L’assessorato più difficile del Comune di Parma. INTERVISTA a Ettore Brianti

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Ettore Brianti

Ettore Brianti è probabilmente l’assessore del Comune di Parma che deve affrontare le questioni più complesse: il sociale, le nuove povertà, l’emergenza abitativa, la sanità, il carcere, l’accoglienza/immigrazione.

Bisogni che crescono sempre di più, talvolta in modo esponenziale. Con risorse pubbliche notoriamente insufficienti.

E’ l’assessorato più difficile del Comune di Parma.

Abbiamo rivolto alcune domande a Ettore Brianti.

Segue la prima parte della sua intervista.

Assessore, quali sono le novità fin qui portate nel settore del welfare dall’Amministrazione Guerra?

Se parliamo di innovazione organizzativa e partecipativa citerei il Patto Sociale per Parma, presentato in giugno con circa 700 persone in presenza o collegati in streaming. Con il Patto Sociale è stato avviato un percorso di partecipazione, programmazione e attuazione di progetti e azioni che vedono coinvolti tutti i principali soggetti che si occupano del welfare della nostra città.

Il Patto Sociale è suddiviso in quattro aree.

La prima è rappresentata dall’Osservatorio delle Politiche Sociali che vede protagonista la nostra Università, in particolare il CIRS, con l’attivazione di due laboratori: il primo ci supporterà nella programmazione delle politiche sociali attraverso una loro validazione, anche scientifica, in particolare sui temi delle Case di Comunità, salute mentale degli adulti e dei giovani in età evolutiva (i casi di autismo a Parma, ad esempio, sono cresciuti da 80 ragazzi nel 2008 a circa 700 di oggi), politiche abitative; il secondo laboratorio elaborerà banche dati sociali e sanitarie utilizzando informazioni provenienti dal Comune, Aziende Sanitarie, Caritas, cooperazione sociale e definirà indicatori sociali attraverso i quali monitorare i risultati ottenuti. Per essere concreti dobbiamo sapere in quale direzione stiamo andando, a fronte dell’utilizzo di importanti risorse professionali, del volontariato e anche economiche.

 

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Chi guida questo processo?

Il cuore del Patto Sociale è la Cabina di Regia, già attiva, composta da rappresentanti di Terzo Settore, cooperazione sociale, CSV, Aziende Sanitarie, Università e organizzazioni sindacali. La Cabina di Regia, coordinata dall’assessorato alle politiche sociali, definirà le progettazioni e il monitoraggio dei risultati.

Accanto alla Cabina di Regia operano gruppi di lavoro formati da 120 professionisti del settore sociale, delle Aziende Sanitarie, cooperazione sociale e volontari che hanno già prodotto in questi mesi protocolli e azioni inerenti, per esempio, l’evoluzione delle Case della Salute in Case di Comunità, salute mentale, dimissioni difficili e protette dagli ospedali in supporto alle famiglie, fragilità estreme, disabilità, famiglie ed istituti penitenziari.

Nella quarta area del Patto sociale ci sono gli stakeholder esterni, rappresentati delle Fondazioni (Fondazioni bancarie, culturali come Teatro Regio e Toscanini e altre) e del mondo economico che attraverso progetti di welfare aziendali possono integrarsi con le nostre progettualità migliorando in questo modo il welfare complessivo della Comunità.

In campo sanitario cosa state facendo?

La tutela della salute dei nostri cittadini è cruciale per questa Amministrazione comunale. La nostra presenza all’interno della Conferenza Socio Sanitaria è di fondamentale importanza, così come la Presidenza del Comitato di Distretto, proprio per sviluppare politiche attive sia sociali che sanitarie. Il rapporto con la Regione è collaborativo e ciò ci ha permesso di svolgere un ruolo determinate all’interno della programmazione ospedaliera nel finanziamento di circa 29 milioni di euro per la realizzazione della nuova struttura dell’Emergenza/Urgenza collocata in Ospedale che ci permetterà di avere un sistema ulteriormente efficiente nell’affrontare situazioni critiche per la vita delle persone (gravi traumi, infarto, ictus, ecc).

Il progetto di fusione delle due aziende sanitarie sta andando avanti e noi lo stiamo supportando in tutte le sedi istituzionali a cui partecipiamo. Con le Aziende Sanitarie abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione che ci permette di sviluppare tanti progetti di integrazione anche molto innovativi come, ad esempio, la Casa della Comunità del quartiere Pablo che verrà inserita all’interno dell’Ospedale con un forte legame con il quartiere.

Quello della casa è un altro problema serissimo.

L’emergenza abitativa è ormai una costante in tutte le città, in particolare in quelle universitarie e di attrazione culturale e artistica. Parma non fa eccezione.

Innanzitutto in Comune abbiamo creato un nuovo settore delle politiche abitative all’interno del Sociale, con una sua dirigenza e con un suo assetto organizzativo. E’ in corso la riorganizzazione dell’Agenzia della Locazione che diventerà sempre di più una struttura autonoma nell’organizzazione con lo scopo anche di intercettare le disponibilità di appartamenti privati vuoti. Particolare attenzione è rivolta alle persone sfrattate: daremo avvio, insieme a sindacati e ordine degli avvocati, a un ufficio di prevenzione degli sfratti che possa evitare, per quanto possibile, queste gravissime situazioni.

Il patrimonio abitativo comunale consta di circa 4.000 appartamenti gestiti da ACER per la quasi totalità ERP (ex case popolari). 385 erano vuoti in quanto necessitavano di interventi strutturali.

Dopo un’attenta mappatura dei lavori da eseguire abbiamo stimato un importo complessivo di circa 5 milioni per recuperare quei 385 appartamenti e rimetterli a disposizione della città.

 

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Chi paga?

Recuperare le risorse non è stato banale.

Abbiamo presentato il piano triennale “Fa la casa giusta! Parma abitare sociale” nel quale il Comune ha avviato il processo investendo 1 milione di euro; poi abbiamo chiesto supporto ad altri soggetti, in primis alla Fondazione Cariparma che ha contribuito per 1,5 milioni, alla Regione e ad Acer, fino al completo ottenimento dell’importo necessario.

I lavori sono a buon punto: circa 60/70 appartamenti sono già ora stati messi a disposizione, a fine anno arriveremo a 200, per terminare nel febbraio 2024.

Cambieremo il regolamento Acer di accesso alle abitazioni, datato 2015, rendendolo uno strumento più flessibile e modificando le modalità di punteggio nell’assegnazione degli alloggi, favorendo le coppie under 36, le coppie giovani con figli, gli anziani soli che accolgono studenti universitari, disabili.

Nella programmazione condivisa l’Università potenzierà gli alloggi per studenti.

Il Comune, inoltre, metterà a disposizione aree per l’edilizia residenziale sociale privata.

Con le risorse del PNRR realizzeremo circa 100 alloggi sul modello del “mosaico abitativo” in cui anziani autosufficienti, giovani coppie, studenti potranno alloggiare in un nuovo contesto abitativo all’interno del nuovo Parco Intergenerazionale di Villa Parma che sarà aperto al quartiere e non solo.

Alla fine, tra edilizia pubblica ed edilizia privata sociale, arriveremo a 1.000 nuovi alloggi per un importo complessivo di lavori pari a 94 milioni di euro.

Andrea Marsiletti

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