Parma sotterranea, un viaggio indietro nel tempo -VIDEO\FOTO

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È una Parma inconsueta quella sotterranea, ma decisamente affascinante e ovviamente ricca di storia.

Un viaggio indietro nel tempo, dalle origini romane della città (183 a.C.), esplorando il profondo legame tra Parma e l’acqua, risorsa fondamentale per lo sviluppo della civiltà e dell’economia del territorio. Il viaggio inizia, non a caso sotto il Municipio.

Come ci spiega Elena, storica dell’arte, le sale ipogee e la Galleria delle Fontane sono state recuperate alcuni anni fa per Parma Capitale della Cultura Italiana 2020 + 2021 e sono state rese fruibili  grazie al progetto “Parma Territorio d’Acque. Percorsi permanenti didattico culturali sul territorio parmense”, ideato da ArcheoVea, impresa culturale, con il coinvolgimento dell’Azienda Agraria Sperimentale Stuard, di Ireti/Iren, sotto il coordinamento del Comune di Parma.

Si scendono dunque le scale nel retro dello Iat e ci si immerge in un altro mondo, completamente inaspettato e lontano.

Già ai tempi dei romani, l’attuale piazza Garibaldi era la piazza principale. Punto di intersezione fra il cardo (via Farini – via Cavour) e il decumano (via Mazzini – via Repubblica), qui avevano sede gli edifici più importanti.

Nelle quattro sale completamente ipogee, di impianto medioevale, databili tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300, si possono vedere le tracce di stalle legate alla funzione di piazza di mercato: servivano per far riposare i cavalli e abbeverarli. Probabilmente erano semi-interrate, perché la piazza, fino al 1700, aveva un andamento irregolare.

Durante i lavori di recupero di questi spazi è stato ritrovato un pozzo (costruito nel 1303) di cui si erano perse le tracce. Probabilmente fu coinvolto, nel 1606, nel crollo torre civica (che fece 20 vittime e distrusse parte del palazzo sottostante) e non fu più ricostruito. Probabilmente per ragioni di igiene e salute pubblica: fu infatti vietato “di lavare i pitali” nel pozzo per non inquinare le falde. All’epoca le epidemie di colera erano frequenti. E poi fu inaugurato nel 1574 l’acquedotto farnesiano.

Nelle sale ipogee si può poi ammirare un enorme monolite, un unico blocco di arenaria locale, che fu realizzato per essere fonte battesimale, ma in questa sede fu utilizzato come abbeveratoio per gli animali. Gli archeologi stanno ancora studiando il manufatto per capire da dove proviene e come fu trasportato in piazza.

I sotterranei raccontano poi la storia della di una grande opera, voluta da Ottavio Farnese e perfezionata dalla duchessa Maria Luigia.

Parma da poco era diventata capitale del Ducato farnesiano ed era senza acquedotto dal settimo secolo, quando popolazioni germaniche dismisero quello romano, che partiva a Malandriano per costruirvi una necropoli. I parmigiani dunque, per captare l’acqua utilizzarono i pozzi fino al momento dell’inaugurazione dell’acquedotto farnesiano.

Ottavio Farnese volle l’acquedotto per alimentare una enorme fontana, ricca di giochi d’acqua, al Parco Ducale, davanti al suo palazzo. Il Comune partecipò alla costruzione, soprattutto al finanziamento dell’opera, perché aveva la necessità di alimentare un’altra fontana pubblica quella detta dei “du brasè” a fianco dei Portici del Grano ed è per questa ragione che i tubi sono due. Uno arriva alla fontana del comune e uno prosegue per il Parco Ducale.

L’acquedotto farnesiano non funzionò mai a dovere per i diversi errori commessi durante la costruzione, sarà la duchessa Maria Luigia a risolverli, facendo costruire, nel tratto cittadino, una galleria ispezionabile e facendo sostituire i tubi in cotto con quelli in piombo. Un chilometro di galleria che parte dalla Cittadella percorre via Farini per biforcarsi all’altezza di borgo Palmia.

La visita alla Galleria delle Fontane è decisamente suggestiva e svela una storia ancora poco nota, ma rilevante per la città. E osservando da vicino ci si potrà rendere conto di come la leggenda della fuga in carrozza di Maria Luigia in queste galleria sia inverosimile, appunto solo una leggenda…

Parma sotterranea – Galleria delle Fontane è visitabile durante il week-end, il sabato e la domenica, dalle 10 alle 11.30 e dalle 15.30 alle 17, da marzo a giugno e da settembre a dicembre. Per prenotare la visita: prenota.archeovea.it

Tatiana Cogo

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