Michele Guerra è una Ferrari usata come una Twingo (di Andrea Marsiletti)

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Qualche giorno fa mentre sorseggiavo un tè alla menta nel suq di Gerusalemme, mi sono ritrovato in mezzo a una conversazione con un arabo palestinese che è partito domandandomi da dove venivo… Italia, Parma… formaggio, Meloni, fascismo, bla, bla, bla… alla fine mi ha chiesto di che partito fosse l’Amministrazione di Parma.

Scartata l’ipotesi che quell’arabo che mi stava interrogando in realtà fosse un agente del Mossad (per il rispetto alla professionalità che, piaccia o non piaccia, si deve riconoscere all’intelligence e ai servizi segreti israeliani), gli ho risposto sbrigativamente perchè dovevo andare al Santo Sepolcro e il tempo stringeva.

Quelle domande però mi erano rimaste in testa, e mentre camminavo pensavo alla giunta di Parma a un anno dalla sua elezione, a quale idea ultima, mi verrebbe da dire escatologica, il parmigiano comune possa aver maturato su di essa, cosa sia rimasto di questo inizio.

Progetti PNRR a parte, balzano all’occhio le venature di socialismo reale degli ingenti piani di edilizia pubblica e di assunzione di personale comunale, il verde della pedonalizzazione del centro della città portato avanti dall’assessore Gianluca Borghi (l’atto amministrativo a mio giudizio finora più qualificante), un’autonomia della politica dimostrata in alcune partite importanti, meno in occasione di nomine che vanno a pescare sempre nei medesimi ambienti, un fittissimo calendario di cento incontri della giunta nei quartieri in dieci mesi che non deve diventare dispersivo.

C’è il “Patto sociale per il Comune di Parma”, un patto partecipato che vede coinvolti Comune, Università degli Studi, Aziende Sanitarie, rappresentanti del Terzo Settore, sindacati, mondo associativo ed economico di Parma per affrontare in modo innovativo le sfide sociali delle nuove povertà.

C’è un vicesindaco, Lorenzo Lavagetto, dentro la città, che si è conquistato sul campo la rappresentanza politica della componente di maggioranza assoluta dentro la coalizione, che svolge un ruolo politico, che dovrebbe esercitare di più invece di fare delle foto di fianco a un roll up di eventi la sua cifra mediatica.

Su degrado e sicurezza ci sono le aspettative più alte da parte dei cittadini, non da oggi; su questi temi si sta tentando di cambiare passo che si vede ancora poco, anche perchè non è facile cambiare passo per scelte amministrative passate, risorse, competenze e contingenze storiche.

Poi c’è il sindaco Michele Guerra, un talento naturale, per empatia, capacità oratoria, intelligenza cultura, che si prende pure dei tiri difficili e li butta dentro, usato politicamente, però, in modo insufficiente per le sue potenzialità, basti leggere la sua comunicazione risicata, fredda, ordinaria.

Una primizia culturale che comunica con lo standard medio dei sindaci italiani.

Uno spreco imperdonabile.

Manca una struttura della comunicazione.

E’ una Ferrari che viene usata come una Twingo, per dirla come Shakira.

Anche la Twingo la sua strada la fa, certo, poco alla volta.

Ma se ho una Ferrari devo usarla.

Non valorizzare i propri talenti è peccato, non valorizzare quello di Guerra “è da gettare fuori nelle tenebre, là dove sarà pianto e stridore di denti“.

Non lo dico io, lo dice Gesù nella celebre parabola (Matteo 25:14-30).

C’è da credergli.

Andrea Marsiletti

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