“Uno, due, tre, è qui dentro la mia festa”: la storia d’amore tra Michele Guerra e il Pd (di Andrea Marsiletti)

Lombatti

“Uno, due, tre, alza
Il volume nella testa
È qui dentro la mia festa, baby
Stare con te è facile, un po’ come sorridere
Come bere un sorso d’acqua
Cos’è che mi trascina verso te?
E io non lo so, forse stanotte morirò
Tra le tue braccia, come in un vecchio film in bianco e nero
E tu mi sposti i capelli che scendono giù
Giù da una spalla così ribelle, un ricciolo già balla
Uno, due, tre, alza
Il volume nella testa
È qui dentro la mia festa, baby”.

 

 

Mi immagino accompagnato dalle note e dalle parole della sensuale Elodie l’ingresso di Michele Guerra nei circoli del Pd di Parma che in questa campagna elettorale ha incontrato uno a uno, per farsi conoscere e accettare. Accanto a lui c’era sempre Lorenzo Lavagetto a fare da garante per la vecchia guardia che ancora non era riuscita a farsi l’autolavaggio del cervello e a dimenticarlo come assessore della giunta Pizzarotti.

Guerra li ha sedotti tutti.

Vederlo parlare del futuro di Parma è stato una botta di vita per le sezioni del Pd che dai tempi della morte di Berlinguer non provavano emozioni così forti.

E’ scoppiato subito l’amore degli iscritti del Pd per questo giovane che con quegli occhiali ricordava tanto la figura intellettuale e gracile di Antonio Gramsci.

Un civico che non apparteneva alla loro storia. Che era, è e rimarrà altro da loro. Ma proprio per questo lo hanno adottato appena ha aperto bocca.

Da quando seguo la politica locale nessuno ha saputo farsi amare dalla sinistra di Parma come Michele Guerra. Perchè è apparso come qualcosa di nuovo, di fresco, fin di rivoluzionario con quel no netto all’aeroporto cargo voluto dai nemici di classe.

E lui ha accolto questa apertura di credito con orgoglio e profondo rispetto per la loro storia, i loro limiti, le loro potenzialità.

Il Pd ha dato un contributo enorme alla vittoria di Guerra con quel 25% dei consensi.

Senza i voti del Pd Guerra oggi non sarebbe stato proclamato sindaco, non si sarebbe neppure candidato per sua stessa pubblica ammissione. I voti dei 12 consiglieri comunali del Pd su 20 della maggioranza saranno la necessità di un confronto costante.

Allo stesso modo il Pd non rappresenterebbe oggi in città quello che rappresenta senza Michele Guerra.

Dura solo ciò che è reciproco: cercarsi, trovarsi, incazzarsi e riprendersi. Il resto è solo illusione.

Nella notte dei festeggiamenti in piazza Garibaldi per la vittoria al ballottaggio a qualcuno non è bastato che cantare “Bella ciao” a squarciagola come urlo liberatorio. Alcuni avanguardisti, all’insaputa di Guerra, hanno esposto sul portone del Comune una krama, la sciarpa simbolo dei khmer rossi della Repubblica popolare cambogiana.

 

 

Quando Guerra l’ha vista ha sgranato gli occhi, basito da quella simbologia così distante della sua cultura moderata. Da lontano pensava fosse un “fiocco rosa”.

I più hanno derubricato l’ostentazione della krama come una provocazione.

I complottisti come una minaccia al neo sindaco. Sappiamo tutti che i khmer rossi uccidevano a colpi di zappa le persone portavano gli occhiali perchè in automatico giudicate come reazionari borghesi.

Gramsci non basta più.

A sinistra c’è sempre qualcuno che non si accontenta, fa +1, estremizza. Uno più puro che ti epura.

Guerra è avvisato.

Andrea Marsiletti