Italia Viva Parma: “Questa crisi non è una crisi al buio, ma è una crisi per uscire dal buio”

«Questa crisi non è una crisi al buio, ma è una crisi per uscire dal buio».

Così il coordinamento provinciale di Italia Viva ha riassunto e spiegato, in una frase, il significato delle azioni di Matteo Renzi e del partito. Questa crisi è il risultato di un anno vissuto nella precarietà, nella paura, nella sofferenza.

«Italia Viva ha ben presente quali sono i problemi del Paese, il nostro ultimo e drastico gesto c’è stato perché vogliamo portare il nostro contributo e lo faremo con estrema responsabilità. In quest’anno di Governo abbiamo fatto tutto il possibile per cercare di sollecitare alcune risposte e la causa di questa crisi sono i troppi errori e la troppa disinvoltura nelle forzature istituzionali e i pochi risultati concreti».

Si pensi alle famiglie, ai lavoratori ora non più lavoratori, alle attività, ai bar, ai ristoranti: tutti in ginocchio in un clima di totale incertezza. Si pensi alla scuola, pilastro fondamentale, diritto inalienabile per l’umanità intera. Mancano le risposte, come ha anche sottolineato il presidente di Confindustria Bonomi. Continueremo a combattere affinché «la democrazia non possa essere messa in lockdown».

Il nostro impegno sarà totale come sempre abbiamo fatto:« Ricordiamoci che quest’anno l’unica riforma organica è venuta da Italia Viva ed è quella del Family Act che, grazie al lavoro della ministra Bonetti, ha portato all’assegno unico familiare: primo vero segnale di sostegno per le nostre famiglie».

Altre risposte concrete le potremmo dare grazie al Mes: la salute deve essere garantita a tutti con ogni mezzo e «il Mes è l’occasione storica per ammodernare il nostro servizio sanitario nazionale». Altrettanto importante e necessaria per salvare il Paese la revisione del Recovery Fund:«Sul Recovery è mancata la concentrazione ed il confronto con gli enti locali, le regioni, i soggetti sindacali e gi altri attori delle categorie economiche Un piano epocale che rischiava di cadere nelle mani di una struttura esterna alle istituzioni e che solo grazie al nostro intervento è stato rivisto». Ecco, tutto questo (e tanto altro) ci fa dire che «oggi più che mai, serve un cambiamento di metodo e di merito».