I perchè della vittoria di Michele Guerra (di Andrea Marsiletti)

Lombatti

Il divario al ballottaggio tra Michele Guerra e Pietro Vignali è stato nettissimo (66,19% vs 33,81%), come mai era accaduto in un secondo turno a Parma, ma previsto dopo i risultati di due settimane fa.

A mio parere il passo decisivo Guerra lo ha compiuto il primo giorno, quello dell’annuncio della sua candidatura con delle interviste nelle quali presentava il suo progetto come “radicalmente diverso” da quelli passati.

Una partenza a bomba che gli ha consentito durante la campagna elettorale di interpretare la voglia di cambiamento che spirava forte in città, che è stata musica per le orecchie del Pd che aspettava proprio queste parole per correre pancia a terra verso una vittoria storica che mancava da un quarto di secolo.

Guerra ha segnato delle svolte marcate su tutte le principali questioni sul tappeto, a partire dall’aeroporto cargo e dallo Stadio Tardini, che sono state decisive non tanto per la valenza elettorale delle singole questioni ma perchè hanno dato l’idea alla città che fosse nato davvero un progetto nuovo. Idea poi confermata dalla nascita della lista civica “Michele Guerra sindaco”, terza rispetto a quelle del Pd e Effetto Parma.

La visione plastica del cambiamento è emersa nelle interviste che le TV nazionali hanno fatto a Guerra le sere del primo turno e del ballottaggio quando gli chiedevano un commento sulla sparizione del M5S a Parma a distanza di dieci anni dall’elezione del primo sindaco grillino. Bastava vedere la faccia di Guerra, mai iscritto a Effetto Parma e tantomeno al M5S, per capire che a lui non gliene fregava niente di questa vicenda, non è mai stata la sua battaglia, non c’entra nulla con quella storia di scambi di post e contropost con lo staff di Casaleggio, perchè quando Pizzarotti rompeva con Grillo lui insegnava cinema all’Università di Parma.

Guerra è stato convincente, empatico, pacato nei toni, fresco nel modo di porsi, trasversale nella capacità di ottenere consensi. E’ il giovane intellettuale dalla faccia pulita che tutte le madri vorrebbero come marito per le loro figlie che si mettevano in fila per fare i selfie con lui.

Non ha vinto solo Michele Guerra, ha vinto il suo “brand”, che è più di lui e che nei prossimi anni crescerà ancora.

Avrebbe vinto anche un candidato di Effetto Parma? Il Pd non lo avrebbe mai appoggiato. Se Effetto Parma ha preso l’8% in coalizione con un assessore della giunta come candidato sindaco, la corsa solitaria nel nome della continuità, senza alcuna possibilità di vincere, sarebbe stato un massacro.

Avrebbe vinto anche un candidato del Pd? Per me due nomi vincenti contro Vignali li avevano (Giorgio Pagliari e Lorenzo Lavagetto). Sarebbe stata una campagna completamente diversa, con coalizioni differenti, ma l’esito, molto meno netto, sarebbe stato lo stesso. Il Pd unito avrebbe vinto. Certo, rimarrà sempre il dubbio se il Pd sarebbe riuscito a unirsi senza Guerra.

Non lo sapremo mai.

Ma la storia non si fa con i “se” e con i “ma”.

Ha vinto Guerra, che li ha fatti vincere tutti.

Andrea Marsiletti