Nasce in Emilia-Romagna lo studio internazionale che scopre le cause della mortalità da Coronavirus e potrebbe dimezzare le vittime

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Lancet, vede l'ospedale Sant'Orsola di Bologna come capofila e ha coinvolto sia l'Università di Bologna che quella di Modena e Reggio Emilia, insieme ad altri atenei d'Italia e del mondo, dal Belgio al Canada

“Lo studio del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, che ha coinvolto anche il Policlinico di Modena e l’Università di Modena e Reggio Emilia, sui meccanismi responsabili dell’elevata mortalità in terapia intensiva dei pazienti affetti da Coronavirus è un altro esempio dell’eccellenza della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna e della qualità professionale di chi vi lavora. Non solo nei mesi più difficili della pandemia il sistema sanitario regionale ha contribuito in maniera decisiva a gestire un’emergenza senza precedenti, ma allo stesso tempo ha gettato le basi per segnare un significativo passo in avanti nella lotta al virus, che potrebbe portare a raddoppiare il tasso di sopravvivenza nei pazienti più gravi nell’attesa del vaccino, speriamo tutti la più breve possibile”.

Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, commentano la ricerca- con il Policlinico Sant’Orsola capofila e pubblicata sulla rivista scientifica Lancet- che descrive il meccanismo responsabile della elevata mortalità in terapia intensiva dei pazienti con Covid-19: secondo lo studio, grazie a due semplici esami è possibile una diagnosi precoce che, assieme al supporto del massimo delle cure possibili in terapia intensiva, può portare un calo della mortalità fino al 50%.

“Gli incredibili risvolti che questa scoperta potrebbe avere sono a disposizione di tutta la comunità scientifica internazionale grazie alla pubblicazione su una rivista autorevole come Lancet, ma è importante sottolineare anche il valore simbolico dello studio. L’Emilia-Romagna è questa, e diciamo Emilia-Romagna a pieno titolo perché insieme al Sant’Orsola sono coinvolti anche il Policlinico di Modena e l’Università di Modena e Reggio Emilia: una regione dove non ci si limita all’ordinario, anche quando è straordinario come una pandemia, ma si guarda sempre avanti e ci si pone obiettivi sempre più ambiziosi”.

“A tutti i medici, ai ricercatori e gli accademici coinvolti- chiudono Bonaccini e Donini– va il nostro grazie e quello dell’intera comunità regionale, per darci una nuova speranza di evitare ulteriori vittime in un momento in cui il virus non è ancora sconfitto e nel quale le regole devono continuare a essere rispettate. E questo è sempre bene ricordarlo”.