Chi autorizzò i container dell’esondazione del Baganza in città?

30/10/2014

Container, cisterne di gasolio, baracche, rami d’albero: c’era di tutto nelle golene del Baganza al momento dell’esondazione della città.
Come noto, questi materiali si incastrarono sotto le volte dei Ponte Nuovo (ponte dei Carrettieri) e quello della Navetta, rimasto distrutto sotto l’urto dei cassoni metallici.
E’ la stessa AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po) a citare l’incidenza dei container sull’esondazione del Baganza; si legge a pagina 5 della sua relazione: “Con estrema velocità l’onda di piena formatasi sul Baganza ha raggiunto la città (1 ora e 10 minuti da Marzolara) provocandone l’esondazione verso diversi quartieri della parte Sud-Ovest, invasi da ingenti quantità di acqua e fango. Gli eventi sono stati resi ancor più gravosi dalla presenza di una rilevante quantità di materiale fluitato (ndr: galleggiante), fra cui alcuni container che, probabilmente, hanno provocato il crollo di parte dell’impalcato del ponte ciclo-pedonale c.d. “della Navetta” e insieme ad altro materiale il parziale intasamento del Ponte Nuovo”.
Quanto sia stata determinante la presenza di questi container nell’esondazione del Baganza avendo causato l’occlusione di parte delle arcate dei ponti e quindi ostacolato il deflusso della piena sarà la Procura della Repubblica di Parma a stabilirlo.
In questa sede a noi interessa fare chiarezza sulla presenza di quei manufatti all’interno degli argini del Baganza. Erano abusivi o autorizzati? Se autorizzati, chi li ha autorizzati?
I container trascinati dalle acque del Baganza provenivano dall’area di pertinenza di un’azienda metalmeccanica, la Fbr-Elpo Spa di via Arnaldo da Brescia, ed erano ubicati in mezzo a diversi altri box e container.
Qual è la storia urbanistica di quest’area?
Nel PRG (Piano Regolatore Generale) dell’allora assessore all’urbanistica Massimo Rutigliano (noto avvocato cittadino e oggi uno dei promotori dell’associazione Millecolori) adottato nel 1998 tale area NON era stata classificata come produttiva. Quindi, se fosse stata mantenuta quell’impostazione urbanistica, quei container non sarebbero stati presenti all’interno degli argini del Baganza il giorno dell’alluvione.
Nel 1998, come noto, vinse le elezioni per la prima volta il centrodestra. La nuova amministrazione di Ubaldi, in sede di controdeduzioni al PRG di Rutigliano, accoglieva le richieste della proprietà e classificava l’area come “produttiva”. Quella nuova classificazione ha consentito l’insediamento legittimo dei contanier che pertanto non erano abusivi. Si precisa, per completezza, che la normativa all’epoca vigente consentiva quel tipo di classificazione.
Che Parma abbia due Cassandre? Oltre a Fellini (leggi), anche Rutigliano?


Andrea Marsiletti


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INCHIESTA PARMADAILY.IT – ALLUVIONE PARMA 2014
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