Luisa Maria, l’ultima Duchessa (di Stefano Gelati)

Il 27 Marzo 1854, moriva, a seguito dell’attentato subito il giorno prima, Carlo III di Borbone duca di Parma, Piacenza e Stati annessi; la reggenza in nome del figlio Roberto, di soli sei anni, fu assunta dalla madre Luisa Maria di Borbone e di Berry.

Il tema della reggenza alla moglie del duca assassinato, ebbe in quelle poche ore di agonia di Carlo III, l’assenso dell’Austria, la potenza protettrice del Ducato.

Il governo di Luisa Maria, durò fino al 9 giugno 1859, poco più di cinque anni, quando durante la Seconda Guerra d’Indipendenza italiana, dopo la battaglia di Magenta, la duchessa con il figlio lasciò in modo definitivo il Ducato, dando inizio alle fasi che portarono, in pochi mesi, alla definitiva annessione degli Stati parmensi al Regno Sardo-Piemontese, che diverrà Regno d’Italia.

Il 1854, fu un anno orribile per la monarchia ducale, con l’attentato al duca Carlo III del 26 marzo, in pieno centro città, la sua morte il giorno successivo, una situazione insurrezionale che porterà ai moti del 22 luglio, la relativa repressione, con otto condanne a morte eseguite; lo stillicidio di attentati a colpi di lima, accoltellamenti, con vittime dei funzionari ducali.

Le indagini sulla congiura che portò all’assassinio del duca suo marito, concentrate su gli ambienti mazziniani e anarchici da cui proveniva quello che, dopo essere fuggito in Argentina, si dichiarò l’esecutore materiale, il sellaio Antonio Carra, pesarono come un macigno sulla reggenza di Luisa Maria, che dovette “convivere” fino al 1857, con la presenza, non solo militare, dell’Austria, nel Ducato.

A tal proposito il saggio storico: “Sangue a Parma” di Giansiro Ferrata e Elio Vittorini, del 1939, riedito da Mondadori nel 1967, riporta anche il dialogo epistolare tra la duchessa, il suo governo e il fedmaresciallo Radetzky, governatore austriaco del vicino Lombardo Veneto, da cui emerge la puntuale ingerenza dell’Austria su ogni aspetto della politica interna del Ducato, in particolare nella ricerca dei mandanti dell’attentato a Carlo III.

 

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Il Ducato visse quasi tre anni con la proclamazione dello stato d’assedio, l’istituzione di un Consiglio di guerra che conduceva indagini su circa trecento arrestati e di fatto con l’occupazione austriaca.
Si può ben dire che chi “toccava” il tema delle indagini sui mandanti dell’attentato a Carlo III, rischava di morire, o moriva, sotto i colpi della lima, come capitò il 12 giugno 1854 al giudice Antonio Gabbi, poi al colonello Paolino Lainati, all’auditore di giustizia Gaetano Bordi, rimasti gravemente feriti, infine, il 4 marzo 1856, al direttore delle carceri conte Valerio Magawly, ucciso come Gabbi. Tutti questi attentati dimostravano l’esistenza di una congiura organizzata che ebbe come risultati l’assasinio del duca ed i moti del 22 luglio del 1854,

I congiurati anarchici e mazziniani individuati come mandanti dei moti parmensi si riunivano alla Croce di Malta, nei pressi della chiesa di San Tiburzio o in un’osteria al Molinetto dietro il cimitero della Villetta. Dalle indagini Luigi Bocchi, già processato e graziato per i moti del 22 luglio 1854, risultò capo della congiura contro Carlo III.

Il giudice militare austriaco Kraus indagò sui legami tra i congiurati di Parma e i fuoriusciti dal Ducato, rifugiati in Piemonte; questo filone d’inchiesta aveva un preciso scopo politico: domostratre che lo Stato Sardo- Piemontese, in procinto di allearsi con l’imperatore francese Napoleone III, tollerava e favoriva congiurati che avevano provocato un’attentato mortale contro il sovrano di un altro Stato. Se questa tesi d’accusa fosse stata provata avrebbe mandato in frantumi quell’alleanza con la Francia che poi si realizzò, contro l’Austria, nel 1859; infatti in quegli anni Napoleone III sfuggì a vari attentati; e lui ed il suo apparato di sicurezza vivevano sempre nel timore degli stessi.

Un’altra tesi, sostenuta su alcuni giornali piemontesi e di altri paesi europei vedeva gli ambienti di corte vicini alla duchessa Luisa Maria come mandanti dell’attentato a Carlo III. La ricostruzione giornalistica trovava supporto nelle note divergenze tra il duca e la moglie e sull’allontanamento, in tempi brevi, dal governo, dei ministri più vicini al sovrano ucciso.

Dal Congresso di Parigi del febbraio 1856, convocato per dare un nuovo assetto europeo dopo la Guerra di Crimea, giungevano voci di un’annessione al Piemonte di Parma e Piacenza, per ricompensarlo dello sforzo bellico a fianco di Francia ed Inghilterra, nell’ambito di una serie di compensazioni territoriali tra le varie potenze; poi, alla fine dei lavori congressuali, la situazione italiana rimase immutata.

 

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A fare da drammatico sfondo alla situazione politica, nell’estate del 1855, arrivò nel Ducato un’epedemia di colera, che provocò oltre ottomila morti in soli quattro mesi; Luisa Maria destinò ingenti risorse per fronteggiare l’epidemia. Si progettò e si diede avvio alla realizzazione di un importante risanamento urbanistico nell’Oltretorrente, la costruzione del complesso di case di Via della Salute, già allora con l’acqua corrente.

Nella primavera del 1857, a seguito della pressioni soprattutto inglesi, le truppe austriache si ritirarono dal Ducato, con l’eccezione di un presidio a Piacenza. Nello stesso periodo cessò lo stato d’assedio e i processi ai congiurati passarono alla magistratura ordinaria che emise delle sentenze miti o di assoluzione; la duchessa reggente voleva chiudere con un ritorno alla tranquillità i fatti di sangue degli anni precedenti.

La duchessa riformò l’università, facendola uscire da un periodo di decadenza, dotandola di nuove facoltà e permettendo il ritorno in cattedra di docenti che avevano fama di liberali; si istituirono scuole elementari e medie. Come scrive lo storico Ferdinando Bernini, gli ultimi giorni di Parma ducale furono tranquilli.

L’attività riformatrice della duchessa Luisa Maria, nella memoria dei Parmigiani è rimasta occultata dalla repressione dei moti del 22 luglio 1854; il sangue di allora ricadde per sempre sulla reggente, senza considerare il ruolo dell’Austria. L’attività riformatrice dell’ultima duchessa di Parma è passata, nella considerazione pubblica, in sottordine, tanto che molti la confondono con quella di Maria Luigia.
Luisa Maria, dopo aver abbandonato Parma il 9 giugno 1859, con il figlio Roberto, si stabilì a Venezia, ancora sotto il dominio austriaco, dove morì il 1° febbraio 1864, all’età di 44 anni.

Stefano Gelati

 

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