe volte in cui, come Capogruppo del PD in Consiglio Comunale, ho dovuto ricordare che la via della soddisfazione degli interessi particolari, non avrebbe mai portato a soddisfare l’interesse della collettività.

Ricordo anche la reazione della gente tradottasi anche in manifestazioni pubbliche sotto i portici del Municipio e i gesti di riconoscenza spontanei delle persone per strada, dopo le dimissioni della Giunta comunale.

Che riflessioni fai sul ritorno da protagonista di Vignali sulla scena politica locale?

La scelta personale, naturalmente, non la discuto perchè rientra nella piena libertà della persona. La voglia di rivincita è umanamente comprensibile.

Sul piano politico, mi sembra un tentativo di riavvolgere un film, con qualche grosso ritocco delle peggiori scene. Resta, però, datato, non da premio Oscar e non mi pare ciò di cui Parma ha bisogno.

Il Pd, alla fine di un percorso durato mesi, è arrivato a sostenere la candidatura di Michele Guerra. Come hai vissuto questo percorso?

La candidatura di Michele Guerra a me è parsa una carta importante già da alcuni anni, per il resto dico che tutto è bene quel che finisce bene.

Quali credi siano i punti di forza della candidatura di Guerra?

Michele Guerra è una persona che si è già conquistata nella vita una posizione di assoluto prestigio. Non ha, di conseguenza, bisogno della carriera politica, ma ha la libertà di scegliere se impegnarsi politicamente o non impegnarsi. E questa libertà è fondamentale per essere un Politico e non uno che sta in politica perchè ne ha bisogno.

Nel primo caso, si è capaci di esercitare la funzione pubblica coniugando idealità e concretezza in funzione del perseguimento dell’interesse collettivo; nel secondo caso, c’è solo spazio per il tatticismo, che riduce l’azione amministrativa ad uno strumento del proprio interesse senza alcuna visione.

Quale campagna elettorale vedi avvicinarsi?

Una campagna elettorale sicuramente molto affollata di candidati, probabilmente molto nervosa e con un alto rischio di personalizzazione. La leadership nella prossima campagna elettorale, secondo me, si conquisterà se si saprà star fuori dal politichese e dalla polemica spicciola che è il segno del vuoto delle idee, caratterizzando la propria presenza in campagna elettorale, con proposte concrete e credibili lontane dalla demagogia.

Quale sarà il tuo ruolo nei prossimi mesi?

Il mio sarà il ruolo di un sostenitore convinto per la stima che ho per Michele Guerra e per attenuare il “senso di colpa”, che ogni tanto mi viene per essere stato tra coloro che lo hanno spinto a questa scelta. Una scelta che riguarda una prospettiva insieme affascinante, delicatissima e molto complessa. Consapevole che gli amici si vedono in queste situazioni, Michele potrà contare su di me.

Andrea Marsiletti