Dario Costi, la tigre è ancora viva! (di Andrea Marsiletti)

Carbognani
Lombatti

MA SPACE – Nel mese di aprile ho scritto un articolo nel quale definivo tre criteri sui quali valutare l’efficacia della campagna elettorale di un candidato sindaco: chiarezza del messaggio, profilo del candidato, posizionamento politico (leggi).

A mio giudizio la migliore campagna elettorale alle comunali di Parma l’ha fatta il civico Dario Costi.

Ciò non vuol dire in automatico che questi andrà al ballottaggio o vincerà le elezioni, semplicemente che ha fatto tutto quello che doveva, dato il massimo che poteva, più di tutti gli altri.

E pensare che dopo la sconfitta alle primarie di cinque anni fa Costi sembrava essere stato scartato, eliminato, morto. Ma lui, bastonato, ha continuato a pensare la città, a progettarla, a tessere la sua tela.

Oggi ce lo ritroviamo in campo, tra i protagonisti della scena politica cittadina.

Mi sovviene la scena più bella della serie TV più bella della storia del cinema (mi perdonerà il professor Michele Guerra per questo azzardo): in “Sandokan alla riscossa”, la Tigre di Mompracem è ferita nel cuore, stanca, delusa, spenta, non se la sente più di combattere. All’improvviso la tigrotta Jamilah gli urla, “Sandokan!”, e gli scaglia contro una freccia. Sandokan si gira, estrae la sciabola e spezza in due la freccia. “La tigre è ancora viva!” proclama Jamilah, con una solennità che mi fa venire i brividi ogni volta che l’ascolto. (guarda video sotto)


Costi si è battuto con una determinazione e abnegazione inumani, contro le coalizioni che nel frattempo stavano costruendosi e rafforzandosi, guadagnando pezzi e perdendone altri in un contesto politico che ogni giorno cambiava. Prendendo mazzate, dando mazzate. Non si è fermato davanti a niente. Infaticabile nelle strade, negli incontri pubblici, sui social, nei faccia a faccia. Trascinando il suo gruppo oltre ogni ostacolo, fino allo stremo delle forze. “Il coraggio non è avere la forza di andare avanti, è andare avanti quando non hai più forze” diceva Napoleone Bonaparte.

Ha riportato in battaglia Elvio Ubaldi, prima richiamando alle armi i pretoriani di Civiltà Parmigiana che si erano ritirati in meritata pensione, poi promuovendo a generalessa la figlia Maria Federica, financo ascrivendo al suo campo la nipote neonata Letizia a cui dà il benvenuto in vita ricordando che nel suo sangue scorre la nobiltà di Elvio (leggi).

Ha buttato a spalare fango gli esponenti del partito dei padroni di Carlo Calenda (Azione), poco avvezzi alla lotta corpo a corpo.

Non ha mai arretrato di un centimetro. Anzi, ha rilanciato, messo su quattro liste, sposato le cause dei comitati, sfidato Bonaccini e Guerra a un confronto pubblico in piazza (che nessuno gli doveva e che non gli è stato concesso), attaccato frontalmente Vignali additando il suo ritorno come una sciagura terrificante per la città (leggi).

E’ rimasto in piedi anche a fronte di sondaggi che gli venivano tirati nei denti, alimentandosi con altri che lo facevano volare.

Ancora oggi si sente dire “Ma quanto prenderà Costi?”, “Andrà al ballottaggio, vedrete”, “Spero proprio non vada al ballottaggio”, “No, al ballottaggio non ci va, tranquillo!”, “Stiamo a vedere quanti voti prenderà”, “Sarà la sorpresa delle elezioni”, “Presto finirà la sbornia e dovrà tornare alla dura realtà”.

I suoi ci credono, sempre di più.

Se a due giorni dal voto ci si chiede e si dibatte di ballottaggio per Dario Costi, anche per negare questa possibilità, vuol dire che lui ha già vinto ed è rimasto attaccato al sogno fino in fondo.

E’ ancora lì a lottare.

Fino a domenica.

Fino alla fine.

La tigre è ancora viva!

Andrea Marsiletti