Disuguaglianze come fattori di crisi (di Stefano Gelati)

Lombatti
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C’è una costante tra le cause di tutte le crisi economiche del sistema capitalistico, l’eccessiva disuguaglianza nella distribuzione del reddito tra i residenti in uno Stato; detta in termini tecnici, una “polarizzazione” del reddito.

Negli Usa, alla vigilia della Grande Crisi del 1929, il 5% della popolazione deteneva 1/3 del reddito nazionale; la crisi del 2008, iniziata negli Usa che poi si è diffusa con rapidità, come quella del 1929, in Europa e nel mondo si è manifestata dopo un periodo di aumento delle disuguaglianze.

Gli effetti sono evidenti: diminuzione della domanda interna, degl’investimenti e crescente disoccupazione.

La scienza economica ci fornisce un indicatore della distribuzione del reddito nazionale: l’Indice Gini, dal nome dell’economista italiano che lo ha formulato. Può esprimere valori tra 0 e 1. Se l’indice è vicino a zero, significa che il reddito è tendenzialmente equidistribuito, se è vicino a 1 la polarizzazione o disuguaglianza nella distribuzione del reddito tende ad essere massima.

Nel mondo l’indice è molto elevato sempre oltre allo 0,5 in numerosi Stati africani, come anche in America del sud. Negli USA é superiore allo 0,4, perché l’intervento pubblico è meno incisivo nel ridurre le disuguaglianze rispetto alle politiche economiche dei paesi dell’Unione Europea.

In Italia, gli ultimi dati disponibili, del 2020, lo indicano a 0,36, superiore a quello di Germania e Francia, che risultano delle società con una distribuzione del reddito meno diseguale rispetto alla nostra.

La disaggregazione del dato per regioni ci indica nell’ordine: Sicilia, Calabria e Campania. Queste sono le regioni con la distribuzione più diseguale del reddito, nonostante l’impatto delle politiche economiche pubbliche con sussidi assistenziali, che insieme ad una imposizione fiscale progressiva, riducono la polarizzazione o disuguaglianza. Per inciso l’indice Gini più basso è quello della regione Marche. In Emilia-Romagna è di poco inferiore al dato nazionale.



Dalle rilevazioni storiche dell’Istat (Istituto centrale di statistica) risulta che la crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008 e provocata anche da un aumento delle disuguaglianze nel decennio precedente, in Italia, non ha inciso sulla distribuzione del reddito che tendenzialmente è apparsa stazionaria; siamo in attesa di dati più precisi con riferimento all’intero periodo della pandemia. Il rapporto Istat sottolinea un aspetto preoccupante: alla crisi sono stati in grado di rispondere meglio coloro che hanno dai 65 anni in su, i percettori di pensioni, rispetto alle altre classi di età, le più attive che hanno visto aumentare le disuguaglianze di reddito.

Ancora un altro problema che viene caricato sulle generazioni più attive, nel mondo del lavoro ed i più giovani.

Stefano Gelati

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