Marcella Saccani ricorda Tommasini nell’anniversario di Basaglia: “Mario dedicò la sua vita ai più fragili. Non aveva paura di nessuno”. INTERVISTA

Qualche giorno fa alla Fattoria di Vigheffio di Parma è stato ricordato il 100esimo anniversario della morte di Franco Basaglia.

A farlo è stato il dott. Paolo Francesco Peloso che ha presentato il libro “Franco Basaglia, un profilo” che racconta le idee dello psichiatra innovatore nel campo della salute mentale. Come noto, Basaglia è stato il riformatore della disciplina psichiatrica in Italia con l’introduzione della revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici in Italia e la promozione di radicali trasformazioni nel trattamento sul territorio dei pazienti con problemi psichiatrici.

Inevitabilmente si è parlato anche del parmigiano Mario Tommasini che occupò per un mese il manicomio di Colorno e collaborò proprio con Basaglia per la definitiva abrogazione dei manicomi in Italia.

A margine dell’incontro in Fattoria abbiamo intervistato Marcella Saccani, presidente della Fondazione Mario Tommasini.

Perchè è nata la Fondazione Mario Tommasini?

Vogliamo tenere vivi la cultura, la sensibilità, l’attenzione e l’amore per gli altri che Tommasini manifestava soprattutto nei confronti dei soggetti più fragili, quelli con disturbi mentali, anziani e disabili. La storia di Mario è ricchissima… raccontarla tutta richiederebbe tantissimo tempo.

Come Tommasini contribuì all’affermazione della cosiddetta “cultura Basaglia” nel mondo della salute mentale?

Nel 1965 Mario venne nominato assessore provinciale ai trasporti con delega per l’istituto psichiatrico di Colorno. Quando per la prima volta entrò nel manicomio rimase sconcertato dalle terribili condizioni che si presentarono sotto i suoi occhi. Il primo pensiero fu quello di scappare.

Ci pensò tutta la notte, e decise di non abbandonare l’incarico.

E’ così che comincia la sua battaglia per i diritti dei malati psichiatrici.

Qual è l’insegnamento più grande che Tommasini le ha lasciato?

Sicuramente l’idea di forza, coraggio e radicalità. Il coraggio da leone di rompere gli schemi, anche davanti alle autorità. Mario non aveva paura di nessuno. Si è sempre assunto tutte le responsabilità delle sue azioni. Era determinatissimo nella lotta contro le ingiustizie. Combatteva contro chi faceva finta di non vedere e di non capire.

Quali sono gli obiettivi futuri della Fondazione?

Puntiamo ad allargarci, ad allacciare più rapporti con il mondo della scuola così che i giovani conoscano di più la storia e l’importanza di questi avvenimenti. La battaglia di Tommasini deve essere ricordata come un pezzo di libertà conquistata che non dobbiamo dimenticare e tanto meno abbandonare.

Si sta parlando della possibile apertura di un museo sulla psichiatria nell’ex manicomio di Colorno, cosa può dirci a riguardo?

Si sta ragionando attorno a un tavolo; la problematica più rilevante, ovviamente, è quella dei finanziamenti. In ogni caso l’idea è forte, ed è molto importante portarla avanti poiché Mario Tommasini, dopo una vita spesa per gli altri, merita un museo che tenga viva la memoria nelle generazioni future.

Anna Dall’Aglio

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