INTERVISTA – Dalla Rosa Prati: “E’ una follia non allungare la pista dell’aeroporto. Ma se non si vogliono più i cargo, cambiamo il progetto, si può fare”

Lombatti
Guido Dalla Rosa Prati

Una delle fotografie della campagna elettorale per le amministrative del giugno scorso che rimarrà indelebile nella mente di molti, è quella con i 12 candidati (erano presenti anche Canova e Roberti poi escluse) con la mano alzata che si dichiaravano contrari all’aeroporto cargo. Michele Guerra, vincitore delle elezioni del 26 giugno, aveva poi dichiarato pubblicamente: “Il progetto che prevede un terminal cargo all’aeroporto di Parma si può fermare. Nel nostro programma elettorale abbiamo scritto ‘no a nuovo consumo di suolo’ e quindi no all’allungamento della pista. Siamo favorevoli a un progetto industriale che valorizzi il trasporto dei passeggeri”.

L’aeroporto cargo è certamente legato all’allungamento della pista, per la quale sono già stati stanziati di 12 milioni di euro. Ma i 700 metri di asfalto che mancano, sono necessari anche per puntare allo sviluppo del trasporto passeggeri.

Abbiamo intervistato Guido Dalla Rosa Prati, presidente di Sogeap, la società che gestisce il Verdi.

Presidente cosa ha pensato quando ha visto quella fotografia?

Ero molto dispiaciuto e deluso, per non dire arrabbiato, perché dopo tanto lavoro fatto, ritrovarsi in questa situazione è difficile. Tutti sanno che all’allungamento della pista è legato lo sviluppo dell’aeroporto e il mantenimento dell’interesse nazionale e internazionale dipende da questo. Vedere che chi dovrebbe portare avanti gli interessi del proprio territorio fa una cosa del genere mi ha provocato un forte dispiacere. Abbiamo già spesso molti soldi, anche pubblici e il Comune per primo sapeva del piano industriale, il cui fulcro era l’allungamento della pista, tanto è vero che i suoi rappresentanti avevano detto in assemblea, dichiarazioni verbalizzate dal notaio, che avrebbero impegnato i fondi per sostenere i costi per la viabilità accessoria.

Il tema sembra essere, più che l’allungamento della pista, bloccare l’arrivo dei cargo. Non è possibile quindi rinunciare a questo e puntare solo sul traffico passeggeri?

Se non si vuole più che il Verdi sia anche un aeroporto Cargo, cambiamo il progetto, si può fare. È chiaro che sarà un po’ più lungo il percorso per arrivare al breakeven, ma ci può stare.

Ha già parlato con il sindaco Michele Guerra di questa situazione?

Lo ho fatto prima delle elezioni.

C’è già una data per un incontro?

No, ma ci vedremo prestissimo, a giorni, anche con la Regione Emilia-Romagna.

Quali scadenze ci sono?

Se non siamo svelti a fare le gare d’appalto per l’avvio dei lavori arriviamo lunghi alle scadenze per utilizzare i fondi della Regione, i famosi 12 milioni di cui abbiamo già utilizzato una parte, abbiamo delle tempistiche molto strette e o li utilizziamo o li perdiamo.

Mancano solo 700 metri al completamento della pista che passerà da 2200 a 2900 metri

È una piccola striscia di asfalto che darebbe grandissimo rilancio e sviluppo al territorio. La domanda che dobbiamo porci è: vogliamo guardare al futuro o no? Oppure vogliamo continuare a piangere sulla Mediopadana perduta? Io credo che chi ha compiti istituzionali dovrebbe cercare di lasciare alle prossime generazioni qualcosa in più rispetto a quanto ricevuto, altrimenti i ragazzi continueranno ad abbandonare la nostra città e il nostro paese. Gli amministratori, e il sindaco più di tutti, hanno il dovere di guardare avanti, al futuro e pensare allo sviluppo del territorio.

Proviamo pensare a cosa sarà Parma fra 50 anni: la immaginiamo interconnessa con il mondo o così come è ora? Sono due prospettive molto diverse.

Dal punto di vista tecnico o burocratico cosa manca per partire?

Non manca niente, manca la condivisione politica e istituzionale per procedere con lo sviluppo del piano industriale. Tutto ciò che era da fare dal punto di vista burocratico è stato fatto. Ci sono i finanziamenti, il piano di rischio aeroportuale, la verifica di impatto ambientale, Enac è favorevole, lo ha già deliberato e soprattutto è molto interessata al fatto che il nostro aeroporto rimanga di livello nazionale. La pista di 2,9 Km infatti sarà utilizzabile sia dagli aeroporti di Milano che di Bologna in caso di necessità. Oggi Linate ha una pista di 2.450 m e Bologna di 2.800 m.

Se non completiamo l’allungamento non potremo essere intercambiabili con altri aeroporti, diventeremo inutili e usciremo dal Piano Nazionale Aeroporti. È una follia.

Tatiana Cogo