INTERVISTA – Stefano Arduini (Vita): “La cooperazione sociale non racconti solo quello che fa, ma come e perchè lo fa”

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Vita è una delle voci più autorevoli sul Terzo Settore a livello nazionale.

Disponibile come quotidiano online e magazine telematico e cartaceo, la rivista racconta da trent’anni un mondo variegato con affidabilità e credibilità.

ProgesMag ha intervistato il suo direttore responsabile Stefano Arduini.

Direttore, raccontaci la storia di Vita.

Vita nasce nel 1994. Il 1994 è stato un anno generativo per il mondo del terzo settore: sono nati Emergecy, i comitati che fonderanno Banca Etica, il primo abbozzo del Forum Terzo Settore, una normativa che è andata a definire un settore prima abbastanza sconosciuto e senza confini chiari.

L’iniziativa editoriale di Vita parte da un’intuizione di Riccardo Bonacina che ancora sta alla base del giornale: promuovere e diffondere la cultura e la pratica della solidarietà, del volontariato, dello sviluppo sostenibile e della responsabilità sociale e civile; creare attenzione sui grandi cantieri del welfare e sulle interconnessioni positive tra profit, non profit e pubbliche amministrazioni; consentire e favorire l’incontro—online e offline—di tutti i soggetti sociali coinvolti, con lo scopo e l’ambizione di generare dibattito, idee e valore condiviso.

Eravamo, a nostro modo, “L’Espresso” del Terzo Settore, con Riccardo che veniva invitato in più occasioni al Maurizio Costanzo Show e ai tavoli istituzioni.

Siamo stati tra i primi negli anni 2000 ad andare online. Oggi Vita.it è nei fatti un quotidiano online sulle nostre tematiche, con contenuti quasi tutti aperti perchè riteniamo che l’informazione sia un bene comune. Alla rivista su abbonamento aggiungiamo prodotti editoriali quali approfondimenti mensili, instant book, newsletter.

A trent’anni di distanza che cosa pensi?

Penso che quel modello abbia continuato e continui a funzionare, con le dovute evoluzioni: le organizzazioni del Terzo Settore (all’inizio dodici, oggi più di ottanta) costituiscono il nostro Comitato Editoriale, oltre a rappresentare le fonti di primo livello e la prima audience. Sono loro il nostro editore.

E’ rimasta la volontà di raccontare il mondo del Terzo Settore, ma rispetto a trent’anni fa abbiamo allargato il perimetro. Fermi restando i nostri valori (operare non nella logica di massimizzare i profitti, attenzione all’interesse generale, solidarietà, diritti, cittadinanza attiva) ci sentiamo perfettamente abilitati a raccontare cosa succede nel mondo dell’economia, all’estero, nella politica. Non vogliamo essere il bollettino del terzo settore e dei suoi soggetti più visibili ma utilizzare quei valori per leggere la realtà, per parlare di futuro, di intelligenza artificiale, di start up, con lo sguardo aperto a tutto ciò che è intorno a noi.

Quali progetti futuri per Vita?

Vita è una spa che per statuto non distribuisce utili, da qualche anno diventata anche impresa sociale. Ha tanti amici ma non ha padroni, e ciò ci dà grande libertà.

Però dobbiamo stare sul mercato, essere letti.

Siamo oggetto di grande attenzione da parte di una fascia medio alta di persone; la sfida futura (e in questo il digitale ci aiuta) sarà riuscire a parlare un linguaggio più pop e raggiungere un pubblico più giovane.

Cosa e come dovrebbe comunicare la cooperazione sociale?

La cooperazione sociale, come tutto il resto del Paese, sta vivendo un momento di grande trasformazione. Negli anni ’90, pur in ambito ristretto, godeva di ottima stampa e cresceva sul carisma di alcuni personaggi che hanno fatto la sua storia. Aveva un imprinting valoriale molto forte di chi, in un qualche modo, voleva cambiare il mondo e faceva di questo obiettivo il proprio impegno sociale.

Nel tempo quello spirito identitario si è un pò raffreddato.

Se oggi vai in una grande cooperativa e parli con i suoi lavoratori ti accorgi che loro stessi fanno fatica a capire che operano in un contesto diverso da un’impresa tradizionale che gestisce RSA.

La cooperazione sociale ha quindi un grandissimo bisogno di raccontare al suo interno e fuori il valore che esprime e la sua la distintività. Oggi, poi, la stampa è molto pronta a mettere nel mirino le cooperative, anche perchè è difficile capire la differenza tra una cooperativa e una qualsiasi altra tipologia di impresa.

Te la semplifico così: la cooperazione sociale non dovrebbe solo raccontare cosa fa, ma come e perchè lo fa.

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