Reportage Belfast p3 – Il mio incontro ravvicinato con un combattente dell’IRA. FOTO

proges_4_21

Reportage Belfast – Pochi cimiteri sono “foscoliani” come quello di Miltown a Belfast.

Abbiamo studiato a scuola l’opera “Dei Sepolcri” nella quale Ugo Foscolo decantava il significato e la funzione delle tombe per i vivi come memoria privata e collettiva, come celebrazione dei valori e degli ideali che danno significato alla vita umana, dai sentimenti civili e quelli patriottici. Si spinse fino a esaltare le tombe come ispiratrici della poesia che, per il Foscolo, è la scuola più alta dell’umanità.

Il silenzioso e solenne cimitero di Miltown si trova nel quartiere cattolico di Falls road, quello che per decenni è stato l’epicentro della lotta dell’IRA (Irish Republican Army), e custodisce oltre due secoli di storia della causa indipendentista irlandese.

E’ qui, nel New Republican Plot, un vialetto circoscritto da un piccolo muro, costellato di lapidi ornati da corone di fiori e sormontato da un monumento sul quale sventola il tricolore irlandese, che sono seppelliti i corpi di Bobby Sands, il martire dell’IRA che si è lasciato morire di fame nelle prigioni inglesi nel 1981, e degli altri capi dell’organizzazione paramilitare.

(Guarda il video da brividi del funerale di Bobby Sands a Miltown)

Mentre entro nel cimitero mi avvicina una donna: “Ma cosa fai? Lo sai che cimitero è questo?”

“Certo che lo so, sono qui apposta.”

“E’ repubblicano. Qui sotto ci sono i militanti dell’IRA. Non entrateci, non ti rendi conto che la Polizia inglese vi sta guardando?”

Mi giro e in effetti vedo dei poliziotti, ma non ho l’impressione mi stiano controllando.

“Questa donna sarà una matta, non avrà retto alla perdita di un figlio” penso varcando la soglia.

Per scrupolo chiedo al custode del cimitero: “Posso scattare delle foto?”

“No, la Polizia non gradisce.”

“Va beh, lei mi sta dicendo che non posso fotografare o mi sconsiglia di fotografare?”

“La sconsiglio. Potrebbe avere dei problemi.”

Ovviamente non gli do retta, non sono certo venuto a Belfast per farmi intimorire dai poliziotti inglesi, e quindi, un pò di nascosto, iniziato a fare scatti con lo smartphone.

Il mio sguardo si sofferma sopratutto sulle tombe fiancheggiate da una bandiera irlandese: sono quelle dei caduti dell’IRA morti in carcere o ammazzati durante i Troubles.

Alla vista rassicurante di un prete cattolico in camicia clergyman, chiedo: “Scusi, sa dov’è la tomba di Bobby Sands?”

“Certamente, vai avanti e segui il muro.”

Subito mi avvicina un uomo che inizia a farmi domande a raffica: “Da dove venite? Perchè siete qui? Sapete che posto è questo?”

“Oddio, e questo chi è? Sarà un poliziotto inglese sotto copertura?” mi domando sospettoso.

Sentite le mie risposte, l’uomo mi parla delle lotte dei Troubles, mi porta “sulle tombe dei miei amici. Là c’è Bobby. Lì c’è Joe McDonnell, il compagno che prese il suo posto nello sciopero della fame e morì qualche settimana dopo di lui”.

Entriamo in confidenza. Io non aspettavo altro di entrare in contatto con uno dell’IRA. Forse sono venuto a Belfast proprio per questo. Togliamo il “forse”.

Già, non lo rivela, naturalmente, ma capisco che è un ex combattente dell’organizzazione paramilitare, che deduco oggi faccia il sorvegliante di queso luogo sacro. La tomba di Sands, infatti, viene periodicamente profanata e sfregiata da attacchi di gruppi lealisti. Nel 2004 fu distrutta e tutta l’area circostante imbrattata con graffiti e slogan neonazisti.

Ma il fatto più tragico avvenne il 16 marzo 1988, quando il cimitero divenne teatro di una strage. Durante i funerali di tre volontari dell’IRA uccisi a Gibilterra dalle forze di sicurezza britanniche, Michael Stone, militante del gruppo paramilitare lealista Ulster Defence Association attaccò la folla a colpi di granate e fucilate, a pochi passi dalla tomba di Sands. Uccise tre persone e ne ferì una quarantina prima di sfuggire al linciaggio grazie all’intervento di una pattuglia della polizia. Il suo “gesto” è celebrato in un murales nel quartiere protestante di Shankill road.

A Miltown si respira un’area plumbea: invece di rimarginare le ferite le riapre, invece di lenire il dolore lo inasprisce, invece di invocare pace chiede vendetta. 

Mentre mi guardo le spalle, vedo una bambina vestita di nero che corre da sola tra le tombe.

Sembra la scena di un film horror.

In sfregio alla raccomandazione del custode del cimitero e, forse, in sfida alla polizia inglese che di sicuro mi sta osservando tramite qualche agente in borghese o telecamera, mi faccio un selfie davanti al “New Republican Plot”.

Accipicchia che coraggio che ho tirato fuori, che ribellismo!

A un certo punto noto una parte di terreno già tracciato ma ancora da scavare, di fianco a due tombe. “Mi piacerebbe essere seppellito qui, vicino a Bobby” dico a me stesso.

Inizio a dubitare del mio equilibrio mentale.

E’ l’effetto dei sepolcri!

A scuola preferivo Leopardi, ma in quel momento capisco che Foscolo, con quella sua tesi che al liceo mi pareva così marginale e di nicchia, aveva ragione.

Andrea Marsiletti


REPORTAGE BELFAST

p1: La lotta dipinta sui muri di Belfast. FOTO

p2: Cancelli e filo spinato: il muro che divide Belfast è ancora in piedi. FOTO