INTERVISTA – Lorenzo Lavagetto (Pd): “Le primarie sono il primo strumento di selezione del candidato sindaco alle prossime comunali di Parma”

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Lorenzo Lavagetto, capogruppo del Pd in Consiglio comunale a Parma

Intervista a Lorenzo Lavagetto, capogruppo del Pd in Consiglio comunale a Parma.

Com’è stata, fin qui, la tua esperienza di capogruppo in Consiglio comunale?

Sul piano personale è stata sicuramente un’esperienza positiva che mi ha insegnato molto. La conoscenza della macchina comunale non si può improvvisare; le dinamiche interne, i processi e i punti decisionali si acquisiscono solo entrando in Municipio. All’interno del nostro gruppo abbiamo creato un ottimo rapporto di collaborazione e unità (anche con gli altri consiglieri di minoranza del centrosinistra), e di amicizia, sebbene siamo persone provenienti da storie diverse.

Adesso dobbiamo essere capaci di trasferire il lavoro svolto in un confronto aperto con i cittadini. A riguardo faremo iniziative in questo ultimo anno e mezzo di mandato.

Abbiamo lavorato nell’interesse della città e credo che questa correttezza possa essere apprezzata. Sotto il profilo politico avremmo voluto incidere molto di più, ma purtroppo la maggioranza non ci dà mai ascolto.

L’accusa che la maggioranza vi ha spesso rivolto è di aver fatto critiche pregiudiziali e strumentali…

Sciocchezze. Ti faccio alcuni esempi: insieme agli altri gruppi di centro sinistra, abbiamo condotto una battaglia contro il regolamento per le persone con disabilità (anche un pò da soli a sinistra, se devo dirla tutta) che rappresentava un elemento politico molto importante dell’Amministrazione Pizzarotti. Dopo due anni è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso dell’Associazione “Prima gli ultimi” che ha stabilito che avevamo ragione. Ciò dimostra che evidentemente ci eravamo confrontati sul merito e che non c’era alcuna strumentalità pregiudiziale. Semplicemente non condividevamo quanto proposto dalla maggioranza, ma la maggioranza non ci ha voluto ascoltare.

A dicembre abbiamo presentato una conseguente mozione perché fossero restituite alle persone con disabilità le somme illegittimamente incassate dal Comune, ma purtroppo è stata bocciata.

Ne abbiamo depositata un’altra per incrementare la soglia dell’addizionale Irpef da 10.000 a 15.000 euro. Non siamo riusciti a farla approvare.

A riprova, abbiamo approvato le delibere della maggioranza per l’eliminazione della Tari per le imprese commerciali e le associazioni chiuse durante il lockdown (anche se avremmo preferito l’annullamento al rimborso).

Ci è stata però bocciata una richiesta per ulteriori sostegni a imprese, così come non sono passate le nostre mozioni sull’ulteriore esenzione dagli affitti per i luoghi della cultura chiusi quali teatri e cinema, e associazioni (che oggi non possono somministrare neppure ai soci).

Alla luce della crescita della popolazione anziana negli anni abbiamo proposto investimenti sul welfare, semplificazioni burocratiche, interventi più concreti sulla mobilità, maggiore cura degli spazi pubblici, senza dimenticare la mozione sull’emergenza climatica, grande problema di Parma.

Tutte queste sono questioni di merito che riguardano situazioni di oggettiva difficoltà sulle quali avremmo voluto la convergenza dell’Amministrazione che purtroppo non vi è stata.

La nostra azione politica è stata pressoché sempre respinta, e ciò pone un problema di relazione con la maggioranza.

Quindi, quale rapporto con Effetto Parma in vista delle comunali del 2022?

Per me dobbiamo convincere le cittadine e i cittadini di Parma con la nostra proposta e in questo senso dobbiamo dialogare prima di tutto con loro e sul piano politico con le forze politiche che si definiscono progressiste, a 360°. In questo campo il rapporto non è tanto quello con Effetto Parma (il cui valore aggiunto lo abbiamo già visto alle regionali, che valgono più di qualunque sondaggio), bensì quello con i tanti cittadini che non si sentono adeguatamente rappresentati da questo o quel soggetto politico (ma ai quali interessa il bene collettivo) e con i mondi civici con i quali abbiamo costruito l’alleanza nel 2017, con il M5S che è un alleato di governo del Pd e con le aree ambientaliste e di sinistra che pure rappresentano una parte dei nostri cittadini.

Tornando a Effetto Parma, siamo all’opposizione da otto anni: inoltre ora c’è la vicenda Svoltare che necessita di un cambio di pagina. Ipotizzare un confronto senza segnali concreti di discontinuità mi parrebbe complesso.

Tralasciando il fatto che in questi giorni ci hanno chiamato “sciacalli”, che ci dicono che i nostri elettori ci definiscono “tafazziani” e che affermano che siamo pregiudiziali, ecc. ecc… mentre sarebbe facile replicare che loro cercano di difendere l’indifendibile e molto altro ancora. Comunque la si veda, io non considero il rapporto con Effetto Parma il primo problema. La priorità del centrosinistra è quella di costruire un progetto serio e affidabile per la città e una squadra credibile, senza dimenticare il passato ma con lo sguardo al futuro.

Quale percorso del centrosinistra da qui al 2022?

La coalizione deve darsi un’identità partendo dalla sensibilità valoriale e politica che accomuna le persone. Dobbiamo incontrare i cittadini e insieme a loro, senza steccati di partito che alle elezioni amministrative sono limitanti, scegliere dove vogliamo portare la città nel lungo periodo. Il Pd metta a disposizione i suoi circoli e la sua rete territoriale per raccogliere e confrontare idee e proposte per realizzare questo programma, cercando di valorizzare il lavoro svolto dai gruppi di centrosinistra in Consiglio.
 
Si sta tornando a parlare di primarie per la selezione del candidato sindaco di Parma del centrosinistra. Qual è la tua opinione a riguardo?

Di primarie, semmai, si parla troppo poco, bisognerebbe farlo di più. Sono uno strumento che a me è sempre piaciuto, sono entrato nel Pd perché c’era questa possibilità: consente processi politici alla luce del sole, altrimenti spesso sostituiti da giochi di poltrone.

Di fronte a un’elezione comunale dalla portata decennale e in una fase di così forte cambiamento, il Pd è chiamato a utilizzare le primarie nel caso ci siano più candidature. E deve farlo senza paura perché, se applicate in modo intelligente (come è accaduto in tanti Comuni della provincia nei quali sindaci che hanno governato per due mandati sono stati individuati con questa modalità), hanno dimostrato di funzionare. Aggiungo che proprio le primarie hanno aperto il PD alla partecipazione di tanti cittadini che hanno contribuito non solo alla scelta del candidato ma che le hanno vissute come un percorso virtuoso per apportare idee ed entusiasmo, e questa è linfa vitale per chiunque intende far politica nell’interesse della collettività.

Serve lo spirito giusto, ovvero voler comporre intorno a una figura una proposta politica condivisa, una condivisione che deve e può essere costruita prima, durante e dopo. Non vorrei che si pensasse che per il solo fatto di evitare le primarie le differenze, tanto nel Pd quanto nella coalizione, vengano eliminate.

Sono convinto che esse siano il primo strumento di selezione, indipendentemente dalle previsioni di questo o quel statuto.

Dico di più, bisognerebbe fissare la data appena la pandemia lo consentirà, senza ritardi, programmandole nei giusti tempi.

Andrea Marsiletti