31 luglio 1703: Daniel Defoe viene messo alla gogna

Il 31 luglio 1703 Daniel Defoe viene messo alla gogna (e successivamente imprigionato), con l’accusa di diffamazione verso la Chiesa di Inghilterra, per la pubblicazione del pamphlet di satira politica, “La via più breve per i dissenzienti” (The Shortest-Way with the Dissenters, 1702).

Daniel Defoe è stato uno scrittore britannico. Viene frequentemente indicato come il padre del romanzo inglese.Viene ricordato per essere l’autore di Robinson Crusoe

Defoe nacque in un borgo londinese, Stoke Newington, il 3 aprile 1660. Suo padre, James Foe, era un membro della società dei macellai, ma mercante di candele; Daniel modificò il proprio cognome da “Foe” al più aristocratico “Defoe” intorno al 1703, arrivando in alcune occasioni a dichiarare di essere un discendente della famiglia De Beau Faux.

La famiglia di Defoe era di credo presbiteriano dissenziente; egli fu mandato a scuola all’accademia dissenziente di Stoke Newington, diretta da Charles Morton (in seguito vicepresidente di Harvard); qui non seguì studi classici, ma si dedicò a discipline come l’economia, la geografia e le lingue straniere. Daniel, contro la volontà del padre, scelse di non diventare pastore presbiteriano e di dedicarsi agli affari. In questo ramo ebbe un grande successo, e poté sposare Mary Tuffley, figlia di un ricco mercante, ottenendo tra l’altro una dote di 3.700 sterline. Da Mary ebbe sette figli.

Convinto sostenitore della causa liberale, nel 1685 Defoe si schierò con il Duca di Monmouth (figlio illegittimo, protestante, di Carlo II), che osteggiava il legittimo erede al trono e fratello di Carlo, il cattolico Giacomo II. Nel 1688 prese posizione dalla parte di Guglielmo d’Orange quando questi si scontrò con il suocero Giacomo (che intendeva instaurare una monarchia assoluta e mettere in atto una politica di pulizia religiosa analoga a quella di Luigi XIV in Francia).

Nel 1692, Defoe finì in bancarotta, pagando il suo disastro economico anche con la prigione. Riuscì a risollevare le proprie condizioni finanziarie dando inizio a una serie di attività disparate: una fabbrica di mattoni, un servizio di consulenza per il governo, e qualche pubblicazione come saggista. I saggi di Defoe, di natura politica ed economica, contenevano raccomandazioni destinate a rivelarsi all’avanguardia rispetto ai suoi tempi: suggerivano, tra l’altro, la creazione di una banca centrale (divenuta realtà nel 1694), di un sistema pensionistico, di società di assicurazioni. Defoe propose anche nuove leggi sulla bancarotta.

Dopo la morte di Guglielmo III (1702), Defoe fu arrestato con l’accusa di avere diffamato la Chiesa d’Inghilterra nel suo saggio La via più breve per i dissenzienti (The shortest way with the dissenters). Il libro venne messo al rogo, e Defoe subì prima la gogna e poi nuovamente la prigione, nel carcere di Newgate. Mentre attende in carcere la sentenza, Defoe scrive A Hymn to the Pillory, che circola per tutta Londra: la condanna si trasforma in trionfo, la gogna viene ornata di fiori e scorrono fiumi di birra in onore del condannato.

Inno alla Gogna, nel ritmo quasi di ballata, col tono a volte amaro del sarcasmo e a volte violento dell’invettiva, sviluppa un tema caro alle satire di Defoe: la condanna inflitta agli innocenti, l’impunità dei colpevoli, la barbarie del ludibrio della folla. Di questo è simbolo la gogna, “geroglifica macchina di Stato”, diabolico congegno, incomprensibile a chi è onesto. Emblema non di giustizia ma del suo contrario. Ignominioso e incivile strumento di tortura, cassa di risonanza e amplificazione della malizia umana che ha solo sete di vendetta e gode del dolore altrui.

Dal momento che venne fatto prigioniero la moglie colse l’occasione per divorziare e tenere al contempo i loro figli, data l’impossibilità per Defoe di allevarli al meglio.

