Lavagetto assalta la caserma Moncada

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Nel centrosinistra di Parma non ci sono in campo solo il Comandante Guevara Michele Alinovi e i suoi companeros di Effetto Parma (leggi)…

C’è pure chi a loro tutto questo spazio non lo vuole dare.

A capo dei ribelli del “Movimento 26 luglio” c’è lui, il Leader Maximo Fidel Castro, il capogruppo del PD Lorenzo Lavagetto.

Per l’ortodosso Fidel la rivoluzione cubana non deve essere solo una lotta di liberazione contro la destra sovranista di Batista ma una vera e propria rivoluzione socialista.

Che Guevara ha l’appoggio di tanti fuori da Cuba, in particolare a Bologna, ma all’Avana sembra essere più debole e meno organizzato.

Fidel lo sa e vuole bruciare le tappe, prima che il Che sbarchi a Cuba sulla nave Granma e i giochi siano fatti.

La sua richiesta di primarie di coalizione è l’assalto alla caserma Moncada a Santiago.

E’ l’inizio della rivoluzione cubana.

La data scelta per l’attacco al Moncada fu domenica 26 luglio, perchè la confusione delle celebrazioni carnevalesche previste per sabato 25 e della concomitanza di importanti elezioni amministrative in Regione, unite all’impreparazione dell’assemblea cittadina del PD, avrebbero reso più facile ai ribelli confondersi tra la folla e fare il blitz.

L’esito di quell’assalto sappiamo quale è stato. Lo sa anche Lavagetto, ma ci proverà lo stesso a farsi dare le primarie, consapevole se dovesse fallire per lui, a differenza di Fidel, non ci sarà alcuna amnistia. No, Bonaccini non lo grazierebbe. A nulla varrà la sua arringa difensiva “la storia mi assolverà“, nessun appello popolare lo potrà salvare, anche perchè a quel punto nessuno nel Pd muoverebbe un dito.

Oppure Fidel potrebbe decidere per un approccio più accomodante.

Potrebbe dire al Che: “Ma se in questi dieci anni sei stato bravo come dici, hai governato così bene che hanno stampato la tua faccia sulle magliette di mezzo mondo, dimostra a tutti il tuo valore: corri da solo, non hai bisogno dei miei guerriglieri che tu dici essere vecchi, stanchi e pieni di cicatrici, vai pure in Bolivia a fare un’altra rivoluzione! Se vincerai ancora una volta la tua gloria sarà immensa; se ce la farai ti verrò a salvare io e ci alleeremo insieme nella battaglia finale contro il capitalismo e l’imperialismo. Non aver paura, la tua reputazione è altissima, il tuo consenso è alle stelle”.

Già, non solo Il presidente Barrientos, alla notizia della presenza del Che in Bolivia, espresse il desiderio di vedere la testa di Guevara piantata su una picca e mostrata nel centro di La Paz.

Lavagetto sa quello che è successo al Che nel villaggio di La Higuera… ma lo sa anche Effetto Parma. Ed è per questo che i pizzarottiani preferiscono gli “incontri tra delegazioni” e “il dialogo sui punti programmatici” piuttosto che andare a farsi contare e a combattere in Bolivia. A pensarci bene, Fidel e i suoi non sono poi così cattivi, e l’unico nemico è Batista.

Ce lo dice anche il “modello Bonaccini”.

Andrea Marsiletti