La Lega mette gli operai uno contro l’altro, ma il nemico è il padrone che ti compra per due soldi

Lombatti

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29/06/2010

ParmaDaily intervista Francesco Samuele, membro della segreteria provinciale di Rifondazione Comunista di Parma e responsabile welfare e lavoro del partito.

La prima domanda sul tuo tema specifico di competenza: il lavoro. A Parma come siamo messi? Quanto morde questa crisi?
La situazione nella nostra provincia non è diversa da quella del resto del centro-nord: la crisi sta avanzando in modo devastante, anche se non la si percepisce ancora, in modo forte, nel tessuto dell’ economia.
L’importante massa di denaro accantonato, che faceva dell’ Italia, fino a qualche anno fa, il Paese al mondo con la più elevata capacità di risparmio ha consentito infatti, finora, di non avvertire la gravità della situazione; i consumi non sono precipitati, come era avvenuto, ad esempio, durante la crisi del 1929. I giovani senza lavoro, insomma, riescono ancora a tirare a campare grazie al decisivo aiuto economico, fornito dai propri genitori o nonni.
Ma anche tali accantonamenti non sono inesauribili: sarebbe necessaria, quanto meno, una politica keynesiana di sostegno ai consumi per mantenere vitale l’economia e consentire alle aziende di non licenziare per crisi delle vendite. Invece la politica del governo Berlusconi sta andando esattamente nella direzione opposta: basti vedere la finanziaria in approvazione in questi giorni.

Ma a Parma come siamo messi?
Decine sono le aziende che, per motivi diversi (dalla SPX di Sala Baganza, alla Fincuoghi di Borgotaro e Bedonia, alla Eridania di Trecasali, a Battistero, Upim-Coin, CFT, Bormioli Luigi e Bormioli Rocco, solo per fare alcuni dei nomi più conosciuti), in questi mesi hanno annunciato od avviato pesanti ristrutturazioni, con tagli di centinaia di posti di lavoro.
I dati forniti dalla Provincia a fine marzo parlano di 3.500 posti di lavoro persi; ma tale dato aumenta di molto se si tiene conto di quell’enorme numero di lavoratori precari, ai quali negli ultimi mesi non è stato rinnovato il contratto: contratti di somministrazione ed interinali, infatti, non vengono inseriti nei dati ufficiali.
Per fortuna a volte, come nel caso della CFT, l’immediata e compatta mobilitazione dei lavoratori, con il decisivo sostegno del PRC, ha impedito la ristrutturazione ed il taglio dei posti; questo caso dovrebbe essere d’esempio per le future vertenze che, certamente, si apriranno nei prossimi giorni o mesi.
Anche a livello nazionale, inoltre, da Pomigliano e dalle piazze di venerdì scorso, un importante segnale è arrivato: il Paese reale ed i lavoratori non si piegano. Come ha detto un delegato di una fabbrica metalmeccanica di Reggio Emilia dal palco della manifestazione di Bologna, lo sciopero generale indetto dalla Cgil non deve essere però un episodio rituale. Anzi, bisogna costruire quotidianamente l’opposizione politica e sociale alle politiche di Berlusconi – che ancora una volta ruba ai poveri per dare ai ricchi. Il grande successo dello sciopero di venerdì e il risultato del referendum di Pomigliano segnalano appunto che il Paese reale e i lavoratori non intendono piegarsi ai ricatti del governo e dei padroni. I lavoratori non vanno, però, lasciati soli, e tutta l’opposizione deve darsi una svegliata: è per questo che Paolo Ferrero, nel corso della manifestazione di Napoli, ha proposto una manifestazione unitaria contro le politiche del governo, rivolgendosi prima di tutto a SEL di Vendola. Attendiamo risposta.

Nel concreto, cosa possono fare il Comune di Parma e la Provincia di Parma per contrastare la perdita di posti di lavoro?
Due cose semplicissime: utilizzare le risorse di cui dispongono, per sostenere in modo deciso chi è in difficoltà, dimenticando i grandi progetti che servono solo a far arricchire gli amici costruttori senza sostenere concretamente l’economia; nel contempo togliere ogni forma di sostegno economico alle aziende che avviino processi di ristrutturazione che coinvolgano direttamente i dipendenti: non un posto di lavoro deve essere toccato.