Durante la sua prigionia a Newgate Defoe iniziò anche a scrivere il romanzo Fortune e sfortune della famosa Moll Flanders, considerato la sua prima grande opera letteraria. Nel frattempo aveva perso la fabbrica di mattoni, e per risollevarsi da un nuovo periodo di crisi economica fondò la rivista trisettimanale The Review, destinata a durare dieci anni e ad entrare nella storia del giornalismo inglese. Quasi tutti gli articoli erano scritti dallo stesso Defoe. Pur dichiarandosi indipendente, in realtà aveva un accordo con il primo ministro Robert Harley, che gli aveva promesso l’amnistia.

Fra il 1705 e il 1707 si trasferì in Scozia. Presentandosi come giornalista, in realtà lavorò attivamente con lo scopo di convincere il Parlamento scozzese ad accettare l’Atto di Unione con il Parlamento inglese, stipulato nel 1707. È in questo periodo che egli perde le tracce dei quattro suoi figli ancora in vita, dei quali non ci è dato sapere altro se non che non cercarono un incontro con il padre poiché consci del suo certo rifiuto, data la sua elevata vanità e indipendenza sociale.

Nel 1714, sempre lavorando sotto mentite spoglie per il governo, riuscì a entrare nella redazione di un settimanale giacobita. Scoperto sei anni dopo, si vide costretto a porre fine alla sua attività di giornalista. Nel frattempo aveva continuato a scrivere romanzi; nel 1715 pubblicò The Family Instructor, e nel 1718 quello che sarebbe diventato il suo più celebre romanzo, Robinson Crusoe. Subito dopo, scrisse due romanzi come seguito di Robinson Crusoe: Ulteriori avventure di Robinson Crusoe e Riflessioni serie di Robinson Crusoe. A Robinson Crusoe seguirono numerose opere minori, incluse diverse false autobiografie (di famosi criminali o di altri personaggi pubblici, come nel caso della cortigiana “pentita”, Lady Roxana) e una quantità di romanzi (tra gli altri, Memorie di un cavaliere, Il capitano Singleton, Il colonnello Jack e La peste di Londra).

Daniel Defoe morì a Moorfields, nei pressi di Londra, nel 1731. Oggi riposa nel cimitero di Bunhill Fields, a Londra.

A partire dai saggi del critico inglese Ian Watt, Defoe è stato visto più volte come il padre del romanzo moderno, ovvero di una forma di romanzo in prosa in cui la figura di un singolo personaggio o di un gruppo di personaggi e del loro destino sia al centro della vicenda, e in cui si cerchi di rispettare determinati criteri di coerenza e verosimiglianza. Sebbene vi siano precedenti anche importanti (per esempio il Don Chisciotte di Cervantes e La principessa di Clèves di Madame de La Fayette), Defoe fu in effetti il primo a utilizzare questa forma letteraria in modo sistematico.

Defoe non era in realtà interessato a creare o sviluppare il romanzo a fini letterari. Egli era soprattutto un giornalista, un saggista e un professionista della penna pronto a mettere il suo considerevole talento al servizio del miglior offerente. È senz’altro significativo il fatto che prima di dedicarsi al romanzo, buona parte della vita di Defoe fosse già trascorsa: quando scrisse il suo capolavoro, il Robinson, aveva già 58 anni.

Inoltre, pubblicò i suoi romanzi cercando, in generale, di farli passare per storie vere (memoriali e autobiografie) per renderli più appetibili al pubblico dell’epoca (non si deve dimenticare che il motivo principale per cui Defoe scriveva era, a quanto pare, la necessità di pagare i propri debiti). La messa in scena ebbe successo, e solo molto tempo dopo la pubblicazione si comprese che i libri di Defoe mescolavano fatti veri (nel Robinson Crusoe la storia del marinaio Alexander Selkirk) con dosi generose di invenzione letteraria.

La miscela di realtà e finzione, attendibilità e sensazionalismo, propositi edificanti e gusto del racconto a fine d’intrattenimento costituiscono nella scrittura di Defoe quel genere intimamente ibrido che è il romanzo moderno. Starà poi ad altri, successivi scrittori di diversi paesi sfruttarne le potenzialità; ma di certo la prima sintesi narrativa funzionante (prova ne è il successo di cui ancora godono oggi questi libri) è stato l’astuto e “disonesto” Daniel Defoe.

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