Liberalizzazione degli orari e dignità dell’uomo del lavoro

confartigianatomaggio
Contabile_giugno24

03/01/2012
h.15.50

Caro Direttore,
vorrei che il Presidente del Consiglio Mario Monti mi spiegasse cosa c’entra fare lavorare le persone 24 ore al giorno e 7 giorni su 7 con l’abbattimento del debito pubblico?
Da bravo esperto di finanza e di economia qual è, è proprio sicuro che lavorare tutti i giorni e tutto il giorno faccia guadagnare di più e che lo shopping continuo a tutte le ore del giorno e della notte faccia spendere complessivamente di più gli italiani? I soldi sono quelli che sono, pochi, e non è spendendoli in 7 giorni piuttosto che in 6 che il loro portafoglio improvvisamente e magicamente si apre di più. La famosa “coperta” è quella lì, tirala di qua o tirala di là.
Ma l’aspetto più grave di questa deregulation è di tipo culturale. Manca totalmente il concetto di persona e di famiglia o dei tempi della famiglia. Si parla del lavoro, ma non si parla mai dell’uomo del lavoro.
Non si dice minimamente che dietro quella commessa che lavora in un negozio di scarpe, per fare un esempio, alle 3 di notte (con problemi di sicurezza annessi), magari di un sabato o di una domenica, in una periferia cittadina, c’è una famiglia che ha il sacrosanto diritto di esigere la presenza di una madre a casa propria, per educare i figli, per poter svolgere serenamente le proprie scelte religiose o semplicemente sociali, in giorno festivo e magari anche in orari decenti per la propria e altrui salute fisica o psichica? L’orario non-stop è liberalizzazione o semplicemente il ritorno di un vetero liberismo selvaggio? Cosa ne pensano i partiti di sinistra, centro e destra che attualmente sostengono il governo Monti?
Imitiamo gli Stati Uniti su altre cose, per favore. Qui non si tratta di garantire un servizio continuo per alcuni specifici settori di pubblica utilità, come Ospedali o Forze dell’Ordine o Vigili del fuoco, stiamo parlando di commercio.
Bene ha fatto la Regione Toscana a ricorrere alla Corte Costituzionale.
Questo tipo di liberalizzazione sembra tra l’altro un provvedimento fatto su misura per la grande distribuzione. Quale impresa famigliare, che è la caratteristica virtuosa e peculiare del nostro tessuto economico italiano, potrà mai sostenere un tale allungamento di orari di apertura?
Già nel 1995 si svolse un referendum per la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi a cui gli italiani risposero con un secco “No” nel 62.5% contro un 37.5% di “Sì”.
Non è l’uomo perciò che deve servire il lavoro, ma è il lavoro che deve servire all’uomo.

Glauco Santi

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