“C’è anche un’Italia diversa… quella atea”

26/03/2009

Quale lo scopo del UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti)?
La nostra associazione si pone essenzialmente tre scopi: difendere gli atei e gli agnostici dalle discriminazioni che subiscono nella vita quotidiana della società italiana; affermare completamente la laicità della società italiana; dare voce a tutte le correnti di pensiero non religioso del mondo intellettuale e culturale italiano.
Portiamo avanti questi obiettivi rimanendo ancorati alla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” e alla Costituzione, tanto per citare due orizzonti che però non vogliono essere delle gabbie in cui restare intrappolati.

Chi è l’agnostico?
E’ colui che non prende posizione, per lo meno a livello filosofico, sul tema dell’esistenza di Dio.
In realtà dovrebbe essere identificato come colui che ritiene che non si possa arrivare razionalmente a decidere se Dio esiste o no. Non ci sono grosse differenze con coloro che si dichiarano atei in quanto non dispongono di prove concrete dell’esistenza di Dio.
Certo, poi ci sono gli atei che sono sicurissimi che Dio non esiste, ma senza alcuna prova scientifica. Una posizione, quest’ultima, non meno credibile di quella del credente che dice di “credere perché sento dentro di me qualcosa”… orbene, ci sono atei che dicono la stessa cosa… nella direzione esattamente opposta.

Chi è per lei colui che crede in una religione?
Io sono convinto che la maggiore parte dei fedeli non creda nelle loro religioni. Detto ciò, credere è un sentimento umano molto diffuso che deve potere essere messo in pratica liberamente; diversa è l’appartenenza ad una religione che è quasi sempre ereditata dai propri genitori, un qualcosa che si tramanda quasi a livello di identità nel corso delle generazioni, canalizzato dall’istituzione che vive sul territorio da secoli se non da millenni.
Scegliere una religione piuttosto che un’altra secondo me ha già un valore minore rispetto alla fede vera e propria in una trascendenza di qualunque tipo essa si possa configurare.

Secondo lei nelle piccole e grandi scelte quotidiane quali dovrebbero essere i valori di riferimento?
Quello fondamentale dovrebbe essere il rispetto per l’altra persona, che si traduce nel rispetto delle scelte che fa l’altro anche se sono diverse dalle mie.

A Genova dal 4 febbraio due autobus che giravano per la città riportavano due slogan “La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. Quella ottima è che credono nella libertà di espressione”… da cosa è nata questa campagna pubblicitaria e quali risultati ha prodotto?
La campagna è nata in Inghilterra ad opera di una giornalista-sceneggiatrice che ha si è imbattuta in una campagna sugli autobus che reclamizzava la religione. Così ha deciso di fare la stessa cosa per chi una religione non ce l’ha.
Noi abbiamo fatto una scelta molto chiara per la visibilità dell’ateismo con il duplice scopo di fare vedere che gli atei ci sono (in Italia i sondaggi dicono che una persona su sei non crede, sebbene ciò non traspaia assolutamente e nella politica sembra che l’Italia sia un Paese cattolico e che tale debba rimanere) e per dare visibilità ad un’associazione che difende chi non crede.

Cosa pensa delle recenti dichiarazione di Berlusconi secondo le quali la Chiesa cattolica è gusto che esprima le proprie opinioni?
La Chiesa deve poter esprimere le proprie opinioni, è la politica che dovrebbe di volta in volta valutarne la congruità. E chi non è della stessa opinione della Chiesa dovrebbe poter essere libero di dirlo avendo degli spazi non dico identici ma adeguati alla propria importanza e diffusione nella società.
La Costituzione prevede per i parlamentari la libertà di mandato. Nel momento in cui la Chiesa cattolica pretende che i parlamentari cattolici votino secondo quello che dice lei e questi si uniformano al diktat siamo di fronte ad una palese violazione della Costituzione.

Qual è il partito oggi più vicino a voi?
Se dovessi dire dalle e-mail che ricevo è quello dell’astensione. Nella migliore delle ipotesi i politici scantonano le domande dei giornalisti sulle prese di posizione del Papa, di Ruini e di Bagnasco… altrimenti li assecondano.
Noi non diamo mai indicazioni di voto, ma pubblichiamo sul nostro sito pezzi di programmi dei partiti sulla laicità che riteniamo meritevoli… anche se non è sempre facile avere i loro programmi.

Cosa dovrebbe fare un Comune per soddisfare le vostre aspettative?
Deve essere laico, ovvero non ci devono essere atteggiamenti di privilegio nei confronti di una concezione del mondo piuttosto che di un’altra.
Ad esempio, un Comune laico può rifiutarsi di dare i ricavi degli oneri di urbanizzazione agli edifici di culto per devolverli a spazi che coivnolgono tutta la cittadinanza e non solo una sua parte.

Può parlarci dello “sbattezzo” di cui vi fate promotori?
Lo sbattezzo è il diritto di uscita da un’organizzazione , sancito della “Dichiarazione universale dei diritti umani”. Ci sono atei e agnostici che non se ne sono avvalsi e invece credenti, ovviamente non cattolici, che ne hanno fatto richiesta.

Concretamente in cosa consiste lo “sbattezzo”?
E’ una pratica semplicissima. Sul nostro sito c’è un modulo da scaricare dal nostro sito, si compila e si manda con raccomandata con ricevuta di ritorno al parroco allegando la fotocopia di un documento di identità e dopo 15 gg (dice la legge) deve arrivare la risposta da parte del parroco che prende atto della dichiarazione di questa persona.

Cosa pensa della conversione di Madgi Allam al Cristianesimo?
Nel nostro libro sosteniamo che le conversioni (intese come travaglio interiore che portano ad una scelta completamente diversa) sono molto rare. Le conversioni di norma sono di due tipi: quelle fatte per inserirsi bene all’interno di una realtà territoriale diversa e quelle per avere un menage familiare con il coniuge più tranquillo. Non so se Magdi Allam sia sposato o meno, e quindi propongo più per la prima ipotesi.
La stessa conversione, a livelli più bassi, avviene per molti immigrati che vengono in contatto con la Caritas cattolica, unica organizzazione deputata dallo Stato a svolgere certe attività di accoglienza.

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