Sui giornali si legge da tempo che la Lega è diventato il partito di riferimento degli operai del nord, un tempo cassaforte della sinistra. Perché questa avanzata leghista e perché questo calo vostro nelle fabbriche?
Le ragioni sono molteplici, e ci vorrebbe un’intervista intera solo per sviscerare tale delicatissimo tema. Proverò a sintetizzare.
A mio parere, le ragioni sono almeno quattro:
1) la gestione del Partito durante la segreteria Bertinotti, che ha visto il PRC perdere progressivamente la propria matrice di classe, di difesa del mondo del lavoro, per divenire un indistinto contenitore di istanze riformiste che bene non fanno ad un partito che si prefigga di abbattere questo sistema di produzione;
2) l’ingresso nel governo Prodi, che agli occhi del nostro popolo è stato vissuto come un “dar via il c…” in cambio di qualche poltrona e che, nel contempo, aveva aperto contraddizioni insanabili: da un lato il PRC parlava contro la guerra, dall’ altro votava le missioni militari; da un lato si esprimeva in difesa di lavoro e pensioni, dall’ altro approvava, ad esempio, il decreto Damiano; ciò è inammissibile, in un partito antagonista;
3) il problema dell’ egemonia culturale, persa ormai dalla sinistra e conquistata, invece, dalla parte più retriva e populista della destra del nostro Paese, di cui la lega (volutamente scritto minuscolo) è l’emblematica rappresentazione;
4) in ultimo, il riuscito tentativo, di romana memoria, del “divide et impera”, del mettere contro lavoratori contro lavoratori; ci era riuscito, trent’anni fa, Romiti con la famosa marcia dei quarantamila quadri FIAT, ci è riuscita oggi la lega, contrapponendo operai del nord agli altri operai, soprattutto immigrati, e costruendo su tale contrapposizione gran parte del proprio consenso.
Occorre lavorare, per ribaltare tale contrapposizione, ricostruire l’identità di classe dei lavoratori, ricostruire l’idea che il vero nemico non è l’operaio, sfruttato come te, di un altro colore o provenienza, ma il padrone che per due soldi compra la tua forza lavoro per ottenere plusvalore ed arricchirsi. Questo è il grande, immane compito che attende i comunisti, in questa crisi che potrebbe vedere la fine del modello di produzione capitalistico.

Inceneritore. Rifondazione è in campo contro la sua realizzazione. Tanti cittadini di Parma si interrogano se ci sono ancora speranze reali di riuscire a fermare l’impianto…
Non si tratta di vane speranze, ma di concrete possibilità. La battaglia contro l’inceneritore, come la battaglia contro l’assurdo progetto della metro, può essere vinta. Com’è stato evidenziato da Marco Ablondi nella sua interpellanza, che richiama quanto espresso dall’avvocato De Angelis nel suo intervento pubblicato tre settimane fa, l’iter seguito per affidare ad ENIA la costruzione dell’ impianto presenta delle gravissime, insanabili anomalie procedurali. ENIA non può ricevere l’incarico di occuparsi dello smaltimento dei rifiuti.
Occorre perciò proseguire in modo determinato nella battaglia, impedendo che i lavori procedano. I cittadini devono usare qualunque forma di lotta per bloccare la costruzione dei due forni previsti ed il PRC sarà, concretamente, al loro fianco.
Voglio, nel contempo, rivolgere un appello a tutte le forze che, fino ad oggi, si sono concretamente e pubblicamente esposte contro questo devastante progetto: l’opposizione, a Parma, non è tutta uguale, non facciamo di tutt’un’erba un fascio. Il PRC è da sempre dalla parte di chi non vuole la realizzazione dell’impianto e ha sempre cercato un dialogo per costruire un cartello comune.
Bene, è l’ora dell’unità.

Federazione della sinistra. A che punto siamo a Parma? Chi frena: Rifondazione o il PDCI?
La Federazione della Sinistra sta per nascere anche a Parma, lo dico subito in modo chiaro e netto. Nessuno frena. Nei prossimi mesi, pertanto, si terrà, secondo quanto stabilito a livello nazionale, il Congresso fondativo.
Vorremmo però, a Parma, fare “le cose per bene”, non affrettare nulla, e soprattutto far sì che tale nuovo soggetto non sia la semplice fusione di ceto politico ma, al contrario, un nuovo contenitore capace di dare spazio a tutti i soggetti antagonisti della nostra provincia.
Auspico perciò, prima del Congresso, la convocazione di una Conferenza che, partendo dal basso, dalla base, dai movimenti, dai soggetti conflittuali, riempia il contenitore Federazione di contenuti concreti e ben definiti, non calati od imposti dall’ alto, dai vertici.
Un modo di chiedere, insomma, cosa ci si aspetti che sia la Federazione. Ed in questo, caro Direttore, il tuo aiuto potrà essere decisivo: quanta spinta potrebbe venire dalle colonne del tuo giornale!

A proposito, la tua lettera con la quale mi davi il benvenuto dentro Rifondazione (“Benvenuto compagno direttore“) è stata oggetto di qualche tensione, non nel contenuto ma per la firma con la quale l’hai siglata, ovvero con il tuo nome abbinato alla carica di partito che ricopri. Sebbene fosse ovvio che tale intervento fosse a titolo personale, esso ha generato un po’ di fermento dentro al partito. Ma quanto siete macchinosi e burocratici!!! Non è che se adesso io sbaglio una parola in un qualche mio pezzo mi mandate davanti al Politburo di leninista memoria… 🙂
Non si tratta di esser macchinosi o burocratici, ma di avere delle regole di funzionamento che consentano un vivere insieme civile e democratico.
In un Partito è bene che ci siano delle regole, altrimenti ognuno tirerebbe dalla propria parte… e la frittata sarebbe fatta!
Il sottoscritto queste regole non le ha rispettate pienamente firmando con la propria carica un intervento che voleva e doveva essere a titolo personale; di questo faccio pubblica ammenda, pur essendo stata una semplice dimenticanza, quella di non aver tolto la carica dalla firma.
Posso dire, comunque, che le piccole tensioni sono già ampiamente rientrate: tra compagni basta guardarsi negli occhi, per chiarire tali disguidi!
Tranquillo, Direttore: nonostante le regole, mai e poi mai la tua libertà di pensiero verrà intaccata.. ti tocca, insomma, rinnovare la tessera per molti, molti anni!