INTERVISTA – Giorgio Pagliari: “Anche sull’aeroporto Guerra ha dimostrato qualità, fermezza e ‘spina dorsale’. Non si sottovaluti la crescita qualitativa della minoranza”

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Giorgio Pagliari

Ti aspettavi il no di sei consiglieri di maggioranza (di cui 5 del Pd) alla delibera della giunta sull’allungamento della pista dell’aeroporto Verdi? Lo vedi il sintomo o il presagio di cosa?

Dell’esistenza di contrari si sapeva.

Sei no, sono oggettivamente un dato politicamente rilevante. Il “no”, infatti, è l’espressione di un dissenso netto, a differenza dell’astensione che indica la non condivisione di una scelta, ma non dell’azione complessiva. E un “no” è un “no”, non serve accompagnarlo con attestazioni di stima.

La sensazione che i no (o taluni di essi) siano stati il frutto di scelte pregiudiziali appare confermata dal fatto che il voto contrario (ripeto, non l’astensione) è arrivato pur se nessuno dei dissidenti ha posto in dubbio la motivazione addotta dal sindaco per la scelta del sì condizionato, ovverossia la possibilità di maggior forza contrattuale a Comune in sede di conferenza di servizi con un tale pronunciamento.

“Sì condizionato” o “No superabile”…. quali differenze?

“Sì condizionato” (= approvo solo in caso di recepimento delle condizioni, altrimenti il mio voto dovrà intendersi negativo) e “No superabile” (= dirò sì se accogli le condizioni proposte) sono due facce della stessa medaglia, due modi per esprimere la stessa insoddisfazione, pur avendo effetti diversi nell’ambito della conferenza di servizi.

La maggioranza tutta, infine, ha sempre sostenuto la soluzione dell’aeroporto passeggeri, in quanto infrastruttura fondamentale per il sistema Parma, sottolineando giustamente la necessità di un suo potenziamento.

Su queste premesse il voto negativo è difficile da giustificare, salvo che non si voglia ricorrere alla tesi inaccettabile e risibile di quel dirigente nazionale pidino che ha commentato il voto dicendo che hanno prevalso gli affaristi. La Politica e la politica responsabile sono altro.

Quel voto resta, quindi, un’evidente forzatura (e certe successive prese di posizione lo hanno confermato). Onestà intellettuale vuole, però, che questo atteggiamento secondo me inaccettabile non porti a dimenticare che c’è una questione ambientale che, depurata dell’intransigenza di cui la colorano taluni esponenti cosiddetti ambientalisti, è un problema oggettivo, con cui la politica deve confrontarsi e rispetto alla quale deve individuare soluzioni bilanciate nel segno dello sviluppo sostenibile. Su questo terreno il riformismo tutto è chiamato a concentrarsi perché “chi si ferma è perduto”, ma chi si muove, negando il problema, produce uno sviluppo solo apparente, preludio della distruzione.

 

† Terra Santa 10 – Il “velo di Veronica”, un’altra stella femminile che brilla nella cristianità (di Andrea Marsiletti)

 

Quindi, adesso?

Questo passaggio può (e deve) essere l’occasione per un salto di qualità dell’azione della coalizione che, trainata dal sindaco che ne è il leader, deve (e può) chiarirsi, darsi delle regole più chiare, a partire da quelle che devono guidare una comunità politica. E la prima regola è il rispetto del principio democratico per il quale, con esclusione delle questioni etiche, i membri dei gruppi consiliari votano secondo l’orientamento risultato prevalente nel gruppo di riferimento. Giuseppe Dossetti, contrario alla Nato, persa la battaglia nella DC, andò a votare e votò favorevolmente nella sua qualità di deputato.

Nel complesso, quali pensi siano fin qui le qualità dimostrate da Guerra, quelle che non ti aspettavi e quelle che ti aspettavi quando hai sostenuto la sua candidatura a sindaco?

Proprio la vicenda dell’aeroporto dimostra la qualità di Michele Guerra.

Tirare le fila di una vicenda così complicata, affrontando confronti e scontri con i rappresentanti degli interessi coinvolti e le tensioni all’interno della maggioranza e della Giunta non è da tutti.

Ottenere il risultato, che ha conseguito, meno ancora.

Nulla era, infatti, scontato, considerato che molti passi, anche formali, erano stati posti in essere per trasformare il Giuseppe Verdi in un aeroporto cargo.

Ha dimostrato fermezza, “spina dorsale” e tenuta psicologica: doti indispensabili per ricoprire ruoli così difficili.

Credo che per primo il Pd dovrebbe apprezzare questo sindaco, espressione della società civile, estraneo al partitismo e portatore di valori forti.

Sia chiaro: anche lui ha margini di miglioramento, soprattutto legati all’esperienza, ma Parma è nelle mani di una persona che ha tutte le caratteristiche per lasciare il segno.

Il punto è “se lo lasceranno lavorare”.

Mi auguro che ciò che è avvenuto serva proprio a consolidare una maggioranza, che lo aiuti a sviluppare al meglio l’attività, assumendo fino in fondo e in tutti i suoi componenti il ruolo che le compete: quello di coprotagonista.

Guardando nell’opposizione, io noto un Priamo Bocchi che sta rappresentando una destra istituzionale, di merito, vorrei dire inappuntabile… cosa sbaglio?

Priamo Bocchi è sicuramente un protagonista della vita cittadina.

Pietro Vignali non mi sembra da meno.

Mi pare, però, che, nei quattro anni residui, vedremo crescere anche Federica Ubaldi e… Serena Brandini.

Ciò detto, con tutto il rispetto, mi permetto di sottolineare alla maggioranza la necessità di non sottovalutare la crescita qualitativa della presenza della minoranza. I numeri, infatti, risolvono il problema del voto consiliare ma non quello della valutazione dell’opinione pubblica, che è quella che conterà fra quattro anni.

Andrea Marsiletti

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