Tappa 3: Carr Lane, linea di confine (di Marcello Frigeri)

Lombatti

Marcello Frigeri racconta in tempo reale ai lettori di ParmaDaily il suo viaggio negli Stati Uniti da Chicago al “Profondo Sud” fino alla Louisiana.

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“Quanto manca?”, Daniela alza il viso dal sedile e stropiccia gli occhi, si guarda attorno come se cercasse la risposta là fuori.
Le rispondo distratto, “Non so, penso qualche miglio e siamo arrivati”.

La strada scende la collina costeggiando gruppi irregolari di alberi che si perdono lungo la dorsale, fin giù verso un lago che il cartello indica come “Crystal lake”.

“C’è bisogno di un caffè”, risponde.

Eravamo in strada da 4 ore: dall’ultimo spicchio di Illinois fino al Missouri, infine una deviazione dall’interstatale per raggiungere l’Arkansas dalla parte dell’altopiano di Ozark, dove le strade si fanno strette snodandosi lungo l’altopiano.

“Sì, se troviamo qualcosa”.

Ma qualcosa, di fatto, era poco probabile trovare: fino ad allora una rimessa di auto, casette abbandonate e inghiottite dalle sterpaglie, di rado minuscole chiese di credi apocrifi la cui insegna recita “Gesù è la tua salvezza”, accomodate in luoghi che, per la verità, sembravano desolati e immutabili, tanto che mi chiedevo cosa ci facessero proprio là, in mezzo a piante selvatiche ed erba bruciata dal sole.

E così è stato per un tempo che non so precisare, fino a quando all’ennesima curva la strada non si allunga e si nasconde dietro a un basso general store in legno bianco e consumato, comparso dal nulla lungo il selciato.

Accostiamo l’auto per sgranchirci le gambe. La porta in vetro opaco scricchiola al nostro ingresso, un campanellino trilla. La signora dietro al bancone appoggia il walkie talkie e sorride “Benvenuti al Trading post, com’è andato il viaggio?”.

Attorno a noi borse di epoche imprecisate, quadri polverosi e candele, specchi, orologi a dondolo, vestiti sgualciti o tra loro fuori contesto, persino un abito da sposa usato. Poi piatti, valige, carillon e alcuni adesivi che recavano la scritta “Thrill village laconia”.

“Cercavamo un Cafe, siamo diretti ad Eureka Springs”.

“Oh” fa la signora girandosi verso la finestra e indicando la curva, “Giù di qui c’è la pompa di benzina di Calvin, fa ottimi caffè. Non è lontana Eureka Springs, mezz’ora di auto fino all’incrocio con la 62, poi da lì giù a sinistra”.

“Dove ci troviamo?” mi guardo attorno passeggiando con attenzione su assi di legno scricchiolanti.

“Questo non è un paese, non ce ne sono da queste parti. Noi lo chiamiamo Carr Lane, scritto come l’auto che si guida, ma con una R in più”.

Si sposta dal bancone e viene verso di noi, sorride ancora, e ora che si avvicina la guardo meglio negli occhi, radiosi, di un nero profondo, “Non passa molta gente da queste parti, viviamo con le donazioni dei fedeli e grazie alla volontà di nostro Signore. Tutto quello che vedete – si volta verso lo store aprendo accogliente le mani – ci è stato donato. Tutto si compra a pochi dollari al Trading Post, tutto. Oh, ma voi prendetevi il tempo che vi serve, scegliete con cura”.

“Come è andato il viaggio… Scegliete con cura”.

Mi perdo tra gli scaffali, prendo in mano oggetti che non sono solo il prodotto del lavoro altrui, ma vivono di storie mai raccontate, e ognuna di queste è la somma di tante altre storie che, non si sa perché né come, li hanno condotti lì, a Carr Lane.

“Eccolo”, sussurro. Daniela mi guarda dubbiosa: prendo in mano una piccola croce bianca con una scritta nera “Walk by faith, not by sight. Cammina con fede, non a caso”. Sorrido compiaciuto: il giusto oggetto per un luogo del genere.

“Fanno tre dollari. Vedete? Tutto si compra al Trading post”. La signora impacchetta il gingillo e ce lo porge. Poi sospira e ci osserva coi suoi occhi neri profondi, “Dite a Calvin che venite dal Trading Post. La strada per Eureka Springs non è lunga, ma ricordatevi: all’incrocio con la 62 voltate a sinistra”.

Trilla il campanello, picchia il sole sulla ghiaia. L’auto lascia dietro di sé una nuvola polverosa che si alza a zig zag come un raggio tracciante, l’orologio segna le 5 del pomeriggio. Si scende il dorso a collina, poi il Trading Post scompare dallo specchietto retrovisore. “Walk by faith, not by sight”.

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Reportage di Marcello Frigeri: da Chicago al deep sud degli USA

Tappa 1: Chicago. Il reportage di Marcello Frigeri in viaggio verso deep sud degli Stati Uniti

Tappa 2: Il motel, una storia vera ma da rivedere (di Marcello Frigeri)