† La religione è un’esplorazione del cuore (di Chiara Allegri)

Chiara Allegri

TeoDaily – Diderot, celeberrimo intellettuale illuminista mise in bocca al tahitiano Orou, che si stava rivolgendo a un prete, queste parole: “Non so cosa sia questa cosa che tu chiami religione”.

L’idea della religione come una dimensione della vita separata dalla politica, dall’economia e dalla scienza è fatto recente nella storia europea. Questo è stato proiettato lontano nel tempo e nello spazio, con il risultato che ora la religione appare come una parte necessaria del nostro mondo. Se assente per ateismo personale o come nel caso della Cina in cui possono non svilupparsi religioni, l’assenza “è più acuta presenza” per citare una poesia di Attilio Bertolucci. Il concetto di religione si è dunque universalizzato e atemporalizzato vivendo vicissitudini storiche, filosofiche, etimologiche che ben pochi altri concetti possono vantare.

Dall’estremo Oriente, ai villaggi tradizionali dell’Africa subsahariana, alle grandi civiltà dell’entroterra sudamericano dell’epoca pre colombiana fino ai babilonesi e agli antichi Greci e Romani, nessun contesto antropico è sfuggito all’invasione del campo religioso.


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Teologia, religione, spiritualità


Quella della religione è dunque una categoria totalmente moderna, applicata a scenari lontani sia nel tempo (si parla in letteratura di religioni antiche) sia nello spazio (in Paesi come la Cina o villaggi di nativi africani è addirittura difficile trovare una traduzione della parola “religione”).

La religione, intesa sia come categoria, sia come termine, ha dunque una storia: è nata da una combinazione di dispute cristiane e precristiane sulla verità (la Veritas e l’ancor più antica ALETHEIA greca), imprese coloniali europee (in Africa, Cina, Americhe ed in ultimo nelle isole dell’Oceano Pacifico) e formazione degli stati nazionali.

L’antropologo Benson Saler sostiene che le persone non hanno bisogno di una categoria o un termine preciso per “avere” una religione.

Serve dunque la parola “religione”? Se non c’è la parola “religione”, non c’è neanche la religione stessa?

Secondo una tesi di Ludwig Wittgenstein, filosofo del linguaggio, quando si analizza un concetto, si sta analizzando l’uso di una parola. Non è possibile dunque, per semplice logica, esaminare qualcosa che non esiste nel linguaggio.

Una possibile controtesi potrebbe però confermare la presenza di entità universali ed extralinguistiche. Gli antichi greci potrebbero essere considerati religiosi senza avere la parola corrispondente.
Lo storico delle religioni Eric Sharpe sostiene che non è necessario sapere cosa sia la religione per riconoscerla. Simile alla predisposizione di evidenza di Ben Saler, Sharpe sostiene che la religione “sta semplicemente lì”.

Al dibattito di cosa sia la religione hanno partecipato i più illustri filosofi, antropologi, psicologi, storici e ancora non vi è una nozione precisa, se non la certezza che la religione come concetto e termine sia nato nel contesto europeo e poi traslato nel mondo e nel tempo passato.

Per colui che è considerato il padre della storia delle religioni Edward Burnett Tylor, la religione è ciò che affianca l’essere umano nella sua evoluzione. Al tempo di Tylor si credeva che i diversi gruppi umani appartenessero a stadi evolutivi differenti. I cosiddetti primitivi sviluppavano il grado zero della religione, ciò che Tylor chiama “animismo”, un culto dell’anima che funge da base per qualsiasi religione, il primo gradino di una complessità religiosa che porta le società complesse a sviluppare politeismi e monoteismi.

Secondo il pensiero del celeberrimo antropologo interpretativo Clifford Geertz, la religione è un sistema di simboli che portano stati d’animo e motivazioni a sembrare realistici. Lontano da ogni visione legata a intere società o gruppi umani, si delinea la sfera individuale della religione.

Per lo storico delle religioni Bruce Lincoln, la religione è una serie di pratiche il cui obiettivo è creare un mondo giusto per uomini giusti. Una comunità al cui interno si delineano tratti identitari.

Sarà la ex suora e ora scrittrice di successo Ann Taves a dare la definizione di religione più contemporanea. La religione è la raison d’être della fede. È un’esplorazione del cuore. Un’esperienza intimista. Il lato esperienziale, fondamentale nel distinguo contemporaneo delle religioni sarà tuttavia alla base del dibattito sull’essenza delle religioni antiche così come sull’analisi degli apparati rituali che la religione porta con sé.

Chiara Allegri

Bibliografia: Brent Nongbri “Prima della religione. Storia di una categoria moderna”. J.S. Jensen “Cos’è la religione”. Bernard -Gruzinski “Dell’idolatria”

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