Be like Mike (di Andrea Marsiletti)

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Lombatti

Oggi si parla del centrosinistra di Parma come della sommatoria di Pd ed Effetto Parma, ovvero storicamente del primo partito locale che non riesce mai a vincere le elezioni e del movimento civico che amministra la città da dieci anni sulla cui consistenza elettorale è legittimo nutrire qualche dubbio.

Il Pd metterà in campo la sua forza elettorale, che non dovrebbe essere poca cosa, ma la sorpresa di questa coalizione c’è da scommettere sarà la lista civica del candidato sindaco Michele Guerra.

Non ancora presentata, neppure annunciata, ma certa.

La lista del sindaco consentirà a questi di ottenere due benefici: rimarcare la sua terzietà rispetto a Pd ed Effetto Parma e quindi meglio rappresentare l’intera coalizione, e soprattutto permettere a Guerra di dispiegare la trasversalità che gli attribuiscono i sondaggi fin qui pubblicati.

In particolare è stato Noto Sondaggi ad approfondire la questione con la domanda “Prenderebbe in considerazione di votare per….“: orbene, il 39% dell’elettorato che nel 2017 votò per la coalizione di centrodestra a guida Laura Cavandoli potrebbe scegliere Guerra.

A ciò si aggiunge una preferenza per Guerra del 24% di chi nel 2017 non andò a votare (dato più alto tra tutti i candidati).

Da qui la potenzialità elettorale della lista Michele Guerra, e la necessità per il centrosinistra di presentarla.

Guerra, assessore alla cultura del Comune di Parma, fa una proposta diversa dal monocolore di Effetto Parma (meglio o peggio si vedrà), a livello di alleanze politiche, culturale, profilo personale e relazioni in città, nelle dichiarazioni di voler realizzare un progetto nuovo.

Un’alterità che sarà tale anche nei confronti del Pd che lo invita nei suoi circoli per farlo conoscere ma che non deve cedere alla tentazione di mettergli il cappello in testa. Nè la sinistra che inserisce il nome di Guerra nel suo simbolo può pensare di aver trovato in lui il giovane intellettuale gramsciano atteso da tanti, troppi anni.


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Mi permetto di suggerire come jingle della lista Michele Guerra “Be Like Mike” della pubblicità della bibita energetica Gatorade (1991) che aveva come protagonista il mito degli anni ’90, Micheal Jordan, il più grande giocatore di basket di tutti i tempi, che in quella decade vinse sei titoli NBA diventano un’icona mondiale come Jim Morrison e Che Guevara, paragonato per popolarità perfino a Gesù Cristo.

All’inizio il direttore creativo della pubblicità, Bernie Pitzel, voleva usare il motivo della Disney “I wanna be like you” cantata dalle scimmie per il figlio delle giungla Mowgli (guarda video).

Ma la Disney chiese 350.000 dollari per i diritti d’autore del brano, che furono giudicati eccessivi dalla Gatorade che a quel punto decise di comporre una canzone ad hoc. Il risultato, in 48 ore, fu “Be like Mike”, utilizzando “Mike” e non “Michael” perché non sarebbe rientrato nei tempi musicali.

 

 

La pubblicità fu un successo pazzesco, il ritornello

“I dream I move,
I dream I groove
Like Mike
If I could be like Mike
(Oh, I wanna be like Mike)
Like Mike
(Oh, I wanna be like Mike)”

dilagò ovunque, venne canticchiato sotto la doccia a livello planetario e accompagnò Jordan per tutta la sua carriera.

Adesso tocca a Michele Mike Guerra mettere in lista i suoi Dennis Rodman, Scottie Pippen, John Salley, Toni Kukoc, Horace Grant.

Se li ha.

Se il guerrismo non è un abbaglio collettivo come dice Carlo Quintelli (leggi).

Se lui saprà essere all’alterezza delle aspettative, schiacciare e portare alla vittoria il centrosinistra nell’ultima occasione, nella sfida finale, “the last dance”.

Andrea Marsiletti