Alleanza PD – Effetto Parma: l’errore macro di non sciogliere subito il nodo delle primarie (di Andrea Marsiletti)

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Credo che il Pd di Parma ed Effetto Parma stiano commettendo un errore lampante nella loro strategia per le elezioni comunali di Parma del 2022, al di là delle modalità esibizioniste (veline ai giornali e parate fotografiche di incontri riservati) con le quali è condotta.

E’ noto che il Pd sia spaccato in due sull’accordo con Pizzarotti: sono cinque anni che il capogruppo Lorenzo Lavagetto esprime giudizi non lusinghieri sull’operato della Giunta e ritiene, anche alla luce del sistema elettorale, che l’intesa possa essere considerata al più al secondo turno.

Il Pd provinciale, invece, in linea con gli auspici di Bonaccini, punta a un’alleanza già al primo turno, a priori, non avendo mai formulato una valutazione complessiva dell’Amministrazione Pizzarotti; gli ultimi giudizi esternati sono quelli, durissimi, della campagna elettorale del 2017.

Lo sbaglio che commettono il Pd provinciale e una parte di quello cittadino è di mettere la testa sotto la sabbia davanti agli ostacoli sul proprio cammino, in questo caso rappresentati dalle stesse regole del Pd che prevedono siano sempre le primarie a scegliere il candidato sindaco, a meno che l’Assemblea competente (segnatamente quella cittadina, l’assemblea provinciale non ha nessuna competenza in merito) non decida altre strade votate dalla maggioranza qualificata dei 3/5.

Oltre a questa certezza statutaria, ce ne sono altre due: che la richiesta ufficiale di primarie ci sarà, perchè è nella logica delle cose per il capogruppo Lavagetto che l’ha già dichiarata a più riprese su tutti i media, e che Effetto Parma non parteciperà mai alle primarie, come ribadito di recente dal sindaco Pizzarotti.

In questo contesto scivoloso mi chiedo quale sia il vantaggio per Pd ed Effetto Parma di procedere con l’ostentazione di aperture e dialoghi sui giornali, quando ancora non è deciso se le primarie ci saranno o no.

Che credibilità rimarrebbe al Pd se alla fine il comitato cittadino decidesse di indire le primarie, quindi sconfessando mesi di tentativi di accordo con Pizzarotti? Le dimissioni degli interi vertici del partito locale sarebbero la minore delle complicazioni. Anzi, sarebbe lo stesso Lavagetto a chiedere loro di rimanere in carica pronunciando le parole di Napoleone Bonaparte “Signore, dai forza al mio nemico e fallo vivere a lungo, affinché possa assistere al mio trionfo“.

Specularmente che figura farebbe Effetto Parma, dopo aver cercato il dialogo col Pd, a sottrarsi alle primarie aperte a tutta la città solo perchè ritiene di non avere alcuna speranza di vincerle? Il Pd prima era un interlocutore buono e adesso è tornato un avversario cattivo perchè applica il suo Statuto?

Aggiungo che alcuni candidati pezzi da 90, ammesso e non concesso siano interessati, non si metterebbero mai in gioco fino a quando aleggia nell’aria l’eventualità delle primarie.

Sarebbe altresì velleitario affidarsi a Bonaccini, sperando in un suo atto d’imperio o in un commissariamento perchè qualcuno chiede di agire secondo le regole del partito e in linea con le parole del segretario nazionale Letta che ha rilanciato pubblicamente il ruolo delle primarie come elemento distintivo del Pd. No, Bonaccini non farà nessuna forzatura, perchè non la vuole fare, perchè non la può fare.

Piaccia o non piaccia, la partita va giocata dentro il Pd cittadino. Da lì bisogna passare, non ci sono scorciatoie.

A mio giudizio l’Assemblea del Pd cittadino deve convocarsi il prima possibile e decidere democraticamente, una volta per tutte, che percorso intraprendere: primarie come a Bologna, Roma e Torino, oppure alleanza con Pizzarotti dopo un formale pronunciamento se non positivo, quantomeno di sufficienza sul suo operato.

Ci sarà una conta dentro gli organi del partito, come è normale e giusto che sia.

L’alternativa è rimandare il problema e condannarsi così a mesi di stallo e di comparsate sui giornali, ragionamenti banali sui programmi, chiacchiere e contrapposizioni sui candidati, di fatto bloccando ogni fattivo processo di definizione di una candidatura a sindaco.

Un’impasse che aiuta il centrodestra, anch’esso piantato, al quale non pare vero, a meno di un anno dal voto, di poter rimanere allineato al centrosinistra senza compiere un passo, incapace di compiere un passo.

Fino a quando non avranno sciolto il nodo primarie, Pd ed Effetto Parma andranno avanti in questo modo sgangherato e inconcludente.

Poi per forza a gennaio 2022 qualcosa dovranno decidere.

E qualcuno le elezioni le vincerà.

Anche semplicemente per aver figurato meno male degli altri.

O per non essere riuscito a bruciare tutti i suoi candidati.

Andrea Marsiletti